Epifania del Signore (Matteo 2:1-12)

Di Andrea Elia Rovera

Dopo un lungo cammino di preparazione abbiamo celebrato il Santo Natale e - permettetemi di dirlo - abbiamo finalmente salutato il 2020. Ma anche in questo nuovo anno la liturgia continua a stimolare la nostra attenzione sulla vita e l’insegnamento di Gesù. Ci eravamo lasciati nella mangiatoia di Betlemme e lì ritorniamo.

L’Evangelista Matteo ci dice che Gesù è nato e che dall’Oriente sono arrivati a Gerusalemme dei Magi per rendergli gli onori. (Cfr. Matteo 1:1-2) I Magi hanno visto spuntare nei cieli una stella e ne sono rimasti piacevolmente affascinati. Quando il re Erode viene a sapere di questo arrivo “rimane turbato e tutta Gerusalemme con lui”. (Matteo 2:3) La sua è una paura di essere spodestato perdendo così denaro, successo e sfarzi. È talmente terrorizzato che raduna “tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo” per sapere dove doveva nascere il Cristo. (Cfr. Matteo 2:4) Costoro gli fanno presente che il Profeta scrisse che “da Betlemme sarebbe uscito un capo del popolo d’Israele”. (Cfr. Matteo 2:6)

Le paure di Erode - a suo modo di vedere - erano fondate. Secondo il suo modo di vedere le cose il Regno è in pericolo e, con lui, la sua egemonia tiranna. Erode non si arrende e fa venire da lui i magi per sapere “con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. E mandandoli a Betlemme, disse loro: ‘andate e domandate diligentemente del bambino; e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io venga pure per adorarlo’”. (Matteo 2:7-8) I Magi capiscono che, se perfino il re è interessato al bambino, hanno compiuto a ragione il loro viaggio. Usciti dal palazzo regale i magi continuano a seguire la stella che li ha condotti lì sin dall’Oriente. Grazie a lei giungono dal piccolo Gesù.

“Entrati nella casa trovarono il Bambino con Maria, sua Madre, e prostratisi lo adorarono. Poi, aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra”. (Matteo 2:11) Proviamo ad immaginare la gioia dei Magi nell’arrivare dinanzi al Re dei Re dopo un viaggio lungo settimane. Avrebbero potuto sbagliare, aver interpretato male la profezia... invece no. Si trovano dinanzi al Figlio di Dio, deposto in una mangiatoia e non possono far altro che adorarlo. Proviamo ad immaginare la scena come se al loro posto ci fossimo noi. Credo che staremmo lì estasiati e non vorremmo andarcene più. Così suppongo sia stato anche per loro. Purtroppo, però, il loro compito è stato portato a termine e debbono tornare in Oriente, da dove sono partiti. Dio, prima di congedarli, li fa avvertire in sogno di non tornare da Erode. Essi, obbedienti al volere divino, “partirono per il loro paese”. (Matteo 2:12)

Questa splendida pagina di Vangelo ci insegna molte cose. In primo luogo, ci esorta a fidarci di Dio e a non smettere mai di camminare per trovarlo. In secondo luogo, ci insegna che - anche se abbiamo fatto tanta strada - le cose belle durano poco ma, non per questo, dobbiamo adagiarci o arrenderci. Le cose belle, le cose di Dio, valgono sempre la fatica che si fa per ottenerle.

Buon cammino di Fede a tutti! Elia.

 

Andrea Elia Rovera, classe 1987, blogger.

Cristiano Cattolico da sempre impegnato nella via del Dialogo Ecumenico. Già curatore della Rubrica il Vangelo della Domenica su “Cuneo Notizie”, “Caritas - Bollettino Rosminiano” e della Rubrica “Antenna Amigoniana” per il bollettino della Congregazione dei Religiosi Terziari Cappuccini dell’Addolorata.

Per le riflessioni sul Vangelo utilizzo “La Sacra Bibbia - La Nuova Diodati 1991/2003” in modo da raggiungere anche i fratelli e le sorelle delle Chiese Separate con i quali ho un rapporto fraterno e collaborativo.

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Articolo pubblicato il 06/01/2021