Perchè non parte mai nessun treno per visitare i Gulag comunisti?

Perché non viene dato il giusto risalto "agli altri morti"

Ogni anno il 27 gennaio si ricorda giustamente l'olocausto degli ebrei uccisi in nome dell'ideologia razzista del nazionalsocialismo hitleriano. Puntualmente però sorge un'altra domanda, perché non viene dato il giusto risalto, "agli altri morti", causati dal socialcomunismo leniniano e staliniano.

Trovo interessanti le iniziative per ricordare la shoah, come quella dei treni che partono per raggiungere i luoghi dell'olocausto ebraico.

 

Abbiamo commentato con ammirazione queste iniziative ma ci siamo chiesti: perchè non parte mai nessun treno per visitare i Gulag sovietici? Qualcuno mi ha obiettato che i gulag sono troppo lontani. Perchè non organizzare treni verso l'Istria dove furono decine di migliaia gli italiani infoibati da Tito? Anche questi luoghi, dove sono stati massacrati milioni di uomini e donne, meriterebbero visite di scolaresche.

Le vittime del comunismo non sono degne di essere riconosciute?

 

Qualche anno fa ha fatto discutere, la decisione del Comune di Predappio in provincia di Forlì di non dare il contributo a due studenti per un viaggio ad Auschwitz. Apriti cielo, tutti addosso al sindaco tra l'altro eletto in una lista di centrodestra e per giunta capo del comune dove è nato Benito Mussolini. «Finchè quei treni non fermeranno anche vicino alle Foibe ai gulag o al Muro di Berlino la nostra posizione rimane questa […] noi non diamo soldi a chi ha una visione solo parziale della storia».

Peraltro il sindaco non può essere additato come nemico della shoah, perchè ha dichiarato, «noi siamo i primi a reputare fondamentali i viaggi di istruzione ad Auschwitz, ma, ripeto, vogliamo che anche le altre disgrazie non vengano considerate da meno».

 

Su questa faccenda, qualche giornalista si è permesso di ricamarci sopra con ironia come Massimo Gramellini nel“Caffè” de Il Corriere della Sera:

 

«Nessuno ha avuto il coraggio di avvertirlo che il convoglio non si ferma neppure sui campi di battaglia di Attila e Gengis Khan. E che qualcuno, forse un macchinista amico della Boldrini, ha deciso di saltare la fermata di Canne per non irritare i nipotini scafisti di Annibale».

 

Non conosco quali siano le vere finalità del sindaco, non credo che volesse risparmiare 370 euro, che era la quota del viaggio delle due studentesse che peraltro prontamente è stata finanziata dall’associazione «GenerAzioni in Comune». Quel che è certo il primo cittadino Roberto Canali, ha toccato un “nervo scoperto”del grande apparato del partito del “politicamente corretto”, che detiene da decenni il potere mediatico, culturale, sociale, politico e storico del nostro Paese. Certamente a Canali bisogna riconoscere che ha avuto coraggio nel sfidare i tanti pasdaran della Storia ufficiale epurata dagli incidenti di percorso del comunismo in tutte le salse.

Le vittime del comunismo non sono degne di essere riconosciute?

 

E' noto quante difficoltà ha avuto ed ha Giampaolo Pansa con i suoi libri sui massacri compiuti dai partigiani comunisti durante la cosiddetta Resistenza. Addirittura lo scrittore di Casale Monferrato, per evitare incidenti, aveva deciso di non presentare più in pubblico i suoi libri per le minacce che regolarmente riceveva dai vari "democratici" di turno. E poi dalle alte cariche dello Stato si viene a parlare di memoria condivisa...

Ma come si può condividere una memoria se ogni volta per poter esporre documenti e fatti riconosciuti, ci vogliono i carabinieri a tutelare la propria incolumità?

 

Benedetto XVI parlando ai membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche diceva che oggi «il passato appare solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace.

