CAUSALITA’   vs   CASUALITA’

Il dubbio amletico tra le opposte interpretazioni degli eventi, viene affrontato dallo studioso e ricercatore Maurizio Galafate Orlandi

Maurizio Galafate Orlandi, già noto al pubblico di civico20news, ha scritto e pubblicato numerosi testi sulla Massoneria e numerosi libri che ne rappresentano la dottrina.

L'interpretazione causale o casuale degli eventi è un argomento enormemente complesso che arriva a identificare due atteggiamenti mentali contrapposti. Se da un lato a molti tutto sembra capitare per puro caso, ad altri si manifesta l'idea che vi possa essere una sorta di Disegno Intelligente, in grado di determinare, a vario grado, gli eventi stessi.

 

Due concezioni opposte che possono trovare un punto di contatto, forse all'infinito come le rette parallele... 

L'Autore affronta l'arduo argomento confrontando le proprie idee con quelle dei filosofi greci e dei fisici quantistici, concedendo al lettore la possibilità di schierarsi dall'una o dall'altra parte del tavolo.

Il dialogo resta aperto e le conclusioni dipendono solo dalla Visione del mondo individuale. Il responso sarà soggettivo, laddove, forse l'eggettività resterà per sempre una nebulosa chimera dai contorni indefiniti.

 

 

 

CAUSALITA’   vs   CASUALITA’

di Maurizio Galafate Orlandi

 

 

Sarà la nostra ragione che trasformerà la casualità con cui ho messo insieme questo materiale in un progetto (causale?) che verrà poi analizzato dall'intelletto e ne elaborerà i contenuti fondamentali.

Che la casualità fosse il fondamento di tutti gli eventi umani, lo aveva già sostenuto Lucrezio nel De Rerum Natura (II, 216-219) dove, commentando la filosofia di Epicuro affermava che "gli atomi cadono in linea retta nel vuoto, in base al proprio peso: in certi momenti, essi deviano impercettibilmente la loro traiettoria, appena sufficiente perché si possa appunto parlare di modifica dell'equilibrio".

 

Questa deviazione eccezionale, che permette il loro incontro e che potremmo considerare un epifenomeno, è il "clinamen." Rivivremo eventi che noi stessi potremo collocare nel segmento storico, sociale e politico ai quali essi appartennero.

La casualità non significa caos, lascia semplicemente spazio all'imprevisto per cui, dopo un evento (ad esempio il ritrovamento di un documento), quello successivo potrebbe avvenire, oppure no (avrò l'opportunità di trovare ed eventualmente acquistare un pamphlet sul rito egiziano di Cagliostro di cui ho sentito parlare e che è stato scritto oltre un secolo fa?). In questo momento non posso sapere se l'evento accadrà, so soltanto che questo opuscolo esiste.

 

E se invece il CAOS non fosse pura casualità, bensì un tipo di ordine trascendente la nostra capacità di comprenderlo, con una sua logica talmente complessa tanto da non essere  in grado di percepirla e tantomeno di comprenderla.

La disputa continua e la sua soluzione potrebbe andare alla "Saint Glinglin”, per usare un modo di dire francese che è anche il titolo di un libro scritto da Raymond Queneau ( Newton Compton, Roma, 2012), come sappiamo.

 

La situazione di stallo è evidente. Ed allora ipotizziamo.

 

Se casuale e causale fossero l'espressione di due differenti atteggiamenti che assumiamo di fronte a ciò che avviene nello spazio-tempo in cui viviamo? Tutto sommato non è proprio ciò che accade quando vogliamo esorcizzare le paure che ci assalgono, quando desideriamo acquisire fiducia in noi stessi, oppure semplicemente quando ci fa piacere sentirci capaci di affermare che siamo noi gli artefici del futuro?  In tutti questi casi non attribuiamo forse, di volta in volta, la colpa o il merito ad una casualità anche se potrebbe trattarsi dei differenti aspetti della causalità?

 

Moltissime sono le testimonianze sia in un senso che nell'altro.  Quella di Jacques Monod, biologo e filosofo, premio Nobel per la medicina nel 1965, è particolarmente convincente quando sostiene che le alterazioni nel DNA siano accidentali e avvengano casualmente (Il caso e la necessità, Milano, 2001). Soltanto il caso, secondo l'autore, sarebbe all'origine di ogni creazione biologica perché è proprio la casualità che origina le mutazioni, mentre, soltanto in un momento successivo, avverrebbe la selezione naturale perché l'essere vivente, così mutato, possa confrontarsi con l'ambiente.

