Lettere a un’amica: Giulia Beccaria (2)

Ancora un breve ritratto della madre di Manzoni e della figlia di Cesare Beccaria attraverso una lettera immaginaria. Fantasie di una prof.

Cara Giulia,

Natale è passato e si avvicina Capodanno. Con tutto quello che ho letto su di te dovrei sapere se e come festeggiavi la fine dell’anno, ma sinceramente non ricordo nulla in proposito. Per cui probabilmente non è mai stato un momento così importante per te. Ma se fossi qui oggi credo ci penseresti un po’, al fatto che l’anno sta finendo.

E' stato un anno strano, sai Giulia? Dominato dalla pandemia da Covid19, un’espressione che immagino per te sia  quanto meno misteriosa. Provo a spiegartela un po’.  

La pandemia da Covid 19, senza stare a scomodare la peste che ha descritto Alessandro  nei suoi Promessi sposi o quella di Boccaccio, che per altro dubito tu abbia letto, è, semplificando, la diffusione velocissima di una malattia che attacca principalmente i polmoni, come la gran parte dei mali  pseudoinfluenzali tra cui hai passato tutta la vita. Con la differenza che è molto più letale e molto più contagiosa: insomma oggi tutto il mondo è coinvolto da questo disastro e dobbiamo stare molto attenti a non contagiarci a vicenda, usando mille precauzioni che non sto a descriverti, perché prima dovrei spiegarti cos’è l’igiene per noi oggi. Troppo complicato, forse un’altra volta.  

Tutto questo, cara Giulia, per dirti che questo Covid19 ci ha davvero cambiato la vita, ha modificato le nostre abitudini e, siccome purtroppo la faccenda non è affatto conclusa, a mezzanotte del 31 dicembre rifletteremo sulla fine di un anno difficile sapendo che quello che ci aspetta lo sarà altrettanto. Insomma dovremo ragionare e fare i conti con un cambiamento epocale che ci ha preso tutti alla sprovvista.

Più o meno, con tutti distinguo del caso, come è successo a te, che nel corso della tua lunga vita (sei nata nel 1762 e te ne sei andata nel 1841) hai visto il passaggio dal ‘700

all’800, due secoli “l’un contro l’altro armati”, come ha scritto Alessandro. Certo tu hai avuto il tempo di metabolizzare i cambiamenti, ma dall’epoca dei lumi, razionale e disinibita, soprattutto nella Parigi che hai vissuto con il tuo Carlo (Imbonati), all’’800 milanese, sentimentale e un po’ bigotto, ce ne passa di strada.

Certo con il ‘700, da bambina e ragazzina, non hai avuto un gran rapporto; tuo padre Cesare, il giovane che si ribellò al volere del padre per sposarsi con Teresa de Blasco, appartenente ad una famiglia stimata, ma senza il sangue blu dei marchesi Beccaria, l’autore del rivoluzionario Dei delitti e delle pene, l’amico dei Verri e tra fondatori del Caffè, nel privato non è che sia sato così illuminato e tollerante. Ti ha chiamata Giulia in onore di Julie d’Etanges, la protagonista della Nuova Eloisa di Rousseau, sei stata il frutto di un amore romantico e ribelle, sei stata allevata in casa i primi anni, invece che  in campagna presso una balia, come succedeva per lo più nelle famiglie nobili, in ossequio alla nuove teorie sull’educazione di Rousseau, ti ha seguito con tenerezza da bambina, forse più della tua mamma Teresa, ti ha fatto respirare l’aria  che i lumi d’oltralpe stavano portando anche a Milano;  ma poi le cose sono cambiate.

A neanche due anni sei stata affidata ai nonni e alla servitù, tua madre passava le sue giornate dividendosi tra feste, scelta di abiti e attenzioni del cavalier servente di turno, mentre tuo padre rimaneva a casa di cattivo umore rimuginando contro la severità e la tirchieria di suo padre. Alla fine sei stata spedita in convento a dodici anni e lì ti hanno lasciato fino a diciotto,  poi ti hanno fatto sposare in fretta e furia don  Pietro Manzoni, più vecchio di due anni di tuo padre: per  non parlare della rinuncia all’eredità di tua madre che il buon Cesare ti ha costretto  a firmare!

Ma comunque è stata l’aria del secolo dei lumi a fare di te la donna forte, coraggiosa e tollerante che accoglie a Parigi Vincenzo Monti, esule in Francia dopo il ritorno degli austriaci a Milano. Di te lui arriverà a dire: “Essa sarebbe stata, per la sua cultura, per il giusto criterio, per la forza di sentire e per l’altezza d’animo la nostra Staël, se avesse avuto meno modestia.”  Magari la riconoscenza gli avrà preso un po’ la mano, soprattutto per la faccenda della cultura, ma sicuramente se in quegli anni la sofisticatissima Sophie de Condorcet sotto sotto ti invidiava un po’ per i tuoi successi in società, dai, vuol dire che non eri proprio male, per una “provinciale” milanese approdata ai fasti di place Vendôme!

Ecco, da un secolo così, sei passata ad un ottocento un po’ chiuso e bigotto, da una spiritualità in cui la religione quasi non aveva spazio, a sentire la necessità di convertirti, con Alessandro ed Enrichetta (nonché tutta servitù, come si conviene ai domestici di una marchesa) al cattolicesimo duro e intransigente, che prevedeva regole e prove durissime per i nuovi adepti, dell’abate Tosi, il sacerdote a cui ti sei rivolta per l’occasione.

Insomma, cara Giulia, immagino che tu abbia riflettuto sul cambiamento epocale che hai vissuto, passando dai lumi parigini alla campagna sonnolenta di Brusuglio. Penso che tu sia riuscita a trovare il tuo equilibrio vicino ad Alessandro ed Enrichetta anche servendoti della lezione del Caffè, di cui hai sentito il profumo da bambina. Certo hai avuto tempo, per sedimentare dentro di te questo cambiamento. Certo non è stato il 31 dicembre del 1799 la fine d’anno più importante della tua vita, non è stato allora che hai colto la differenza tra i due secoli “l’un contro l’atro armati”. La cosa è stata più lenta.

Per noi, invece, cara Giulia, tutto è più veloce: ci siamo trovati catapultati da un giorno all’altro da un mondo senza Covid19 ad uno con Covid19, pieno di morti in tutto il mondo, di contagi infiniti, di regole da seguire per la sicurezza di tutti, di confinamenti in casa e soprattutto di incertezza. E alla fine dell’anno penseremo senz’altro che non è finita qui, che l’incertezza continuerà e che non sappiamo cosa ci aspetti. E che  dovremo fare i conti con un cambiamento epocale, per nulla dissimile, nella sua portata, a quello tra il secolo dei lumi e quello del sentimento.

 

Patrizia

 

Ps- Scusami, amica cara, ma, dopo aver riflettuto ancora una volta sulla tua vita, non

posso fare a meno di farti una domanda: hai sempre detto di volere essere ricordata come la madre di Alessandro Manzoni e la figlia di Cesare Beccaria, con tutte le bastardate che ti ha fatto tuo padre. E perché neanche una parola per Carlo Imbonati, l’uomo che ti ha resa ricca e felice? E soprattutto, scusami, questo proprio non riesco a perdonartelo: come hai potuto far abbattere il tempietto che avevi fatto costruire a Brusuglio in suo ricordo, nel giardino della “sua” casa, che ti aveva regalato? Avevi seguito la costruzione con tanto amore! Come hai potuto, Giulia?   

 

 

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Articolo pubblicato il 02/01/2021