Cavalieri Dal Buio Alla Luce

Di Francesco Cordero di Pamparato (Diciottesima Puntata)

18 – I Dolmen

 

Quanto tempo era passato? Malot non se ne rendeva conto. Dopo che Osman e gli altri cavalieri se n’erano andati, era caduto in un sonno profondo. Ora si era svegliato. Intorno a lui si era fatto buio. Non era ancora notte fonda. Si guardò intorno. I giganteschi Dolmen sembravano aver preso vita e studiare ogni suo movimento. Una cosa lo stupì. All’interno del cerchio formato dalle mastodontiche costruzioni, c’era un altro cerchio, molto più piccolo. Era formato da dodici pietre che avevano funzione di scanni. All’altezza del Dolmen più grande, dietro allo scanno ce n’erano altri, tre disposti fuori del circolo. Nel centro, un braciere acceso illuminava di una tenue luce la radura.

Il cavaliere era solo, ma sentiva delle presenze che si stavano avvicinando alla valle dei Dolmen. Istintivamente, si mise a camminare. I suoi passi lo portarono lontano. Dopo pochi minuti, si trovò circondato dagli alberi. Era entrato nella boscaglia.

Nel frattempo, altre persone si stavano muovendo verso la valle.

Jacob stava vagando nella foresta, dalla notte della morte del nipote. Giunse ai ruderi romani. Là, al riparo dei resti di una casa, trovò le sue armi e le sue insegne, abbandonate quando aveva iniziato a fare l’eremita. Stranamente, il tempo non aveva lasciato traccia su quegli oggetti. Gli venne istintivo di indossare di nuovo i suoi panni d’arme. Aveva capito che il tirocinio era finito. Ora sentiva che avrebbe avuto altre risposte. Sapeva dove andarle a cercare.

Da un altro lato della foresta, Paul stava girando senza meta. Si era perso. Da tre giorni vagava, privo di punti di riferimento. Non pratico della zona, non riusciva a raccapezzarsi in quel dedalo di alberi e cespugli. A un tratto, intravide in lontananza la luce di un fuoco. Sentì che doveva essere quello il segnale di cui gli aveva parlato l’eremita della montagna. Quindi, senza saperlo, anche lui si recò all’appuntamento, dove avrebbe incontrato gli altri cavalieri.

George era rimasto molto impressionato dai discorsi fattigli da Osman, nella valle dei Dolmen. Ora uno strano impulso lo spingeva a dirigersi per quella via.  

Anche Armand non si era allontanato di molto, dopo la morte di Maurice. Per un cavaliere che aveva già percorso la strada della conoscenza, era facile avvertire, che là si sarebbe verificato qualcosa di importante. Sentì dei rumori di molti passi che convergevano in quella direzione. Decise di andarci anche lui.

I cinque cavalieri giunsero quasi contemporaneamente alla radura. Ma qualcuno li aveva preceduti. Sette cavalieri erano già seduti in semicerchio, sugli scanni di pietra. Il più prestante era quello seduto davanti al Dolmen più grande. Dietro di lui, c’erano tre scanni vuoti. Gli altri erano disposti alla sua sinistra. Tutti avevano l’elmo con la celata abbassata e le insegne con la croce in mezzo alle rose.

Si rivolse ai nuovi venuti e li invitò a completare il cerchio. Sedendosi alla sua destra. Non assegnò i posti, ma lasciò che ognuno si mettesse dove preferiva. Quando si furono seduti, prese a parlare: “Benvenuti, nobili cavalieri. Vi stavamo aspettando. So che anche voi sapevate che ci saremmo incontrati, ma non a cosa stavate andando incontro. Alcuni di voi si conoscono già, altri no. Ma non è un caso che abbiamo scelto di incontrarvi qui proprio questa notte.

