Il mondo di oggi non comprende più l'Epifania

Un agile testo che contiene venti omelie

Proprio il giorno dell’Epifania mentre viaggiavo in treno per raggiungere Milano mi  è capitato di leggere l’ottimo libretto “Epifania. L’invisibile che si manifesta”, del cardinale Giacomo Biffi, già arcivescovo di Bologna, pubblicato da Cantagalli (Siena, 2012). Si tratta di un agile testo di 123 pagine, che contiene venti omelie pronunciate nel servizio episcopale di uno dei più grandi e prestigiosi principi della Chiesa. Nella premessa il cardinale Biffi scrive che lo scopo del testo è di “ridare ai cattolici del nostro tempo non solo il senso autentico della parola ‘epifania’, ma anche di far percepire la rilevanza teologica di una celebrazione che, arrivando fino a noi dai primi secoli della vicenda cristiana, è ancora oggi ecclesialmente preziosa e vitale”.

 

Pertanto Epifania che significa “illuminazione”, “manifestazione”, “svelamento”, non è solo un nome di una simpatica festa che porta a compimento la celebrazione natalizia. Ma soprattutto è un aspetto fondamentale del cristianesimo, “il Dio trascendente e misterioso, colui che è l’invisibile per eccellenza, esce dalla sua invisibilità e si disvela ai credenti”.

 

In questa festa sono protagonisti i re Magi, dei personaggi strani, improbabili, incomprensibili, ma per il cardinale ” erano i soli a essere ragionevoli”, a questo proposito scrive: “Oggi troppi nostri fratelli non sanno più indagare oltre i confini del mondo visibile e sono disinteressati a ciò che non può essere dominato tecnicamente. Credono che questa sia razionalità, ed è invece imprigionamento della ragione e mutilazione dell’anima(…)”.

 

Il cardinale ci mette in guardia a non banalizzare “questa grande e antichissima solennità dell’Epifania”, a ridurla a consuetudini folcloristiche e a trastulli infantili. Infatti a molti può sembrare “solo il ricordo ingenuo e popolaresco della venuta  dei Magi a Betlemme, quando addirittura non si riduce  a essere la rievocazione folcloristica della Befana”. Invece il cardinale ribadisce l’Epifania è “la festa della luce dall’alto, che è stata regalata dalla misericordia di Dio a un’umanità che innegabilmente ‘camminava nelle tenebre’ (Is 9,1)”. “E’ la festa dei ricercatori della verità, - continua monsignor Biffi – che oggi ricevono l’assicurazione di non essere condannati a girovagare senza speranza, a tormentarsi senza successo: la verità, ci dice questo giorno, è una Persona divina come il Bambino di Betlemme, una persona che ama e vuol lasciarsi trovare, come si è fatto trovare anche da gente straniera e lontana, quali erano i Magi”.

 

E’ una chiamata rivolta a tutti i popoli e a tutti i singoli uomini, senza nessuna esclusione. Anche oggi come i re Magi dobbiamo metterci in cammino per cercare la Verità. Il viaggio dei Magi ci fa riflettere sulla nostra ricerca di Dio, che può essere difficoltosa, e magari parte dall’oscurità e dalla disperazione. E’ una ricerca dell’uomo, “che non si accontenta degli orizzonti terreni, che vuole indagare sul significato ultimo dei suoi giorni, che si interroga sul suo destino e si fa pellegrino verso la verità che salva”. Una verità che va inseguita con il cuore dei Magi, secondo il cardinale, disposti ad affrontare disagi, rinunce a cambiare abitudini e condotta.

