Il Regno indo-greco. Di Luca Fiore Veneziano

Una storia troppo spesso trascurata

Sono molti gli appassionati di storia a conoscere le conquiste di Alessandro Magno. Pochi studiano invece i Regni che si generarono dopo la sua morte.

 

I generali macedoni, denominati Diadochi, si spartirono il grande Impero alessandrino. Diviso in tanti regni autonomi ed indipendenti, diedero vita ad esperimenti politico-culturali unici.

 

Tanti sanno, ad esempio, dell’esistenza del grande Regno tolemaico, frutto della sintesi fra la millenaria civiltà egizia con quella ellenica. Altri conoscono il mitico Impero Seleucide; anch’esso nato dal sincretismo fra l’elemento greco-macedone con le antichissime civiltà presenti nel medio e vicino Oriente(da quella punico-aramea fino a quella babilonese e persiana).

 

Ma quasi nessuno sa che, di tanti Regni ellenistici, se ne formò uno che fuse l’antica civiltà greca con quella indiana.

 

Ebbene si. Le due grandi civiltà indoeuropee, che costituiscono tutt’ora le fondamenta delle rispettive società Occidentali e Orientali, furono un tempo riunite sotto un unico regno sincretico, emblema di queste due millenarie culture.

 

Il Regno indo-greco durò quasi 200 anni e nacque a seguito di una grande conquista. Ma per capire la presenza ellenica nella valle dell’Indo occorre fare un passo indietro.

 

Già Alessandro Magno cercò invano di conquistare l’India. Il grande condottiero riuscì a fondare in terra indù persino una città in onore del suo cavallo Bucefalo (Alessandria Bucefala appunto).

Ma le sue falangi, esauste dopo anni di campagne militari così lontane dalla Madrepatria, decisero di non avanzare oltre.

 

Morto Alessandro, il Raja Maurya fondò quello che diventerà il primo e più esteso Impero indiano della Storia: unificando per primo l’intera India settentrionale e sottomettendo i potentati greco-indiani lasciati dal precedente sovrano macedone.

 

Circa settant'anni più tardi, le antiche province afghane dell'Impero macedone furono riunite nel Regno greco-battriano da un governatore seleucide ribelle: Diodoto. Ma sarà un suo erede al trono, il Re greco-battriano Demetrio I, che guiderà le proprie falangi attraverso l'Hindu Kush.


Le sue conquiste, porteranno alla creazione di un’entità statale indo-greca indipendente dall’originario regno ellenico in Battria (nel moderno Afghanistan settentrionale).


Fu così che nacque il mitico regno Indo-greco. Detto anche dagli storici Regno “greco-indiano”, si estese su varie zone collocate a nord e a nord-ovest del subcontinente indiano tra il 180 a.C. e il 10 d.C., venendo governato da una successione di più di trenta sovrani greci spesso in contrasto tra di loro.

La vocazione orientale del regno, seppur posto sulla frontiera del mondo ellenistico, lo rese relativamente estraneo alle lotte che videro coinvolti i vari regni ellenistici nati dalla divisione dell’impero alessandrino.

Durante i due secoli di governo indo-greco, i sovrani combinarono gli idiomi e i simboli greci con quelli indiani, operando una commistione di pratiche filosofiche e religiose greche, zoroastriane, induiste e buddiste.

La cultura indo-greca raggiunse un elevato grado di sincretismo, specialmente attraverso la diffusione dell’arte greco-buddista. In quel periodo, gli dei olimpici venivano rappresentati come divinità indù, così come Zeus spesso acquisiva le tipiche caratteristiche fisiche del Buddha. 

 

Diversi Basileus indo-ellenici fecero raffigurare sé stessi, e le divinità greche, con la mano destra, nel gesto di benedizione identico al vitarka mudra buddhista, ovvero pollice e indice uniti e le altre dita estese, che nel Buddhismo indicano la trasmissione degli insegnamenti del Buddha.

 

I successori di Demetrio I coniarono le tipiche monete quadrate indiane con legende bilingue in greco-bramino; facendo raffigurare il leone buddhista con la dea indù Lakshmi. In seguito, alcune monete indo-greche incorporarono persino il noto simbolo buddhista della ruota ad otto raggi.

 

Il Re greco Menandro “Soter”(ovvero “il Salvatore”), fu il primo occidentale a convertirsi al buddismo. Detto anche il Chakravartin(colui che fa ruotare i Chakra), appellativo tipico dei Sovrani universali induisti e gianisti.

Sotto di lui il Regno raggiunse il suo massimo splendore, arrivando a dominare fino all’intera regione del Punjab.

Successivamente molti sovrani indo-greci iniziarono ad adottare sulle loro monete il titolo pali di dharmikasa, ovvero "seguace del dharma".

Insomma, la figura del Basileus greco si fuse con quella del Raja indiano.

 

Nonostante la grandezza culturale espressa, il lento declino arrivò nel corso del I secolo a.C., quando gli indo-greci persero progressivamente terreno nei confronti degli Indiani a oriente e delle popolazioni iraniche di Sciti e Parti a occidente.

 

Ad oggi ci sono noti circa una trentina di re indo-greci, fino all'ultimo di essi, Stratone III, che regnò insieme a suo padre nel Punjab fino al 10 d.C. , anno in cui il Regno finì per mano degli indo-sciti.

 

Anche dopo le invasioni indo-scite, è plausibile ritenere che enclavi di popolazioni greche rimasero per secoli sotto le dominazioni indo-sasanidi e all’interno dell’Impero Kushan.

 

Una cosa è certa, se da un punto di vista politico il dominio indo-greco scomparve per sempre, il loro lascito culturale rimane e rimarrà immortale.

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Fiore Veneziano

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Articolo pubblicato il 07/01/2021