Tipico di questa mentalità è il disinteresse per la storia, che si traduce nell'emarginazione della storia. Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l'insegnamento della storia all'università e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò produce una società che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l'esperienza, non è più in grado di progettare un'armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica». (Benedetto XVI, discorso del 7.3.2008 Sala dei Papi).

 

Pertanto è nostro dovere raccontare la verità e soprattutto  non dovremmo perdere la memoria. Benedetto XVI faceva intendere che esiste tra i cosiddetti studiosi un'avanguardia che cerca di cancellare il passato. Del resto non è una novità, questo è già avvenuto sotto i regimi totalitari del Novecento.

Per non cancellare il passato ci sono degli ottimi libri come «Il costo umano del comunismo», lo ha fatto qualche anno fa la D'Ettoris Editori, si tratta della traduzione italiana di tre documenti statunitensi, usciti negli anni '70, (gli autori R. Conquest, R. L. Walker e J. O. Eastland) il testo è stato curato da Oscar Sanguinetti.

 

Nell'introduzione Sanguinetti lamenta un grave disinteresse per i crimini del comunismo e scrive che «il repentino crollo del sistema comunista nei Paesi europei dell'Est e nella stessa Unione Sovietica, nonostante le crescenti conferme della natura criminogena dei 'cessati regimi' comunisti, nessuna istanza di diritto internazionale ha indagato, alla luce della coscienza umana e delle tavole di valori umani che tutt'ora vigono, anche se alquanto sbiaditi, nel mondo occidentale, sui pluridecennali abusi del movimento e dei regimi comunisti, né ha pronunciato una qualsiasi forma di condanna nei loro confronti, eventualmente comminando, come nei casi del nazionalsocialismo e dell'imperialismo giapponese, adeguate pene ai responsabili».

Pertanto per Sanguinetti, mancando un tribunale internazionale, una condanna, una qualsiasi inchiesta, «i colpevoli di milioni di morti in Russia e altrove sono andati in pensione indisturbati e non di rado riveriti e temuti». Dunque rincara Sanguinetti: «Non solo non vi è stata alcuna Norimberga e nessun processo di Tokio, non solo nessun capestro è stato infilato al collo dei dirigenti comunisti per aver commesso crimini contro l'umanità su scala industriale, ma non vi è stato neppure il minimo riconoscimento di colpa o la più tenue ammenda collettivi».

Certo ci sono state delle lodevoli iniziative come “Il Libro nero del comunismo”, tra l'altro ad opera di privati, c'è stato il grande Vladimir Kostantinovic Bukovsij, che ha pubblicato in Occidente migliaia di documenti, trafugati dagli archivi del KGB. Ma sono stati pochi quelli che hanno voluto veramente denunciare le malefatte degli apparati repressivi dell'immenso impero sovietico.

 

Recensendo il libro «La vita in uno sguardo» di Marta dell'Asta e Lucetta Scaraffia, anche loro denunciavano una certa indifferenza per la storia sovietica, addebitandola alla globalizzazione, agli interessi economici, anche loro lamentavano la mancanza di un’esplicita condanna ufficiale del comunismo. Amaramente la Dell’Asta ammette che forse «i temi delle repressioni, del totalitarismo, hanno incominciato ad annoiare, a sembrare scontati e infine quasi indecorosi; di fronte alla vita che preme sempre più intensa e complessa, molti giudicano assurdo tirar fuori dall’armadio lo spaventapasseri di Stalin e agitarlo per spaventare e irritare i nuovi borghesi russi».

 

Tuttavia studiare il passato, la Storia è importante, solo perchè chi sbaglia storia sbaglia politica. La storia, diceva lo storico svizzero Johan von Muller, è un magazzino di esperienze per la politica. Del resto una società che ignora il proprio passato è priva di memoria storica. La perdita di memoria priva gli individui dell'identità. Una società senza identità è facilmente conquistabile.

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 27/01/2021