Governo. Sta arrivando l’ora X per Conte?

Palazzo Chigi è ormai alla ricerca di 14 voti al Senato

Il braccio di ferro a rispettosa distanza tra Renzi e Conte è proseguito per tutta la giornata di ieri. Nella notte si è concluso il CdM che ha discusso ed approvato le linee portanti del Piano Nazionale di Ripresa e  resilienza, volgarmente appellato Recovery. Intanto nella serata  di oggi si terrà un altro Cdm che dovrebbe approvare un decreto, sulla zona bianca e sulla proroga dello stato di emergenza, a cui si aggiunge un nuovo dpcm con le misure e la stretta sulla movida, ovvero lo stop all'asporto per i bar dopo le 18, finalizzato per fronteggiare la diffusione del coronavirus.

 

Sulla proroga dello stato di emergenza, per ora le ipotesi più accreditate restano aprile o maggio, ma gli esperti del Ministero della Sanità propongo luglio. Ma tornando allo spettro agitato da Renzi, tutto dipenderà dal livello di sfida e come potrà rispondere Conte. C’è un’indicazione emblematica che, se confermata, dimostra come Conte voglia sfidare la ritirata di Renzi dal governo, con soluzioni di piccolo cabotaggio che allontaneranno ancor più il cittadino dai Palazzi del Potere. 

 

Conte, a quel  che si dice, starebbe per elemosinare il voto dei cani sciolti al senato. Qualcuno in tempi andati lo definiva “voto di scambio”, ma oggi tutto pare vergognosamente lecito, o schifosamente, se lasciamo parlare il cuore. La maggioranza politica a Palazzo Madama ha il numero magico "161". Ma potrebbero bastare 158 senatori sicuri per far proseguire la navigazione al governo Conte anche in caso di rottura da parte di Iv.

 

E’ il ragionamento che si fa in ambienti della maggioranza partendo dal presupposto che al Senato si deve tener conto prima di tutto dei 315 parlamentari eletti, e non dei complessivi 321, tra i quali ci sono 6 senatori a vita. E' dunque questa quota che il premier Conte potrebbe mirare a raggiungere anche se c'è, oltre alla questione numerica, anche un problema politico, visto che il Regolamento del Senato pone dei vincoli alla formazione di nuovi gruppi.

 

Senza un nuovo gruppo parlamentare che lo sostiene al posto di Iv, Conte avrebbe solo una maggioranza numerica. Attualmente Conte gode del sostegno di M5s (92 senatori), Pd (35), Leu (5), Autonomie (6), altri 9 senatori del gruppo Misto (Buccarella, Cario, De Bonis, Di Marzio, Fantetti, Fattori, Lonardo, Merlo, Ruotolo) e Italia Viva (18). In totale dunque di 165 voti, che crollerebbero a 147 in caso di passo indietro di Iv. Dal pallottoliere mancherebbero 11 voti, gli ipotetici futuri Responsabili, qualora Renzi si sfilasse definitivamente, per giungere a quota 158.

 

Una apertura è giunta da due ex M5s del gruppo Misto: Gregorio De Falco (che finora ha spesso votato con la maggioranza) e Mario Giarrusso. Poi ricorrono voci puntualmente smentite di un soccorso bianco di 3 senatori dell'Udc, e di 3 di Idea-Cambiamo.

 

Da Fi Antonio Tajani e Anna Maria Bernini hanno ribadito il loro "non possumus" benché nessuno giuri che qualche singolo senatore non possa cedere alle lusinghe (ma smentiscono i senatori su cui si vocifera, Dal Mas, Mallegni e De Siano).

 

Definisce "infondate" le voci di un suo abbandono di Iv Anna Maria Parente, presidente della Commissione Sanità. In questa serie di smentite vengono indicati come possibili senatori da convincere e recuperare altri ex M5s del Misto (Ciampolillo, Drago, Martelli, Pacifico) finora del tutto ostili alla maggioranza e al Conte 2.

 

Da tenere presente che il Regolamento del Senato vieta la costituzione di nuovi gruppi, se non con un simbolo presente alle precedenti elezioni. In tal senso sono forti le avances ai tre senatori Udc, il cui simbolo corse alle ultime politiche assieme a Noi con l'Italia.

 

Sono momenti decisivi per il governo e per la sua prosecuzione e per tutta la notte sono proseguite le trattative serrate tra Italia Viva e Giuseppe Conte. Sono queste le ultime indiscrezioni che arrivano da Palazzo Chigi. Gli scenari aperti sono ancora tanti e Matteo Renzi si sta probabilmente giocando l'all-in in queste ultime ore per riuscire nel suo intento di spodestare il presidente del Consiglio in carica.

 

Tutto può accadere sino a questa sera. "Se Giuseppi si dimettesse entro la giornata di oggi, Renzi darebbe immediatamente luce verde per una crisi lampo e l'ok al Conte Ter. Altrimenti?

 

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Articolo pubblicato il 13/01/2021