Lettere a un’amica: Giulia Beccaria

Un breve ritratto della madre di Manzoni e della figlia di Cesare Beccaria attraverso una lettera immaginaria. Fantasie di una prof.

 

Cara Giulia,

è da un po’ che volevo scriverti, ma solo adesso ne trovo finalmente il tempo. So che mi perdonerai per il lungo silenzio: tu ormai puoi aspettare, non hai più fretta, non sei più impegnata a curare i nipoti, ad aiutare Enrichetta a riprendersi tra una gravidanza e l’altra o ad accompagnare Alessandro a passeggio, lui che ha tanta paura dei luoghi aperti.

Dovunque tu sia adesso, ti immagino affaccendata, allegra e piena di idee ed energie, così come sei stata nel periodo credo più felice della tua vita. Prima a Parigi, dove hai vissuto la tua storia di profonda amicizia, più che di amore, con il tuo Carlo (Imbonati),  l’uomo che ti ha portato lontano dalla triste casa dei Manzoni e ti ha restituito la gioia di vivere, poi a Milano e a Brusuglio, dove hai contribuito in ogni modo alla costruzione di una delle famiglie più felici e moderne della storia del primo Ottocento in Italia: quella di Alessandro ed Enrichetta e dei loro innumerevoli figli.

Nonostante tante cure ed attenzioni, poi quei bambini, diventati adulti, non hanno dato 

spesso gran prova di sé, ma sono certa che adesso tu conosca bene il senso dei loro errori e delle sofferenze che hanno provocato.

È bello poter scrivere ad una gran donna come te, che per di più ora conosce il misterioso progetto che si nasconde sotto il dolore dell’uomo; forse un giorno, tra le parole delle tue lettere o tra le pagine scritte da Alessandro, chissà, magari ne troverò una che illuminerà la strada della mia ricerca sul senso della vita.

Ma oggi non voglio parlarti di cose troppo serie, magari le rimandiamo ad un’altra volta.

Oggi vorrei parlarti dei tuoi ritratti, per la precisione di quello dell’Appiani, del 1790, dove appari insieme ad Alessandro bambino e quello di Maria Cecilia Luisa Coswey,  del 1802. È stato proprio osservando quelle due immagini che mi sono incuriosita e ho deciso di leggere le tue lettere. Mi si è aperto un mondo che mi ha affascinato e che mi piace continuare ad esplorare.

L’Appiani ti ritrae su uno sfondo cupo, tu hai un aspetto matronale e un’espressione severa; non hai ancora trent’anni, ma sembri molto più vecchia. Non hai una faccia simpatica, sembri un po’ finta, come il tuo bambino. Mi hai ricordato subito il ritratto di una trisavola di mio marito: ho sempre pensato che gliel’avessero fatto a sessant’anni e poi ho scoperto che ne aveva venticinque.

Ma poi ti ho visto nel dipinto che ti ha fatto la tua amica Luisa Cosway: lo sfondo è chiaro, i tuoi capelli rossi sfuggono da una deliziosa e leggera cuffietta bianca che incornicia un viso dai lineamenti fini ed eleganti, mentre gli occhi e la bocca accennano un sorriso semplice e fresco. Sono passati più di dieci anni dal quadro dell’Appiani, ma tu sembri più giovane di quindici anni. E soprattutto sembri felice. 

“Cos’è successo?” mi sono chiesta. “Cosa può avere tramutato una austera matrona accigliata in una figurina leggera e sorridente, con un aspetto tanto giovane da sembrare la sorella più grande di Alessandro, una ragazza vivace e pronta a seguirlo in tutte le strane idee che può avere un bambino? Ho letto le tue lettere e ho capito cos’era successo. Certo sul tuo comportamento a volte qualcuno potrebbe avere delle riserve, ma di questo magari parleremo un’alta volta. Quel che è certo è che sotto quella cuffietta bianca appare il viso di una donna felice. E magari un’altra volta parleremo anche di questo.

Ma soprattutto oggi voglio farti gli auguri di Natale. Ti ho pensato, sai, ieri, mentre addobbavo l’albero e facevo il presepe. Immagino che il tempo delle feste scorresse  molto diversamente ai tuoi tempi, ma sono sicura che tu abbia sempre fatto in modo di viverlo al meglio. Chissà se ai tempi del collegio tuo papà Cesare ti faceva tornare a casa; probabilmente è scritto da qualche parte, ma sinceramente non me ne ricordo. Anche a casa di don  Pietro Manzoni non penso che l’atmosfera natalizia sia stata gran che, tra il bigottismo pettegolo dello zio prelato e della sorella ex-monaca, nonché della noia che imperversava tra quelle mura, come scrivi più volte nelle tue lettere. Ma penso che tu ti sia ampiamente rifatta dopo il matrimonio di Alessandro con Enrichetta. Se tu fossi qui oggi, immaginerei le tue corse tra negozi di giocattoli, salumerie dove trovare antipasti appetitosi e la scelta delle statuine da mettere nel presepe. Penso che la pandemia ti avrebbe fatto aguzzare l’ingegno; ti vedo organizzare un bellissimo Natale per tutti, attenta alle misure di sicurezza, ma capace di preparare un ottimo pranzo di Natale, con tacchino e ravioli di magro. Chissà, magari invece preferiresti qualcosa di meno tradizionale; non ti sei mai spaventata davanti alle novità, tu. Forse bisognerà che rilegga meglio le tue lettere, per sapere se avresti preferito il sushi o qualcosa di più “biologico”, che so, una zuppa di farro. Ma credo che saresti rimasta sul tradizionale; le regole non ti sono mai piaciute, ma le mode ancora di meno.

 

Buon Natale, cara Giulia e a risentirci presto

 

Patrizia

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Articolo pubblicato il 18/12/2020