La diatriba scherzosa del "bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto"

Un lettore ci stimola a rispondere a una simpatica gag

Un lettore, in vena comico-burlesca, ci ha inviato una breve considerazione che ha il sapore di una gag e che riassumiamo in modo sintetico:

Chi non si ricorda di Antoine?

Era un cantautore mezzo francese, un po' capellone, che si sforzava di cantare anche in italiano. Nel 1967 aveva proposto la canzone "Pietre", che diceva così:

 

“Tu sei bello e ti tirano le pietre,

Non sei bello e ti tirano le pietre.

Qualunque cosa fai,

dovunque te ne andrai,

tu sempre pietre in faccia prenderai!”.

 

Profonda saggezza!

 

Così, tu puoi dire che il tuo bicchiere è "mezzo pieno": ma sicuramente ci sarà qualcuno che contesta e che dice che non è vero, che tutto va male e quindi necessariamente va male anche a te!

Se viceversa dici che il tuo bicchiere è "mezzo vuoto", qualcun altro si inalbera ugualmente e ti rimprovera di essere un incorreggibile pessimista.

Allora che fare?

Tenere il bicchiere sempre completamente pieno e conseguentemente non poter mai bere nulla, oppure tenere sempre il bicchiere completamente vuoto il che significa la stessa cosa?

Cortesemente risolvete la questione perché desidero “bere un goccio”, evitando questi equivoci angosciosi!

 

Prendiamo atto di quanto sopra, ma per uscire da questa imbarazzante e delicata situazione suggeriamo di seguire una terza via, che potrebbe conciliare le opposte tendenze e questo in ossequio all’aforisma “in medio stat virtus”.

Tutto sommato la realtà non è rappresentata né da chi è tendenzialmente portato all’ottimismo a tutti i costi, né tantomeno da chi si rifugia nell’equivalente presa di posizione pessimistica.

Scegliere di bere un bicchiere moderatamente pieno, con la precauzione che il vino non debordi, ci sembra la soluzione equa che privilegia il buonsenso, atteggiamento basato sull’agire razionale e che allo stesso tempo permette di bere il volume di vino desiderato.

Presupponiamo che anche l’illustre e scervellato cavalier “Gariboja” (noto per non essere mai stato derubato in quanto metteva i propri denari nelle tasche altrui!) ci avrebbe suggerito questa illuminata soluzione!

Altrimenti perdurando questa diatriba paralizzante e inconcludente dovremmo privarci, cautelativamente, del rito scaramantico del brindare al Nuovo Anno 2021.

Ecco il convitato di cui facciamo fatica a pronunciare il numero, ma che siamo obbligati a ricevere, a convivere e sul quale nutriamo legittime, profonde e preoccupanti riserve.

Di certo, in questo frangente, è quasi obbligatorio puntare su di un bicchiere perlomeno “pieno”, per procurarci un pizzico di allegria e di speranza per affrontare l’anno nuovo, che per ora sembra essere la continuazione di quello “vecchio e terribilmente nefasto”, che ci siamo lasciati alle spalle.

In ogni caso, se la speranza è l’ultima a morire, non ci resta che augurare a tutti i lettori un confortante “sursum corda”.

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Articolo pubblicato il 02/01/2021