Conte. Il miraggio del levantino

Il governo ottiene 156 al Senato

Ieri al Senato, Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo la fiducia ottenuta alla Camera con 321 voti a favore, si è presentato recitando pressappoco il medesimo copione infarcito di retorica, sfoderando l’elenco partigiano delle realizzazioni e degli obiettivi che il Governo avrebbe davanti a sé.


Al Senato la maggioranza assoluta di 161 voti è apparsa subito fuori portata. Il sostegno al governo emerso dal voto dei senatori è arrivato dopo la contestazione dei ritardatati.

Alle 22,32 la Presidente Casellati ha dichiarato l’esito del voto:  156 SI, 140 No e 16 astensioni. IL Governo è zoppo, perché è al di sotto della maggioranza assoluta, anche se è formalmente  salvato dai 3 senatori a  vita e da 2 sentori di Forza Italia (Rossi e Causin).

 

In attesa del giorno dopo, soffermiamoci sulla cronaca eloquente della giornata. Anche al Senato, come il giorno precedente alla Camera, è durato circa un'ora l'intervento di Giuseppe Conte per chiedere la fiducia. Al termine del discorso del premier a Palazzo Madama e del suo "Viva L'Italia", non sono arrivati solo gli applausi del governo e della maggioranza, ma anche cori e fischi dalle opposizioni. La presidente dell'aula Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata costretta a richiamare l'emiciclo all'ordine.

 

Per ammantare di nobiltà ideale le sue parole, Giuseppe Conte ha sbandierato il vessillo dell’Unione Europea, sottolineando che il suo è un progetto a forte vocazione europeista, liberale, socialista, riformatrice, proprio per raccattare voti qua e là, che è esattamente il contrario di quanto il Presidente della Repubblica gli aveva chiesto nei giorni scorsi. Una considerazione amara deve emergere.

 

Conte che è vissuto all’ombra di Trump e non  è stato di certo un campione del liberalismo, sporcandosi le mani nella statalizzazione dell’Ilva e dell’Alitalia, chiede di essere  salvato da un manipolo di eterogenei, tra i quali emergono i fuoriusciti del M5S che ancora nelle loro dichiarazioni di voto, denunciavano il complotto mondialista del Covid ed hanno ancora disprezzato l’Unione Europea, sino al voto di convenienza alla Camera,  per non parlare di una Polverini in disarmo, da tempo abbandonata dalla della vecchia Cisnal parassitaria e clientelare nella selva del parastato.

 

Conte li ha chiamati “volenterosi” per lusingarli e spronarli. Sono invece i voltagabbana pronti a fare da stampella al Governo Conte pur di non abbandonare lo scranno parlamentare. Il Presidente del Consiglio ha imbellettato la loro figura nel suo discorso di ieri alla Camera, dove ha ottenuto la fiducia, elogiandoli perché "hanno a cuore il destino dell’Italia". Ma la realtà è un’altra. Si tratta di deputati e senatori certi di non poter essere rieletti al prossimo giro e dunque interessati a far durare il più possibile la legislatura, con qualsiasi esecutivo, pur di continuare a percepire il lauto stipendio e i relativi privilegi ancora connessi allo status di parlamentare.

 

Conte dopo ave ottenuto la clemenza di Trump, oggi si affida alle lunghe mani scaltre di Clemente Mastella e punta deciso sull’anti-sovranismo per compattare forze politiche che mai sarebbero state insieme, non avendo alcun collante se non la brama di potere e il desiderio di abbattere gli avversari. Se Conte riuscirà a vivacchiare, dovrà ogni giorno fare i conti con la realtà raccogliticcia ed eterogenea che lo sostiene, perché in ogni momento i franchi tiratori saranno in agguato. Dipende dal maggior offerente.

 

L’intervento atteso e di punta è stato quello pronunciato con calcolata veemenza da Matteo Renzi: “Mi sarei aspettato un grande sogno, una visione, un orizzonte". Ma tutto questo, sentenzia Renzi, non c'è stato. Conte "ha avuto paura" di salire al Quirinale, lo rintuzza, "ha scelto un arrocco istituzionale che spero sia utile per lei ma temo sia dannoso per le istituzioni".

 

Il senatore fiorentino fa un lungo elenco di accuse: "Sono mesi che chiediamo una svolta. Non siamo irresponsabili, semmai siamo stati fin troppo pazienti". Conte "ha cambiato la terza maggioranza in tre anni. Ha governato con Salvini, so che oggi è il punto di riferimento del progressismo ma ha firmato i decreti Salvini. Poi è diventato europeista e ora si appresta a cambiare la terza maggioranza diversa". E sul Mes, tema su cui insiste da mesi (l'Italia deve prenderlo), insiste: "Ora o mai più".

 

In un passaggio del suo discorso Renzi si sofferma sull'arte del governo, rispetto alla quale "non possiamo limitarci a dare una poltrona all'uno e all'altro. Lei ha dato più questa impressione. Quando sono venuto a trovarla, lei mi ha detto con grande gentilezza se ero interessato a incarichi internazionali, e io le ho detto di no". Il leader di Italia Viva svela poi un aneddoto: "Se voi ve ne andate perderete tutto, ci hanno detto. Sì. E ve lo diciamo guardandovi negli occhi. Quando si fa politica si può anche rinunciare a una poltrona, non si può rinunciare a una idea".

 

"Io non ho perso nulla, ma è l'Italia che sta perdendo il più grande piano di rinascita, un nuovo piano Marshall - spiega Renzi -. Ecco perché le ho chiesto, presidente, faccia un passo avanti. Capisco che lei è arrivato alla politica da presidente del Consiglio, senza aver fatto la gavetta. La politica non è spartire le poltrone. In questo momento non è in ballo il destino di Tizio, Caio o Sempronio ma è in ballo il futuro dell'Italia. Volete andare avanti con una maggioranza raccogliticcia di fronte al più grande piano per il futuro del Paese, vi auguro di trovarla ma fate presto".

 

Renzi conclude invitando Conte ad anteporre le idee, rispetto al mercato indecoroso volto ad assicurare poltrone ai famelici e non scambio di poltrone perché il Paese merita ben altro.

Poco prima dell’esito del voto, Conte aveva dichiarato che “senza numeri, si va a casa”. I numeri, seppur stiracchiati sono arrivati. Conte tira il fiato.

 

Che succederà non domani, ma nei prossimi mesi quando le sofferenze degli italiani, per una situazione economica ormai allo sbando, risulteranno ancor più evidenti? Il mercato dei parlamentari, già iniziato in questi due giorni, proseguirà indubbiamente, ma con quale programma procederà Conte?

Le opposizioni guardano al Colle. Ma anche lì, si tirerà a vivacchiare?

 

 

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Articolo pubblicato il 20/01/2021