Conte passa a Montecitorio con 321 voti a favore, ma Sgarbi lo manda in Cina!

La notte del premier e le forche caudine del Senato

Dopo le chiacchiere e blandizie dei giorni scorsi ieri mattina, alla Camera dei Deputati sono arrivate le dichiarazioni di Conte.

 

Ha rivendicato l’operato del governo e ha lanciato un appello ai costruttori per voltare pagina, per poi affermare “Se io oggi, a voi che siete in questa Aula e ai cittadini che ci seguono da casa, posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l’arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori ma è per la consapevolezza di chi, insieme a tutta la squadra di governo, ha impegnato tutte le proprie energie fisiche e intellettive per offrire la migliore protezione possibile alla comunità nazionale”, ha dichiarato il premier.

 

E poi: “Questo governo intende perseguire un progetto preciso che mira a modernizzare il Paese, chi ha idee, progetti e volontà per farsi costruttori insieme a noi di questa alleanza sappia che questo è il momento giusto di contribuire a queste prospettiva”. Ha poi rivolto apprezzamenti a maggioranza ed opposizione, schiaffeggiando i renziani.

 

L’attacco al partito di Matteo Renzi è più esplicito del previsto: “C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? – chiede il Premier – No. I ministri e gli alleati di governo sono testimoni del fatto che abbiamo compiuto ogni sforzo e manifestato ogni disponibilità per evitare che questa crisi, ormai latente, potesse esplodere, nonostante i continui rilanci – concentrati peraltro non casualmente – sui temi più divisivi per le forze di maggioranza”.

 

A questo punto, secondo Conte, “deve trovare qui, in Parlamento, il proprio chiarimento. È una crisi che avviene in una fase cruciale del nostro Paese, quando ancora la pandemia è in pieno corso. Tante famiglie stanno soffrendo per la perdita dei propri cari. Confesso di sentire un certo disagio. Sono qui non per annunciare nuove misure di sostegno a cittadini e imprese, ma per provare a spiegare una crisi di cui immagino i cittadini, ma devo dire io stesso non ravviso alcun plausibile fondamento”.

 

Il Presidente del Consiglio ha quindi passato in rassegna i prossimi impegni ( al momento teorici)che il governo è chiamato ad affrontare. Ha ripetuto le tante frasi fatte sul Recovery pan, sulla riforma del fisco ed ha promesso ai cani sciolti che potrebbero salvarlo, il varo della riforma elettorale proporzionale.

 

Il vero messaggio all’ipotetica nova formazione parlamentare, che potrebbe appoggiarlo nel suo funereo percorso , lo troviamo in quest’accenno: “non intendo mantenere la delega all’Agricoltura, se non lo stretto necessario – ha concluso – E mi avvarrò della facoltà di designare una persona delegata di mia fiducia per seguire l’intelligence”.

 

Nulla di nuovo. Il presidente di panna montata ha enfatizzato ancor più quanto era già emerso dalle dichiarazioni filtrate nei giorni scorsi, strizzando l’occhio a nuovi eventuali sostenitori. Nulla per risalire la china del debito pubblico e arginare l’economia che sprofonda, con riforme efficaci! Solo retorica sfacciata ed avvilente.  nulla, in sintesi, perché i grillini lo annienterebbero.

 

Non si è  fatta attendere  la risposta di Renzi: “Maggioranza raccogliticcia e senza respiro”. E chiarisce che «Italia viva non ha chiesto poltrone» ma ha chiesto «alle forze di maggioranza di cambiare passo, di fare un salto di qualità, di non rinviare la soluzione dei problemi, di fare un patto di legislatura». Insomma, la crisi nasce per dirla come Matteo Renzi perché gli appelli lanciati da Italia Viva sono rimasti inascoltati.  «Piano – spiega Renzi –trasmissione dopo trasmissione, giorno dopo giorno, la verità inizia a venire fuori. Si capisce che il Recovery Plan ancora non va». Già il recovery, ma non solo. Anche il nodo dell’intelligence per l’ex premier resta un problema.

 

Nel suo intervento alla Camera, il capo del governo ha annunciato che «viste le nuove sfide e anche gli impegni internazionali», non intende mantenere la delega all'Agricoltura se non lo stretto necessario e «mi avvarrò – ha sottolineato - anche della facoltà di designare un'autorità delegata per l'intelligence di mia fiducia». Ma proprio per questo Matteo Renzi- ha aggiunto: “ E capiremo che il problema non è il mio carattere, ma il fallimento nella riapertura delle scuole, l'elevata mortalità del Covid, la crisi economica più grave d'Europa, il ritardo nella vaccinazione, un Recovery Plan non all'altezza del nostro Paese, le infrastrutture bloccate, la crisi dei piccoli che stanno chiudendo e non riapriranno».

 

E’ poi seguito un dibattito per molti verso scialbo, senza messaggi rilevanti, se si eccettua le stringenti ed impietose analisi svolte da Mariastella Gelmini e da  Riccardo Molinari, cui seguivano le frasi fatte e servili di Del Rio, e Crippa, tanto per citare i più emblematici intervento della maggioranza.

 

Quel che rattrista è la conferma del riavvio del mercato di scambio per la sopravvivenza del governo che offende la dignità del cittadino e non risolve alcun problema. Sdoppiamenti di ministeri e nuovi incarichi per corrompere e prezzolare eventuali nuovi addetti, sono imminenti. Tutto avulso dal Paese reale.

 

In serata, il Governo passa alla Camera con 321 SI, 259 NO e 27 astenuti, preceduto dall’invito di Sgarbi alle dimissioni di Conte e il consiglio di recarsi in Cina, quale destinazione finale.

 

Stamane alle 9,30, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, renderà a Palazzo Madama, comunicazioni sulla situazione politica. Poi altri scenari si potranno aprire, ma non certo per la difesa dei cittadini e la rinascita del Paese. Le premesse, al momento, sono tutt’altro che rosee, anzi avvilenti ed la figura di Conte appare nel massimo squallore. Ma chissà cosa potrà ancora succedere nelle stanze romane

 

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Articolo pubblicato il 19/01/2021