 

“Cosi la cercano i Magi, che abbandonano gli agi della patria e il calore della casa e coraggiosamente si pongono in cammino verso la luce”. Una verità che non cercano Erode, la popolazione di Gerusalemme, così anche i sommi sacerdoti e gli scribi. Interessanti le riflessioni del cardinale Biffi, sul “tempo di Erode”, “è un po’ sempre il tempo di Erode”, anche ai nostri giorni, “è il tempo in cui l’uomo ritiene di poter infrangere o mutare a suo piacimento le leggi di comportamento che il Signore ha iscritto indelebilmente nei cuori; è il tempo in cui si insegue non ciò che è giusto e nobile, ma solo ciò che è vantaggioso e permette di raggiungere ricchezza, potere, notorietà; è il tempo in cui gli uomini pubblici si dichiarano rispettosi dei diritti di Dio e delle esigenze della religione solo in prossimità delle scadenze elettorali, dimenticandosene regolarmente quando arriva l’ora delle scelte legislative.

 

La storia di Erode si ripete sempre, per il cardinale, infatti, “chi si chiude alla luce che viene dall’alto, non riesce più a comportarsi decentemente da uomo; chi rifiuta la fede, finisce con il violare le norme più semplici della ragione; chi si irrigidisce di fronte al Figlio di Dio che si manifesta, troppe volte diventa crudele nei confronti dei fratelli. La vicenda sociale e politica degli ultimi due secoli offre purtroppo molte prove a questa tristissima ma fondatissima persuasione”.

Oggi monsignor Giacomo Biffi intravede tra la gente “un ateismo pratico di chi crede che la felicità si identifichi col benessere(…)”. Peraltro secondo il porporato, l’uomo di oggi, “estromettendo Dio e la sua legge, forse si illudeva di diventare libero. In realtà, non è mai stato così condizionato; inceppato in tutte le sue decisioni da complicazioni burocratiche sempre più estese, in balia di orientamenti politici poco comprensibili, schedato e vigilato dai moderni strumenti dell’informatica, manipolato e determinato nella sua condotta dai persuasori occulti e dai mezzi di comunicazione, assimilato e imprigionato nei comportamenti di massa, di cui è sempre meno in grado di evadere”.

 

Il male primario, più radicale del mondo odierno è che non capisce più l’Epifania – cioè la manifestazione della verità che illumina e salva – non è la perdita della fede, è la perdita della ragione; come oggi si può vedere a proposito dei valori basilari dell’esistenza (come ad esempio: la sacralità della vita innocente, l’amore, la famiglia, la difesa sociale del cittadino onesto e pacifico, la libertà di educare i figli secondo le proprie convinzioni), troppo spesso spregiati da una cultura dominante che ha rinunciato a essere ragionevole”.

 

Quindi per il cardinale il bene primario e fondamentale che oggi i cristiani devono chiedere in dono per la nostra società in questa festa dell’Epifania, “è che la ragione ritorni a essere onorata sempre e non solo saltuariamente, anche e soprattutto da coloro che si appellano ad essa come l’unica possibile luce dell’uomo”. Noi cristiani dobbiamo sempre ringraziare il Signore per “il dono inestimabile della fede”, tuttavia, però, dobbiamo stare attenti a “custodire e alimentare questo dono. La fede – scrive monsignor Biffi – corre il pericolo di spegnersi quando non è sufficientemente nutrita dalla preghiera e dall’istruzione religiosa; quando si ascoltano, senza adeguato spirito critico, i categorici insegnamenti dei tanti maestri di scetticismo e di indifferentismo, che ci rivolgono le loro prediche un po’ da tutti i pulpiti; quando in noi la concezione cristiana viene ripetutamente smentita da una condotta incoerente”.

 

A questo proposito il cardinale ci invita allo studio di quello strumento eccezionale e autorevole che è Il Catechismo della Chiesa Cattolica. Infine la festa dell’Epifania ci esorta all’impegno e alla testimonianza aperta ad annunciare il Vangelo con passione apostolica. Siamo tutti arruolati nell’impresa della nuova evangelizzazione e invitati a spenderci perché la verità divina rischiari i percorsi insicuri e bui di ogni esistenza umana”.

 

 

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Articolo pubblicato il 06/01/2021