Le mani…… di Cesa e la “disinvoltura” di Conte

La ferma presa di posizione della Democrazia Cristiana

Tra gli episodi sconcertanti che la nostra politica nazionale ci ha riservato nel corso della settimana scorsa abbiamo assistito, alla grave imputazione  che ha raggiunto Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, indagato per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, mentre stava trafficando con Conte per, a quanto si dice, cedergli il logo dello Scudo Crociato, quale contenitore presentabile, per imbellettare la presenza pelosa dei parlamentari che,  avrebbero potuto sostenere il governo. Operazione che ad oggi pare sfumata, per molte ragioni, tra cui le dimissioni di Cesa in seguito all’intervento della Magistratura. Non è tardata la presa di posizione di Mauro Carmagnola, legale rappresentante della DC, che afferma:

In una fase tumultuosa, pericolosa e contraddittoria della vita politica in cui prevalgono trasformismo, spregiudicatezza e disonestà voglio rassicurare amiche ed amici che la DC sta compiendo tutte le azioni a tutela del suo nome e del suo simbolo, consapevole del fatto che la salvezza dell’Italia appartiene alla coerenza di un progetto e non alle furberie di qualche avventuriero”. Per poi concludere “ La DC rappresenta questa coerenza, le furberie di altri sono il più’ basso e sterile avventurismo che stiamo pagando tutti, molto pesantemente e con pericolose prospettive”.

Ergo la sconfessione dei traffici di Cesa e di interpretazioni difformi.

Pubblichiamo in proposito il Comunicato stampa della  Democrazia Cristiana a firma del Segretario politico Renato Grassi e del Segretario amministrativo, legale rappresentante Mauro Carmagnola

“La Democrazia Cristiana, rappresentata dal suo Segretario politico Renato Grassi e dal suo Segretario amministrativo, legale rappresentante, Mauro Carmagnola, avuto sentore, da notizie diffuse dal Tg5, edizione pomeridiana, del 22 gennaio scorso, che l’Udc stia “trattando” la cessione del simbolo dello scudo crociato al premier prof. Conte, quale logo per un eventuale suo partito. Ritenuto che proprietario del simbolo, caratterizzato dal logo con scudo crociato e la scritta Libertas e Democrazia Cristiana, simbolo disegnato dal giovane avvocato Giuseppe Alessi, che ne scrisse anche lo Statuto e nel cui studio a Caltanissetta, nell'ottobre 1943 , si svolse il primo congresso regionale e nazionale, e che ha identificato da sempre, ossia dal momento della sua nascita, il partito della DC, appunto da De Gasperi in poi, e che ne ha accompagnato le attività politiche e le campagne elettorali, fino al 1993, è la Democrazia Cristiana.

- Che la decisione presa il 26 luglio del 1993, Segretario Mino Martinazzoli, di non dare più seguito alle attività statutarie e all’azione politica della DC, come sancito da consolidate sentenze della magistratura, non è stata giudicata legittima, dichiarando che “la DC non si è mai sciolta”, perché adottata da un organo non titolato, a norma di Statuto, a tale deliberazione,

- Che gli anni successivi all’apparente scioglimento, per una serie di accidenti arbitrari e mai riconducibili a deliberazioni statutarie del partito, hanno visto, pur in assenza di titolo legittimo e di correlati legittimi poteri traslativi, l’adozione in uso di tale simbolo da parte dell’Udc, approfittando della mancata partecipazione nelle competizioni elettorali della DC.

- Che, la DC, non essendosi mai sciolta, è rimasta titolata, in qualsiasi momento, a riprendere la propria azione e rappresentanza politica.

- Che diversi sono stati in questi ultimi venti anni i tentativi esperiti e ,precipuamente in quest’ultimo decennio, per la sua riorganizzazione.

- Che con asseverazione giudiziale del 2016, che ne ha indicato la conformità al proprio Statuto e alla normativa in materia, la DC ha riavviato le attività statutarie e l’azione politica e il connaturato uso del simbolo, con la celebrazione del XIX Congresso che ha visto eleggere Renato Grassi, suo Segretario politico.

- Che pertanto, considerato che la ripresa dell'attività statutaria e politica della Democrazia Cristiana non può avere piena espressione se non con l’uso del proprio simbolo, ossia quello con cui è stata da sempre conosciuta e con cui elettoralmente veniva identificata e, non essendosi mai sciolta, ha precipuo e legittimo diritto a identificarsi davanti agli elettori con il medesimo simbolo con cui è storicamente conosciuta.

Tanto premesso, quali rappresentanti della DC, come sopra specificato, confidano nel fatto che tali notizie siano il frutto di fraintendimenti sforniti di fondamento. Esprimono comunque stupore e preoccupazione per il nocumento e grave danno che un tale paventato atto crea al legittimo esercizio ed uso dell’ originario e mai traslato diritto che vanta sul simbolo la Democrazia Cristiana”. 23.01.2021

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Articolo pubblicato il 25/01/2021