Tutti siamo accomunati da uno stesso ideale. Approfondire la conoscenza e inserirci nel modo che più ci è consono, nel grande ordine che regola tutte le cose nell’universo. Vedete che alcuni di noi hanno le stesse insegne. Non dovete stupirvi. Presto alcuni di voi potranno portarle anche loro. Il nostro stemma è il frutto di una scelta, fatta tanto tempo fa. Siamo dei cavalieri, per cui abbiamo dovuto trovare un equilibrio tra lo studio del sapere e il nostro compito di uomini d’armi. Abbiamo messo le nostre spade al servizio della conoscenza. Combattiamo la superstizione, il fanatismo e tutti coloro che, nascondendosi dietro a ogni sorta di bandiera, pretendono di far passare per verità il loro tornaconto personale. Dobbiamo perciò approfondire la ricerca, ma oltre ad un certo livello non possiamo andare. Siamo al servizio di due padroni. L’ordine generale e l’ordine cavalleresco. Se avessimo scelto il monastero, forse avremmo potuto arrivare più lontano sulla via della conoscenza. Ma questo non ci è dato. È compito dei mistici, non nostro. Accettiamo serenamente il limite impostoci. Sappiamo comunque, che l’ordine generale altro non è che lo specchio della Verità. Di quella Verità vera che all’uomo non è concesso di conoscere in questa vita. Si tratta della luce di Dio. Qualcuno di voi ha conosciuto un bardo di nome Jean Claude. Cercava la Verità assoluta. Morì perché non è permesso ai viventi di conoscerla, tranne forse, a qualche grande mistico. Tra noi e il Vero, si frappongono molti veli. La conoscenza è lo strumento che ci consente di eliminarne il più possibile. Ognuno di noi in quest’impresa ha due limiti. Uno quello suo naturale. L’altro quello che è conseguenza delle scelte di vita che ha fatto.

Noi vi abbiamo scelti dopo avervi studiato per lunghi anni. Tutti voi siete stati sottoposti alla prova dello Gnosis. Potete immaginare da soli, che il risultato è stato identico per tutti. Dopo di ciò ognuno ha seguito vie diverse ed è stato sottoposto a prove diverse. Non ci interessava vedere una speciale valentia. Il nostro obiettivo era stimolare la vostra sete di sapere. Se non ci fossimo riusciti oggi non sareste qui.

Da questo momento, procederemo insieme nella strada della conoscenza svelandovi, proprio nel senso di aiutarvi a togliere i veli, alcune verità. Siete stati guidati a questo posto perché ha delle caratteristiche particolari. Potrei dire magiche. Poi parleremo anche della magia. Non temete, non siamo dei maghi.    

Ritornando alle peculiarità di questo posto. vedete queste enormi pietre. Voi sicuramente vi sarete chiesti come gli antichi abbiano fatto a sollevarle. Dietro a queste costruzioni, c’è una mente. Una mente creativa. Creativa in quanto ha concepito qualcosa di straordinario, inteso come cosa che trascende l’ordine del suo tempo per testimoniare un ordine al di fuori del tempo e dello spazio. Ma torniamo alle menti creative. Le menti creative fanno trascendere agli strumenti che usano, la loro valenza abituale. Qualsiasi cosa facciano, lasciano una traccia di sé sia ai contemporanei che ai posteri. Questo sia con l’azione che con le opere d’arte.

Il creativo ha delle intuizioni, che sono come strali che perforano i veli e si avvicinano maggiormente alla verità. Vede perciò più lontano degli altri. Lascia poi un messaggio che non tutti riescono a comprendere appieno. Questo anche perché non esistono due persone che sentano lo stesso messaggio nello stesso modo. Ma se non si cerca di afferrarlo, il messaggio sfugge.   

Questi Dolmen sono un messaggio, così come lo sono quelle opere gigantesche costruite al mio paese natale: le piramidi. Così come lo sono le grandi Cattedrali, che simboleggiano, con la loro verticalità, l’anelito dell’uomo al trascendente. A salire verso Dio. Il messaggio testimonia quindi la sete di verità del creativo. Questi anche dopo morto ci esorta, tramite la sua opera ad entrare in sintonia con lui e quindi, con quanto di universale lui ha intuito. Le sue opere sono perciò da leggere, come un libro. Ma al mondo esistono persone, che vorrebbero buttare al rogo quei libri che non legittimano la loro sete di potere.

