Fondazioni monastiche in Piemonte prima dell'anno 1000

Di Andrea Elia Rovera

La diffusione del Cristianesimo di matrice cattolica in Piemonte si deve senz'altro alla nobile Teodolinda, figlia del Duca di Bavaria (Germania), e Regina dei Longobardi.

Proprio durante il suo regno, infatti, nasce un collegamento stabile e duraturo tra i Longobardi di formazione ariana e gli Italiani Cattolici fedeli a Papa Gregorio I di cui Teodolinda era amica.

Nel 612, presa da slancio apostolico e caritativo, la regina dona a san Colombano, un monaco irlandese pio e rigoroso, un monastero nelle terre di Bobbio (Piacenza). Da questo monastero dipendono importanti terreni della Diocesi di Tortona (Alessandria).

Colombano raggiunge subito molte persone con il suo spirito ascetico e la sua predicazione fresca ed efficace. Anche grazie al suo esempio si diffondono presto le sane dottrine cristiane e sorgono, nel giro di pochi anni, importanti monasteri a San Pietro di Pegno, Villar San Costanzo, Pedona e Novalesa.

L’abbazia di Novalesa nasce nel 726 per volontà di un patrizio romano di nome Abbone che, ispirandosi ai monarchi d’oltralpe, decide di instaurare al passo del Moncenisio un luogo di cultura, spiritualità ed economia rurale agricola.

L’importanza di questo monastero si vede sin dagli albori; basti pensare che i re Carolingi ogni volta che entravano in territorio longobardo vi soggiornavano lasciando cospicue donazioni. Un caso su tutti è degno di nota: Frodoino, consigliere fidato di Pipino il Breve e Carlo Magno, in seguito ad un rapporto extra-coniugale ha un figlio di nome Ugo che, in quanto illegittimo, non ha diritti di successione. Bene, egli anziché lasciarlo allo sbando lo affida all’Abbazia affinché i monaci lo educhino e crescano nelle cose di Dio.

Il monastero cresce e continua la sua opera culturale e religiosa sino all'anno 906 quando i saraceni distruggono tutto. Per quasi un secolo la Novalesa resta inabitata ma ciò che quel luogo ha rappresentato nel passato non viene dimenticato e verso l'anno 1000 un gruppo di monaci provenienti da Breme (Pavia) restaura ciò che resta del vecchio monastero, amplia i locali, li riadatta alla vita monastica e riprende la presenza stabile dell’abbazia. L’Abbazia Benedettina di Novalesa esiste ancora oggi ed è intitolata ai santi Pietro e Andrea.

Più o meno negli stessi anni nasce in Val di Susa, sul monte Pirchiriano, la Sacra di San Michele dove si dice sorgesse già un centro di culto longobardo. Il terreno è stato donato ai monaci nel 999 da Ugo di Montboissier, Conte di Alvernia, ed il primo Abate della nascente comunità è Arverto di Lerat.

La Sacra di San Michele conosce da subito una fioritura ed uno splendore inenarrabili e nel giro di poco meno di due secoli ottiene prima l’indipendenza dalle autorità civili e poi quella dalle autorità ecclesiastiche rappresentate dal vescovo. Organizza così importanti incontri spirituali, culturali ed anche economici vista la sua posizione strategica e sopraelevata sull'intera valle.

La Sacra di San Michele esiste ancora oggi, è monumento simbolo del Piemonte ed è custodita sin dal 1836 dai Padri dell’Istituto della Carità fondati dal Beato Antonio Rosmini.

Andrea Elia Rovera

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Articolo pubblicato il 19/01/2021