Il misterioso caso del "Benjamin Button" da Torino a Hollywood. Nino Oxilia, il fratello segreto di Francis Scott Fitzgerald

Il saggio storico di Patrizia Deabate è stato premiato dalla Giuria del Premio Acqui Storia Inedito

L'intrigante copertina sembra preannunciare un noir, ma si tratta di un saggio storico di Patrizia Deabate,   pubblicato dal Centro Studi Piemontesi di Torino e premiato ad Acqui Terme, dalla Giuria del Premio Acqui Storia Inedito presieduta da Aldo Alessandro Mola, con queste parole: “documentatissima ricerca, lavoro molto interessante, denso di notizie letterarie, cinematografiche, storiche, con ottime potenzialità di lettura. Tema originale”.

Il tema è senz'altro interessante e originale.

Aldo Cazzullo, su “Io Donna” del “Corriere della Sera” ha scritto: “Benjamin Button è nato a Torino. La ricerca, snodandosi tra Italia e Stati Uniti attraverso i legami internazionali del Vaticano, ha decifrato i messaggi in codice lasciati da Fitzgerald nei suoi scritti” (riportato sulla quarta di copertina).

Ma come è nato questo libro?

L'autrice fu a suo tempo elettrizzata dal film Il curioso caso di Benjamin Button, interpretato da Brad Pitt e Cate Blanchett, che nel 2009 portò alla ribalta in Italia il personaggio dalla vita al contrario del 1922 uscito dalla penna di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), uno dei più famosi scrittori statunitensi.

Ma undici anni prima, nel 1911, un romanzo sulla vita al contrario era stato pubblicato a Torino da un poeta torinese trasferitosi a Roma, dove nel 1914 si era spento precocemente a causa della tisi come l'amico Guido Gozzano.

Si trattava di Giulio Gianelli (1879-1914). Scrittore cattolico, la passione di Fitzgerald per l’Italia e per Roma è nota. Fu ispirato dalla Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino di Gianelli?

Per rispondere a questa domanda, l’autrice ha esaminato non soltanto i racconti, ma anche i romanzi dello scrittore americano. Imbattendosi inaspettatamente in una “presenza” ricorrente: quella di Nino Oxilia (1889-1917),  poeta crepuscolare torinese trasferito a Roma come Gianelli, nonché regista del cinema muto.

Fidanzato della diva Maria Jacobini (1892-1944), Oxilia diresse anche le stelle internazionali Francesca Bertini, Lyda Borelli, Pina Menichelli, Maria Carmi. Divenuto celebre nel 1911 grazie alla commedia “Addio giovinezza!” scritta con l'amico Sandro Camasio e ambientata a Torino, cadde in battaglia sul Monte Tomba, avamposto del Grappa, nel 1917, all'età di 28 anni.

Nel 1909 aveva scritto l'Inno dei Laureandi dal ritornello “Giovinezza, primavera di bellezza” destinato ad essere trasformato in inno degli Arditi durante la grande guerra e poi in inno trionfale del Partito Nazionale Fascista, eseguito per vent'anni in tutte le cerimonie pubbliche dopo la Marcia Reale.

Francis Scott Fitzgerald, ostile al fascismo, introdusse nei suoi romanzi degli alter ego di Oxilia anche per scinderne la memoria dal regime? Si trattava, dopotutto, del suo “fratello segreto” ... ma per comprendere tutto ciò, occorre leggere l'avvincente saggio di Patrizia Deabate.

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Articolo pubblicato il 28/12/2020