Anche per questo, spesso, i creativi ricorrono all’architettura. È più difficile distruggere le costruzioni che non i libri. Inoltre, si leggono in una lingua universale, non come i libri, che devono essere letti nella lingua del tempo e del luogo in cui sono stati scritti. È però una lingua più oscura, perciò per comprenderla, bisogna essere illuminati dal sapere. E, quindi essere guidati alla conoscenza.

Noi ci siamo votati a difenderla e a divulgarla, nel mondo dei cavalieri. Occorrono uomini forti che proteggano i deboli dalle insidie di coloro che spargono superstizione perché questa mala pianta allontana dalla verità e dà a costoro campo libero, per la conquista di un potere materiale. Oltre a questo, la superstizione è paura. Sentimento irrazionale che porta a distruggere. Noi cerchiamo di dare spazio dentro di noi allo spirito creativo, che ci aiuti a dare un concreto contributo al sapere, sia approfondendolo che difendendolo.

Non ci interessa il potere, se non come servizio da dare ai più indifesi, per aiutarli a rendersi migliori. Per questo, sovente, siamo costretti a batterci. Abbiamo bisogno sempre di nuovi fratelli che ci aiutino in questa lotta. Questo è il motivo per cui voi ora siete qui.

Siete stati scelti per collaborare con noi a rendere a ognuno di noi e agli altri più agevole la via della conoscenza. Non tutti avrete lo stesso ruolo. Questo non deve creare antagonismi. Ciascuno di voi ha già fatto delle scelte nella sua vita, che ora vanno rispettate. I ruoli saranno diversi, ma la dignità la stessa per tutti. Accettate Cavalieri?”

I cinque risposero in modo affermativo quasi all’ unisono. A quel punto, gli altri cavalieri si tolsero l’elmo. Tutti riconobbero Osman nell’uomo che aveva parlato. Gli astanti si abbracciarono, poi tornarono ai propri posti.

Si erano appena seduti, quando si accorsero che, dietro ad Osman, erano comparse tre figure. Immobili, sedute sui tre scanni fuori del cerchio. Due indossavano un saio nero, il terzo era un uomo in armatura con l’elmo con la celata abbassata.  l cavaliere arabo riprese a parlare: “Signori cavalieri, dietro di me vedete persone che incarnano tre esempi, oltre il nostro, di come si possa servire la verità”.

Le figure si alzarono in piedi e scoprirono i loro volti: erano Remide-Kikaah l’eremita, Marcus l’alchimista e il Duca di Bretagna. Osman riprese:

“Queste persone rappresentano: l’anelito mistico della conoscenza nell’eremita. La ricerca del sapere naturale nell’alchimista e il potere al servizio della conoscenza del Duca. Come vedete, per ognuno di loro diversa è stata la scelta di vita, diversi i risultati, ma tutti destano la nostra ammirazione. Vi stupirà vedere che l’eremita può assumere sia sembianze maschili che femminili. Sono i due volti della specie umana, entrambi indispensabili al sapere. Questo vi sembrerà magico e allora parliamo della magia. Questa parola mette soggezione e stimola la fantasia. Non c’è niente di fantastico nella magia. Si tratta solo di una speciale predisposizione a guardare tra i veli che si frappongono tra noi e la verità. Predisposizione ad aprire degli squarci in questi veli. A comprendere quindi, delle realtà che non è dato a tutti di conoscere. Chi ha questo privilegio, può compiere azioni prodigiose che agli altri sembrano innaturali. Niente di più falso. È invece una conoscenza della natura, spinta ad un tale livello, che permette di sfruttarne delle leggi in un modo tale che può sembrare soprannaturale.

Ma torniamo a noi e ai vostri compiti.

Malot, tu sei un forte cavaliere, hai già conosciuto molte verità, il tuo esempio è il Duca. Un uomo di grande sapere, inserito nell’ordine come pochi altri. Sarai sempre con noi, ma non potrai vestire le nostre insegne. Le tue scelte ti hanno portato a farti una famiglia, i tuoi compiti saranno di governo e di difesa della giustizia. Saremo sempre al tuo fianco per illuminarti e tu illuminerai noi. Così come avviene oggi con il Duca.

Jacob, tu sei stato un cavaliere orgoglioso, ma non hai esitato a deporre le armi e le insegne per addentrarti nella strada del sapere. Tu, d’ora in avanti potrai portare le nostre insegne. Benvenuto tra di noi.

