La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Capodanno con delitto: ammazza il marito nella notte di San Silvestro

I torinesi apprendono che il nuovo anno 1985 è iniziato con un omicidio da La Stampa del 2 gennaio.

Sotto il titolo “Ammazza il marito che dorme”, con l’occhiello “Mentre nella notte si spegnevano i rumori della festa di Capodanno” e col sommario “La tragedia in via Tesso verso le 2,30 di ieri - La donna, 45 anni, dopo l’ennesimo litigio, ha infierito sul marito con un martello e un coltello, poi ha legato il cadavere - In questura: «Non ne potevo più»”, l’anonimo cronista scrive:

 

Ha ucciso il marito nel sonno: «Non ne potevo più, mi maltrattava e mi picchiava». Quattro o cinque coltellate, alcuni colpi di martello al capo, una corda stretta al collo. Infine, ha legato il cadavere, mani e piedi.

Erano le 2,20 di ieri. Capodanno. Ha telefonato al 113: «Polizia? Venite In via Tesso 18 [al piano terra], c’è stato un delitto».

Un gesto di follia, dopo anni di difficile convivenza. Fuori, tra botti e allegria, la città festeggiava ancora l’85. Protagonisti di questa tragedia Paolo B., 46 anni, falegname, e Maria C., 45, baresi, tre figli, uno già sposato. Maria C. in questura ha detto poche cose: «Ho perso la testa, ma non ne potevo più dopo anni di sofferenze». I vicini confermano: «Spesso li sentivamo litigare, non era un rapporto felice».

È la sera dell’ultimo dell’anno. I figli sono usciti, in casa restano i due coniugi. Maria C.: «Abbiamo cenato, poi ci siamo messi davanti alla tv per aspettare la fine dell’anno». Hanno seguito uno spettacolo: musica, allegria, brindisi allo scoccare della mezzanotte. Verso le 2, Paolo B. ha deciso di andare a letto: «Sono stanco, andiamo a dormire, spegni la televisione». Lei: «Io resto a guardare il film. Vai pure, ti raggiungerò».

A questo punto, pare, è scoppiato Il litigio. Ha raccontato la donna agli agenti della mobile: «Mi ha insultata e maltrattata. È andato in camera gridando di spegnere la tv». Difficile capire un delitto nato da questo banale diverbio. Commentano i funzionari: «Le radici di quegli attimi di follia, che hanno armato la mano alla donna, affondano probabilmente in anni di angherie, di soprusi, vissuti nel silenzio».

Paolo B. ha continuato per qualche minuto a sbraitare, poi si è addormentato. Lei è rimasta davanti alla televisione accesa, forse rivivendo i momenti di quella difficile convivenza. «Mi sono alzata, non capivo cosa facevo. Un incubo». Ha preso un coltello: tre. quattro colpi al collo e al torace, poi ha infierito con un martello al capo. «Non capivo cosa stava accadendo», continua a ripetere In questura Maria C. Ha preso una corda, l’ha stretta al collo del marito, gli ha anche legato mani e piedi, «Ma questo dopo, quando l’avevo già colpito».

Poi ha telefonato in questura: «Ho ucciso mio marito, venite ad arrestarmi». Gli agenti l’hanno trovata sulla porta di casa, l’uscio socchiuso, un cappotto nero addosso, un foulard bianco, la borsa in finta pelle in mano: «Vi aspettavo».

Nel pomeriggio dello stesso giorno, Stampa Sera persevera su questa versione arricchendola con le “analisi psicologiche” proposte dai vicini di casa. Leggiamo infatti:

 

Le testimonianze dei vicini sono unanimi: «Una povera donna vittima di una malattia nervosa. In passato era stata ricoverata a “Villa Cristina” per un certo periodo. Aveva un complesso di persecuzione e la sua esistenza scorreva insoddisfatta assieme a quella delle persone costrette a starle vicino». […]

Il delitto commesso da Maria C. ha radici lontane. Racconta una vicina, la signora Garaffo, che abita sullo stesso pianerottolo: «Non è che moglie e marito litigassero, ma certo il signor B. non faceva molto per star vicino ad una persona che aveva bisogno di tanta tanta comprensione. La signora C. era la classica casalinga depressa, con in più i problemi derivanti dalla malattia nervosa. Obiettivamente era difficile “sopportarla” e Paolo B. alla sera preferiva uscire per andare al bar. Un modo come un altro per dimenticare i propri problemi e quelli della moglie».

Non si parla, e non si parlerà più dei figli. Hanno chiesto loro di essere ignorati dai giornalisti? E perché questi hanno acconsentito? Un particolare che ci è parso degno di nota.

L’articolo di Stampa Sera evoca un triste precedente:

 

Ancora un delitto per Capodanno. L’84 era iniziato con un’assurda uccisione al semaforo, dopo una lite per un sorpasso azzardato. Allora una giovane guardia giurata, R. M., aveva ucciso un commerciante. Questa volta, più o meno alla stessa ora, una donna ha assassinato il marito.

Il giorno 3 gennaio, quando è stata eseguita l’autopsia, La Stampa tira le fila della vicenda evocando la “follia”, anzi la “lucida follia”. Per il resto la notizia pare non destare più interesse e il cronista si è appiattito sulla prima versione. Per questo citiamo soltanto i passi più significativi:

 

Un delitto atroce, che solo la follia può spiegare. Due coltellate, poi due colpi di martello: così è morto Paolo B., ucciso la notte di San Silvestro dalla moglie mentre stava dormendo. Lo ha stabilito l’esame necroscopico, compiuto ieri a Medicina legale dal prof. Baima Bollone. […]

Ieri gli uomini della mobile hanno inviato un rapporto alla Procura, in cui si ricostruisce l’omicidio. […]

Nel rapporto della polizia ci sono anche alcune testimonianze di vicini. C’è chi parla di «una povera donna, vittima di malattie nervose. In passato, era stata ricoverata in una casa di cura. Soffriva di crisi depressive, aveva un complesso di persecuzione».

Un rapporto di coppia difficile. «Lei aveva bisogno di affetto - aggiungono i vicini - ma era difficile viverle assieme. Sovente il marito alla sera usciva, un modo questo per dimenticare forse i suoi problemi e quelli della moglie». C’è chi parla di litigi, di tensioni tra i due coniugi. […]

 

Per concludere, non si può certo dire che i cronisti abbiano adeguatamente approfondito questa vicenda della quale ignoriamo l’esito giudiziario.

I loro resoconti appaiono poco incisivi, lacunosi per alcuni aspetti, con osservazioni talora banali e scontate. Emerge un certo grado di cerchiobottismo nella valutazione del comportamento del marito-vittima. Forse per il momento festivo non hanno neppure ritenuto necessario rivolgersi a qualche esperto per richiedergli un'analisi specialistica. Si sono accontentati di parlare con i vicini di casa per poi invocare la “lucida follia”: un termine che non dice niente ma che viene ad assumere una valenza rassicurante perché, come ha scritto Primo Levi, «quando si dà un nome a una cosa che non si conosce si ha subito l’impressione di conoscerla un po’ meglio».

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Articolo pubblicato il 01/01/2021