Chi furono i Mazzarditi?

Una leggenda "nera" circonda i fratelli di Cannobio, passati alla storia come pirati del Lago Maggiore (di Ezio Marinoni)

Una leggenda “nera” circonda i fratelli di Ronco, una frazione di Cannobio, passati alla storia con il nome di “Mazzarditi”, i pirati del Lago Maggiore.

Il luogo che vide le loro imprese è suggestivo. Come in una fiaba, appare un castello, su un isolotto di fronte a Cannero, a poche decine di metri dalla riva.

Anche sul castello non mancano le leggende... echi di catene, urla di guardie e fuochi che divampano nella notte. Un ambiente ideale per collocarvi una ciurma di pirati sanguinari, una banda di “bravacci” assetati di sangue e di beni e ori da depredare.

Entriamo adesso nel racconto della storia.

I Mazzarditi sono cinque fratelli che infestano le sponde del Lago Maggiore fino a quando le truppe armate inviate dai Visconti non riescono a riportare l’ordine e la giustizia, con l’obbedienza al Ducato di Milano.

Un gruppo di delinquenti e un intervento militare di restaurazione che ha rimesso tutto a posto? In questo modo vengono liquidati i Mazzarditi dalla storiografia.

Le rovine del castello che vediamo oggi non sono quelle del primitivo castello, ma risalgono alla Rocca Vitaliana: una costruzione successiva, simbolo di un più recente tentativo di ribellione contro il dominio di Milano, in questo caso guidato dalla famiglia Borromeo.

Si riuscirà mai a fare luce su questa storia, al di là delle leggende e dei falsi?

Una lezione importante è rappresentata dalla vicenda di Fra Dolcino, a lungo considerato come un personaggio sostanzialmente negativo. La curiosità di qualche ricercatore ha permesso di liberare la sua figura dalla polvere del tempo e dalle interpretazioni sbagliate.

Potrà accadere lo stesso per i Mazzarditi?

La loro vicenda si svolge agli inizi del Quattrocento, epoca dei Principati e delle Signorie.

Il 3 settembre 1402 muore Giangaleazzo Visconti, Duca di Milano, Signore di gran parte del Lago Maggiore. Egli lascia due figli minorenni: Giovanni Maria e Filippo Maria. Al primo tocca il Ducato di Milano e la Contea di Angera (la cui Rocca ospita un museo della bambola unico nel suo genere).

Su questo oscuro periodo lo storico Francesco Cognasso si è così espresso nel suo lavoro “I Visconti”: “Ovunque nelle città viscontee attraverso le notizie che arrivavano da Milano si ebbe la sensazione che vi fosse un cedimento nel governo centrale. Dovunque i rappresentanti del governo, i referendari, i podestà rimanevano incerti sul modo di eseguire gli ordini, sentendo che alle spalle non vi era più persona che fortemente volesse”.

Il controllo sui territori si allenta, alcune zone insorgono e tentano di recuperare l’autonomia. In questo movimento si distinguono Cannobio e la Pieve, dove i Ghibellini maggioritari sono capitanati dai Mazzironi e dai Poscoloni e si contrappongono ai Guelfi, guidati dai Mantelli. Nelle vicinanze, il capitano di ventura Facino Cane assume il titolo di Conte di Biandrate nel 1406 ed estende il suo dominio fino alla Val d’Ossola due anni dopo.

Pare una contrapposizione destinata a protrarsi ancora a lungo nel tempo... quando i cinque fratelli Mazzardi (Giovanolo, Beltramino, Simonello, Petrolo detto Sinasso e Antonio detto Carmagnola) originari di Ronco, costituiscono una banda, si schierano con i Ghibellini e assaltano Cannobio, conquistandola rapidamente.

Il Campanile di Cannobio diventa la prima loro fortezza, cui seguono il Sasso Carmino, il Castello di Traffiume - dove prende posizione Petrolo con i suoi uomini - e, da ultimo, la Fortezza Malpaga, cioè il Castello di Cannero, il cui comando viene affidato ad Antonio.

Una volta “liberato” il circondario di Cannobio (Cannero non viene conquistata, ma presta spontaneamente giuramento di fedeltà ai Mazzarditi), essi si spingono verso il basso lago, fino ad Arona e ad Angera.

