Covid. Tutti a casa!

Il parto isterico di Giuseppì, il morituro

Ieri sera, con circa tre ore di ritardo sui tempi annunciati, il presidente del Consiglio, visibilmente teso e provato ha annunciato la tanto sbandierata stretta  di Natale. Il suo porsi, almeno nelle forme, segna, ancora una volta il disprezzo e distacco nei confronti del Paese. Le misure che andremo a descrivere e presentare, non certificano l’immediatezza dell’urgenza.

 

Come annunciato in frequenti dichiarazioni nei giorni scorsi, da ministri e premier, costituiscono una misura preventiva e prudenziale, nell’illusione di limitare la marea di morti in continua crescita, in un periodo ove gli assembramenti sono insiti al tradizionale svolgimento delle festività natalizie e d’inizio anno. Il rispetto delle norme contenute nel decreto, impone gioco forza, l’inversione e l’annullamento di consuetudini famigliari per i cittadini e la chiusura totale principalmente di attività di ristorazione e di intrattenimento. Il rispetto per il cittadino e per di più per coloro che lavorano e svolgono e gestiscono le attività incriminate, imporrebbe di consentire ad ognuno di programmarsi ed evitare inutili danni.

 

Invece la mancanza di sensibilità del presidente che, ormai è chiaro a tutti, coordina un governo di morituri  e rissosi, ci ha donato quest’ultimo avvilente spettacolo, dettando un decreto vincolante a pochi giorni dalla sua decorrenza. Ma, a prescindere dalle indicazioni dei virologi, quel che offende il cittadini è rendersi conto che, se soffriremo imposizioni, per certi versi, illogiche ed insensate, ciò dipenderà dalla volontà o dal braccio di ferro tra quel pesce morto di Zingaretti e quel Crimi che vuole limitare la libertà di stampa e abolire l’Ordine dei giornalisti. Cosa  prova il cittadino in questo momento? Vergogna, rabbia, paura, associate al ribrezzo per essere governato da una classe politica indegna di un Paese che dovrebbe, almeno nelle ascendenze, considerarsi civile. Ma cerchiamo di districarci dai contenuti.

 

Dal 24 dicembre al 6 gennaio l'Italia sarà zona rossa nei giorni festivi e prefestivi e zona arancione nei giorni lavorativi. 

"E' una decisione non facile, sofferta: dobbiamo rafforzare il regime di misure necessarie per cautelarci meglio anche in vista della ripresa delle attività di gennaio". Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

 

Si esce di casa solo per ragioni di lavoro, necessità e salute. E' possibile ricevere nella propria abitazione fino a 2 persone non conviventi con eventualmente i propri figli minori di 14 anni.” E' una misura che abbiamo pensato per consentire quel minimo di socialità che si addice a questo periodo", sostiene Conte. "Siamo al fianco" degli operatori che saranno coinvolti da queste misure. "Abbiamo sospeso contributi e tributi per coloro che hanno perdite. Chi subisce dei danni economici deve essere subito ristorato. Questo decreto dispone subito un ristoro di 645 milioni per i ristoranti e bar". Prosegue il premier.

 

L'intero territorio nazionale sarà zona arancione il 28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio. In questi giorni ci si potrà spostare esclusivamente all'interno del proprio comune senza giustificarne il motivo. Per venire incontro a comuni fino a 5.000 abitanti fino a 30 km ma non nei capoluoghi di provinciaRimangono chiusi bar e ristoranti tranne che per asporto e consegne a domicilio. I negozi saranno aperti fino alle 21.  Nei giorni da zona rossa saranno chiusi i centri estetici, bar e ristoranti. Saranno invece aperti supermercati, negozi di alimentari, di prima necessità, farmacie e parafarmacie, parrucchieri e barbieri. “Noi non entriamo nelle case degli italiani, è un decreto concepito come limite alla circolazione. Si esce con l'autocertificazione" ribadisce Conte.

 

"La pandemia ci sta insegnando, tra le lezioni, che dobbiamo mantenerci sempre pronti a intervenire. Abbiamo programmato al momento un recupero della didattica in presenza al 7 gennaio. Nel corso del Cdm c'è stata una pausa durante la quale i ministri Azzolina, Boccia, e De Micheli mi hanno informato che i tavoli presso i prefetti stanno funzionando molto bene, con sinergia. Questo ci dà maggiore fiducia per la ripresa in presenza a gennaio". Lo precisa il premier Giuseppe Conte.

 

Nel periodo delle festività si potrà uscire dal territorio dei piccoli Comuni sotto i 5mila abitanti, entro un raggio di 30 chilometri.

 

Durante i giorni festivi e prefestivi tra il 24 dicembre e il 6 gennaio lo spostamento verso le abitazioni private è consentito una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le 22 verso una sola abitazione ubicata nella medesima regione e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi" - si legge inoltre.  Non è previsto alcun anticipo del coprifuoco, rispetto a quello stabilito finora alle ore 22, nel decreto sulla stretta di Natale.

 

Se, come nelle precedenti occasioni, interverranno modifiche successive alle dichiarazioni rese dal presidente del Consiglio, ne daremo pronta comunicazione.

Tra le prime dichiarazioni, Salvini annuncia che uscirà lo stesso di casa durante le festività per aiutare le persone meno fortunate di lui. Il leader della Lega ha inoltre criticato l’atteggiamento dell’esecutivo di questi ultimi giorni, accusandolo di troppa incertezza e di confusa mediazione politica su un tema così delicato come quello delle restrizioni anti Covid: “Mi autodenuncio: se la vigilia di Natale, il 25 e il 26 non si potrà uscire di casa, neanche per portare una coperta a chi dorme in strada e ha freddo, per portare un sorriso a distanza, io lo farò lo stesso”.

 

Corre voce che nel corso del consiglio dei ministri siano sorti contrasti tra la Ministra Bellanova di Italia Viva e Giuseppì Conte

 

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Articolo pubblicato il 19/12/2020