 

Nella perenne dicotomia tra casualità e causalità, tra determinismo e libertà di scelta, si inserisce anche Platone che concilia casualità e libertà di scelta nel mito di “Er”. (Repubblica, libro X). Il filosofo sostiene che conclusosi un ciclo vitale, e dopo aver scontato la pena o la beatitudine, le anime tornano sulla terra per una nuova vita. Ciascuna di esse si mette in coda secondo un ordine casuale e, quando è il suo turno sceglie quale tipo di vita futura vivere tra le tante disponibili. La responsabilità della scelta sarà soltanto sua e non della divinità. Con il mito di Er, Platone vuole provare l'inesistenza del destino prestabilito ed il trionfo della libertà di scelta che permette all'uomo di scegliere la propria vita ma in commistione con la casualità.

 

Anche Ettore Majorana si interessò alla casualità ed al determinismo, criticando in un suo articolo i sostenitori delle teoria che nulla avviene per caso, ma soltanto secondo ragione o necessità. La sua affermazione si basava sulle scoperte della meccanica quantistica per "riconoscere (oltre ad una certa assenza di oggettività nella descrizione dei fenomeni) il carattere statistico anche delle leggi ultime dei processi elementari." Questa conclusione ha evidenziato l'analogia tra fisica e scienze sociali, tra le quali risultò una esatta corrispondenza di valore e di metodo. Per Majorana la casualità ha rilevanza anche nell'analisi statistica dei fenomeni sociali, perché è impossibile prevedere gli effetti di un singolo fenomeno del quale si può individuare soltanto la probabilità statistica se e quando messa a confronto ad un insieme di fenomeni simili.

 

Per David Hume, invece, ciò che conta è lo stato d'animo soggettivo di attesa, che individua il rapporto causa-effetto, per cui al ripetersi di un determinato effetto si ritiene, attenzione senza assoluta certezza, che se ne debba verificare un altro simile e se questo avviene è soltanto dovuto alla casualità.

Possiamo allora ritenere la casualità un principio unificante?

Questo articolo potrebbe essere formato da segmenti sparsi del sapere che tendono a riunirsi spontaneamente? La casualità può essere una tecnica narrativa? Oppure un metodo che permette di lavorare sulla coerenza storica dei singoli elementi prima e dell'insieme poi?

 

E se fosse invece una tecnica di apprendimento che favorisce l'evento comunicativo?

Una precisazione è d'obbligo. La casualità con cui è nata questa raccolta non è certamente quella di Samuel Rosenstock che, conosciuto anche con lo pseudonimo di Tristan Tsara fu, nel 1916, l'iniziatore della corrente culturale del dadaismo scrivendone le opere principali. (An introduction to Dada, New York, 1951).

 

Infatti non mai stata mia intenzione stupire il lettore con considerazioni del tipo prendete un giornale, ritagliatelo, mescolate in un sacco i ritagli che avrete ricavato, poi pescatene uno alla volta e disponeteli uno accanto all'altro nell'ordine in cui li avete estratti, copiate il tutto e, una volta terminato, ciò che risulterà sarà un poema dadaista. Probabilmente per noi risulterebbe soltanto un guazzabuglio senza né capo nè coda, anche se molto diverso dalle follie letterarie raccolte nel catalogo di André Blavier (Les Fous Littéraires, Editions des Cendres, Parigi, 2000), nelle quali era unicamente il contenuto, i fatti e non il metodo ad essere folle, ma se casuale o causale non ci è dato di sapere.

 

Cosa accadrebbe poi se fogli, appunti, libri, quaderni e pamphlets potessero raccontare la loro storia? [...] "Chi meglio di un libro ci racconta in prima persona la sua vita, rammentandoci la nostra storia" [...] scrisse Edmondo De Amicis (la voce d'un libro, Seb27, Torino, 1995). 

E se poi, per pura casualità essi potessero dialogare fra di loro in un colloquio di natura sicuramente patafisica, tanto cara al suo creatore Alfred Jarry (Gesta e opinioni del dott. Faustroll, patafisico, Adelphi, Milano, 2010), e noi fossimo in grado di ascoltare questa conversazione? Follia? Forse. Ma se fosse possibile, non sarebbe forse la scienza delle soluzioni immaginarie che potrebbe condurci oltre l'evento narrato?

 

 

 

 

 

 

 

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 26/01/2021