Paul, la tua arroganza era grande, ma la sete del sapere maggiore. Anche tu sarai uno di noi, ma non subito. Per un anno, un mese e un giorno dovrai aiutare Marcus nelle sue ricerche. So che preferiresti la guida di Remide, ma è ancora troppo alta per te, così come lo è per noi. Lui ha scelto la conoscenza pura. Non basta tutta una vita per raggiungerla. Inoltre, è il compito di un mistico, non di un cavaliere.

George, per te, come per Malot, la strada sarà quella del Feudo. Tu sei fatto per quella vita. Sei il più giovane. Dovrai compiere ancora molta strada. La faremo con te. Tu ci sarai di esempio con la tua lealtà. Noi ti daremo il sostegno del nostro sapere e della nostra forza.

Armand, tu hai la conoscenza e l’esperienza per essere uno di noi. Talvolta non hai la determinazione di un combattente. Potrai portare le nostre insegne, ma prima dovrai stare affiancato al nostro Michel. Lo seguirai in Provenza. Al prossimo raduno sarai uno di noi a pieno titolo.

Ora signori cavalieri, stiamo per compiere insieme l’ultimo atto di questo nostro convegno. Dopo, ognuno andrà per la sua strada. Ma non sarà solo. Saprà che gli altri sono con lui. Pronti a venirgli in soccorso se ne avrà bisogno. Come questa notte, siamo stati tutti spinti a trovarci qui, così se sarà necessario il grande ordine ci farà riunire dove uno di noi avrà necessità di aiuto. Ora seguitemi attentamente”.

Detto ciò, Osman levò le braccia al cielo. Il grande Dolmen, dietro di lui, cominciò a brillare come fosforescente. Il cavaliere si voltò. Si diresse verso lo spazio tra le due grandi rocce verticali. Fece segno agli altri di seguirlo.

Attraversarono quel passaggio e fu come varcare l’ingresso di un mondo nuovo. Si trovarono di colpo in una galleria illuminata, che conduceva a una grande caverna. In una cripta della caverna, su un basamento di marmo, troneggiava una gigantesca coppa d’oro, con tante pietre preziose incastonate. I cinque neofiti si fermarono allibiti.

Quella coppa ricordava loro qualcosa.

“Si amici miei,” iniziò Osman “Questa coppa voi l’avete vista, molto più piccola nella grotta sulla grande montagna.

Questo è il vero trofeo dello Gnosis.

Gnosis che in greco significa conoscenza. Veramente se tutti i sudditi dell’impero avessero la Vera Conoscenza, l’Imperatore sarebbe invincibile. Purtroppo, sino a che ci saranno uomini, ci sarà oscurantismo, perché i malvagi sono e saranno sempre tanti. Ma tornando a questa coppa, nessuno la può prendere. Nessuno può essere il solo detentore della conoscenza. Così come nessuno di noi la vede nello stesso modo. Come la verità, la conoscenza che ne è lo specchio, ha molte facce oltre che molti livelli. Per questo il suo studio deve essere fatto in gruppo. Il gruppo coagula tutti i partecipanti. Li fonde in un’unica entità, che crea una sinergia superiore alla somma delle energie dei singoli componenti del gruppo. Si realizza una conoscenza più generale ed obiettiva. È così che ognuno dà l’apporto della sua visione. In questo modo tutti assumono la loro dignità perché ogni apporto, dal più piccolo al più grande, è determinante per la visione d’insieme. Pertanto, ogni persona che serve la verità, perde il ruolo di semplice pedina e assurge al ruolo di colonna portante”.

Osman tacque. I cavalieri si ritrovarono nella radura dei Dolmen. Si era fatto giorno. Non capivano se avessero sognato o avevano veramente vissuto questa esperienza. George si rivolse a Osman e gli chiese:

“Osman, ma abbiamo sognato o i fatti di questa notte sono realmente successi?”

“L’importante è quello che hai intuito ed appreso”. Fu la risposta.

Francesco Cordero di Pamparato

Fine diciottesima puntata - Continua

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 07/01/2021