Riflessione sul Natale del Signore

Di Andrea Elia Rovera

La liturgia del Natale è molto significativa e propone alla nostra attenzione una serie di brani pieni di gioia e speranza.

Il brano che personalmente preferisco è quello tratto dal Vangelo di Luca che, in quanto uomo di scienza, racconta la vita di Gesù come si conviene ad un testimone oculare. Si compone di soli sette versetti ma è veramente molto realistico. Se si chiudono gli occhi, e ci si fa leggere la nascita di Gesù Cristo scritta da Luca, ci si sente come se si fosse proprio lì a Betlemme.

Innanzitutto il brano inizia con una nota di carattere storico perché per capire al meglio eventi ed avvenimenti bisogna conoscere a pieno il periodo dei fatti narrati.

“In quei giorni fu emanato un decreto da parte di Cesare Augusto, che si compisse il censimento di tutto l'impero. Questo censimento fu il primo ad essere fatto, sotto Quirino, governatore della Siria. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città”. (Luca 2:1-3) Poteva il Figlio di Dio nascere in un tempo di calma e tranquillità? Ovviamente no; infatti: “anche Giuseppe uscì dalla città di Nazaret della Galilea, per recarsi in Giudea nella città di Davide, chiamata Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua moglie, che aveva sposato e che era incinta”. (Luca 2:4-5).

Proviamo un attimo ad immaginare la fatica della giovane Maria che, con un bimbo nel ventre, ha dovuto affrontare un viaggio di chilometri su strade lunghe e sabbiose. Tra l'altro, è bene ricordarlo, non un bambino qualunque ma il Figlio di Dio!

“Mentre erano là, giunse per lei il tempo del parto”. (Luca 2:6) Manco a farlo apposta, in questa condizione di precarietà e disagio, Maria deve partorire.

“Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo”. (Luca 2:7) Questa è la prima umiliazione che Gesù subisce sulla terra. Per il Figlio di Dio non si è trovato un albergo, un ostello, una famiglia che potesse dargli ospitalità, ... nulla. Ha dovuto nascere in un luogo ove si portano gli animali a mangiare.

Questo versetto si collega senza dubbio con la Crocifissione dove furono crocifissi con Gesù “due ladroni: uno a destra e l'altro a sinistra”. (Matteo 27:38) Anche qui si è cercato di umiliare Gesù ponendolo fra due malfattori. Quante umiliazioni abbiamo inflitto al nostro Salvatore e - pensiamoci - ogni volta che pecchiamo con volontà e consapevolezza lo umiliamo ancora e ancora.

Questo Natale non è come tutti gli altri. Il Covid-19 ha messo ciascuno di noi a dura prova e - duole dirlo - spesso abbiamo seguito tutorial di cucina, fitness, giardinaggio, ... ma quanto tempo abbiamo dedicato a Gesù?

Ci siamo fatti trascinare in infiniti talk-show su pandemia, virus, epidemie, ... ma ci siamo fatti rubare la speranza nel nostro Dio e lo abbiamo trascurato.

Non potevamo andare in chiesa, è vero, ma nessuno ci ha vietato di piegare le ginocchia, aprire la Bibbia e lasciare che la Parola di Dio nutrisse la nostra anima e rinfrancasse il nostro spirito.

Questo Natale sia una nuova nascita anche per noi. Gesù non si stanca di aspettare ed è pronto a riabbracciarci e darci speranza.

Buon Natale, Elia.

 

Andrea Elia Rovera, classe 1987, blogger.

Cristiano Cattolico da sempre impegnato nella via del Dialogo Ecumenico. Già curatore della Rubrica il Vangelo della Domenica su “Cuneo Notizie”, “Caritas - Bollettino Rosminiano” e della Rubrica “Antenna Amigoniana” per il bollettino della Congregazione dei Religiosi Terziari Cappuccini dell’Addolorata.

Per le riflessioni sul Vangelo utilizzo “La Sacra Bibbia - La Nuova Diodati 1991/2003” in modo da raggiungere anche i fratelli e le sorelle delle Chiese Separate con i quali ho un rapporto fraterno e collaborativo.

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Articolo pubblicato il 25/12/2020