Impariamo a parlarci, forse riusciremo a comprenderci.

la proposta può sembrare delirante... ma forse...

Anni fa chiesi ad un collega: dal 0 al 100% quanto ritieni di conoscerti?

Mi rispose 95%, e lì compresi molte cose sul suo conto…

Compresi che l’ignoranza che riguarda noi stessi è maggiore di quella che riguarda altri ambiti; compresi che l’immagine che il nostro Io proietta sullo schermo della nostra falsa percezione, è talmente ampia da oscurare o rendere trascurabile quell'infinitesima parte che realmente conosciamo.

Le tipiche domande "Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andremo?" Stanno diventando aride espressioni pseudointellettuali. Eppure fino dai tempi più antichi gli uomini di fronte a un mare in tempesta o ad un cielo stellato ebbero coscienza della loro nullità, della propria irrilevanza e della propria irrisorietà al cospetto del Cosmo o di un qualunque evento naturale.

Il Rinascimento e l’Umanesimo diedero all’uomo una nuova coscienza, permettendo che si riproponessero nuovamente i concetti esistenziali, apparentemente dimenticati nelle epoche passate.

I Poeti e gli scrittori rifiorirono, e ci aiutarono a superare le fredde espressioni di quel razionalismo positivista che nel ‘700 iniziò a porre le basi alla religione della tecnologia e del moderno benessere.

La tecnologia al servizio dell’Uomo e poi l’Uomo schiavo della tecnologia.

In tutti questi stravaganti processi, frutto di una pseudo evoluzione darwiniana, dove l’Economia ha sostituito la Selezione Naturale, l’Uomo ha smesso di porre a se stesso le domande sulla propria esistenza, credendo che la soddisfazione concreta delle proprie esigenze materiali fosse l'unica risposta accettabile.

Per molti, ma fortunatamente non per tutti, l’appagamento del benessere fisico e soprattutto psicologico, diventarono deterrenti a qualunque investigazione sull’essenza del proprio essere, o del proprio Sé profondo… secondo le varie definizioni.

Il lavoro, inteso come scopo esclusivo di realizzazione e l’affermazione sociale ed economica, sono i veri obbiettivi da raggiungere; il proprio equilibrio, la capacità introspettiva e la realizzazione spirituale non sono che inutili chimere, cibo per stolti e visionari.

Questo inaspettato momento di crisi, dovuto al lockdown, ha evidenziato il problema.

Lockdown significa confinamento, clausura, detenzione. Si tratta di un termine utilizzato anche nel linguaggio carcerario, per definire i termini della prigionia.

In effetti stiamo vivendo tutti entro i confini declinati giornalmente dalle cosiddette Autorità, accettando, o forse subendo di buon grado, una clausura spesso totale e violenta.

Osservando il problema dall’esterno, tecnica che presenta delle notevoli opportunità in chi la sappia esercitare, notiamo alcuni signori, che la maggior parte di noi ha evidentemente deciso di votare, intenti ad istruire altri cittadini in divisa a costringere nelle loro abitazioni la grande massa di persone…

Alcuni diranno che si tratta di una scena già vista, in altri luoghi, in altri tempi e per altre cause.

Oggi la causa è l’emergenza sanitaria, ma questo non cambia molto.

Nei periodi di crisi, e questo è sicuramente uno dei più gravi della Storia dell’Umanità, le persone sono soggette a cambiamenti radicali che subdolamente si introducono nelle loro vite private, modificandole sensibilmente.

Aumentano i casi di suicidio, di depressione di fanatismo e di disperazione. Aumenta la crisi economica e diminuiscono le opportunità, la prospettiva della vita futura si affievolisce fino a spegnersi. L’Uomo manifesta una debolezza interiore e una fragilità che neppure pensava di avere, coloro che immaginavano di conoscersi al 95% si scoprono diversi al punto che non riescono più a parlare neppure con se stessi… figuriamoci a capirsi.

Non occorre essere degli specialisti in Psichiatria per accorgersi di questo: gli amici, i vicini di casa, i parenti, sembrano tutti, o quasi, stritolati dalla paura e si sigillano timidamente nei loro gusci domestici, unica area che trasmette senso di protezione.

Eppure esiste un rovescio della medaglia, in questo caso positivo.

L’isolamento forzato permetterà a qualcuno di ricordarsi di se stesso, e di accettare finalmente che il tempo dedicato alla propria conoscenza non solo non è tempo sprecato ma possiede un valore inestimabile.

A questo punto non ci resta che proporre sottovoce qualche nuova opportunità:

Alcuni suggeriscono di dipingere o disegnare, altri di leggere o di scrivere un racconto o una serie di versi. Altri propongono delle tecniche di meditazione per iniziare un processo introspettivo.

Non credo che sia indispensabile esprimere qualche suggerimento, sarebbe molto più utile chiedersi cosa possa essere meglio per noi stessi e provare a farlo. Il tempo ora c’è, le opportunità sono un ventaglio aperto che ci lascia solo l’imbarazzo della scelta.

Ogni attività creativa è una attività espressiva, una strada che il nostro Sé profondo può scegliere per parlare a se stesso. Per chi non lo avesse mai fatto, questo è un esperimento sicuramente stimolante, forse un antidoto contro il malessere e la depressione. Conoscere se stessi è un dovere, una medicina dell’Anima che ci permetterà di iniziare un Percorso che si svilupperà in questa e nelle molte vite… future.

 

 

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Articolo pubblicato il 18/01/2021