Nel frattempo, anche nella capitale del Ducato si verificano episodi di ribellione e Giovanni Maria Visconti viene ucciso nella Chiesa di San Gottardo a Milano. Gli succede il fratello Filippo Maria che, prima ancora di riconquistare Como, si preoccupa di muovere contro i Mazzarditi.

Nel 1414, al comando di Giacomo Lunati, una vera e propria armata si dirige verso le terre dell’alto Lago Maggiore.

I Mazzarditi si difendono a lungo nella loro fortezza, nella quale resistono all’assedio, infine trattano la resa. Vengono condannati a lasciare le terre (non a morte, come sarebbe avvenuto in caso di “pirateria”) e viene riconosciuto loro il diritto a mantenere il possesso dei beni.

La favola dei “pirati sanguinari” nasce dagli atti del processo con il quale i Guelfi Mantelli e i loro eredi, anni dopo, cercheranno di dimostrare il loro diritto ad appropriarsi dei beni in possesso degli eredi dei fratelli Mazzardi.

Con testimonianze interessate e di parte i cinque fratelli vengono trasformati in mostri feroci e sanguinari.

Occorre, peraltro, contestualizzare a quel tempo (i primi anni del Quattrocento) il concetto di violenza. Ad esempio. Giò Francesco del Sasso Carmine, in una sua cronaca storico, racconta che la gente del lago in quegli anni subì “…molte estremità di soldati, gravezze ed angherìe, talmente che gli uomini erano ridotti a termine di disperazione ed avevano, come suol dirsi, invidia ai morti…”.

In tempi recenti lo storico Giancarlo Andenna, riferendosi proprio ai Mazzarditi, ha scritto: “… fu un episodio complesso, da inserire nei difficili anni delle lotte per l’affermazione ducale di Filippo Maria Visconti, dominati dalla violenza di Facino Cane e dal metodo del terrore applicato coscientemente verso i gruppi rivali che non si comportavano a loro volta in modo dissimile. Si tratta dunque di un fatto da smitizzare e da collocare entro il secolo in cui avvenne, non assumendo come unica e assoluta verità le deposizioni testimoniali di parte”.

I Mazzarditi, chi erano davvero? Proviamo a fare un passo in avanti nella indagine storica, in quanto le fonti sono incerte anche sul loro vero nome.

C’è chi li cita come Mazzadrio e chi Mazzardi, la prevalenza delle fonti documentali propende per Mazzardi, il cui diminutivo nelle zone del lago fa Mazzardìn e al plurale Mazzardìt (piccoli Mazzardi). Quest’ultimo appellativo è il nome che è passato alla storia.

I cinque fratelli nascono a Ronco, un borgo oggi compreso nel Comune di Cannobio, il cui territorio al principio del XV secolo si estendeva fino al confine con il territorio della cittadina, oggi in Svizzera, di Brissago.

I fratelli Mazzardi sono figli di Lanfranco, chiamato anche Francolo o Franciscolo, dalle cronache postume definito un “beccaio”.

Alcuni documenti attestano che l’uomo conduce, insieme ai figli, un’attività commerciale di rilevante importanza economica. In quel periodo Cannobio ha una sviluppata industria di lavorazione delle lane (come risulta dagli Statuti dei secoli XIII e XIV) e del cuoio. Con ogni probabilità Lanfranco Mazzardi si occupa dell’acquisto e dello smercio di pellame destinato alla lavorazione manifatturiera in loco.

In conclusione… Nebbie e menzogne al tempo stesso nascondono e svelano soltanto in parte una pagina assai interessante della storia del Lago Maggiore, oggi quasi rimossa dalla memoria collettiva.

Infine, anche sui Castelli di Cannero aleggia una leggenda. Dalla notte dei tempi si racconta che i Mazzarditi, al momento della resa, per non consegnare i loro forzieri al nuovo Duca Filippo Maria Visconti, preferirono gettarli nelle acque del lago. Nelle giornate di grande foschia più di un testimone ha visto un veliero fantasma intorno alle rovine, forse in cerca del tesoro perduto.

 

Bibliografia

Giovanni Francesco del Sasso Carmine - Informazione istorica del borgo di Cannobio e delle famiglie di esso borgo - 1912

Francesco Cognasso - I Visconti - 1966

Pierangelo Frigerio e Pier Giacomo Pisoni - I fratelli della Malpaga: storia dei Mazzarditi - 1993

Gianni Lucini - Banditi e ribelli dimenticati - 2006

 

@Ezio Marinoni

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Articolo pubblicato il 23/01/2021