Il mistero delle città cinesi in Africa

Il neocolonialismo asiatico che cementifica la savana; si prepara una migrazione di massa?

La notizia ha visto impennare l’interesse dopo un articolo pubblicato nel 2012 dalla BBC, suscitando curiosità per qualche anno e poi affievolirsi, assorbita dai tanti avvenimenti di questo mondo in accelerazione esponenziale.

Un servizio di Focus dell’ottobre 2015 rivelava: La Cina costruisce intere città in Angola e altri Paesi africani, con servizi e infrastrutture, e invita i cinesi ad andarci con il concorso: “una sola Cina in Africa”

il pezzo descriveva un accordo tra Pechino e il governo angolano intorno a delle concessioni petrolifere alla Cina, & un investimento immobiliare cinese, dove, alla periferia di Luanda, è stata realizzata dalla società cinese CITIC una intera città, già dotata di tutti i servizi, capace di accogliere 500.000 abitanti in circa 750 palazzi di otto piani. Si tratta di Nova Cidade de Kilamba; città terminata in 3 anni e che a quel momento era del tutto disabitata, con prezzi di acquisto degli appartamenti fuori portata per la popolazione africana. Il costo della città si aggira sui 3 miliardi di euro, ma non è che una minima fetta del capitale che la Cina sta investendo in Africa.

La città sorta in Angola sembra non essere l’unica. Altre ne sono state impiantate in Guinea equatoriale, Nigeria, Ciad, Sudan, Mozambico,  Zimbabwe e Zambia, lasciando trapelare il prologo di una massiccia immigrazione di lavoratori cinesi in Africa, pianificata per molteplici motivi legati all’inarrestabile crescita demografica ed economica della Cina.

Il futuro dunque potrebbe riservare un panorama che supera l’idea coloniale e abbraccia un progetto di un' Africacontinente satellite”, dislocando fino a 300 milioni di cinesi in Africa, col vantaggio di diminuire la pressione sulle risorse idriche e di terreno coltivabile in Asia.

 

Di recente alcuni scenari si sono fatti più chiari e inquietanti.

Una nutrita colonia cinese in Africa, oltre ad alleggerire l’aumento della popolazione in patria, renderebbe più gestibile l’estrazione e il saccheggio sistematico di materie prime di cui il continente africano è intriso, razziando nel nome del progresso, come uno sciame di meccanizzate locuste industriali affamate di minerali.

Spesse volte, i destinatari dei prodotti finiti "made in China", nati da uno sfruttamento planetario che stride con la sostenibilità della stanca Madre Terra,  saremo noi, decadenti, viziati e disattenti consumatori occidentali.

Altro aspetto preoccupante è il cosiddetto “outsorcingdell’ inquinamento. Infatti oggi la Cina è già alle prese con un inquinamento disastroso, impensabile allargare la macchina produttiva in patria, ecco dunque l’Africa come obiettivo ottimale, l’ultima frontiera di un mondo selvatico, da sempre bancomat di ricchezze naturali per il resto del mondo “civilizzato”.

La macchina cinese sul suolo africano.

In un intreccio di accordi e corruzioni con i venali leader africani, ambasciate e nuove rotte commerciali stanno rinforzando le relazioni cino-africane, mentre la nuova élite cinese in Africa si concede al gossip alla guida di supercar, sfoggiando preziosi e look d’alta moda.

La nascita delle nuove città, è avvenuta sacrificando migliaia di ettari di savana & di foresta equatoriale.

Le polverose piste africane sono sempre più attraversate da autocarri cinesi che trasportano paccottiglia “made in Cina” destinata ai tradizionali mercati africani.

Per il trasporto di ingenti tonnellaggi di legname tagliato da foreste incontaminate e destinato alla Cina, sono state costruite migliaia di km di ferrovia.

Il territorio è stato leso da gigantesche miniere dove manodopera locale pagata meno di 1 dollaro al giorno estrae oro e diamanti. Ma la penetrazione è anche culturale; istituti scolastici, stanno sorgendo in tutto il continente allo scopo di insegnare agli africani il mandarino e il cantonese. Questo ed altro di notizie reperibili sulla stampa estera e sul Web. Alcune anche più invasive di quanto finora riportato, ma non tutte da accettarsi come verosimili.

Riassunto su più segnali di espansionismo cinese in Africa.

Fermo restando che, l’operazione avviata dalla Cina per travasare parte di sé in Africa e viceversa, è un dato di fatto, occorre prendere le distanze da certi blog che dal Web, storpiando i reportage di articoli seri (Daily Mail), postulano un vero e proprio progetto di conquista territoriale e riduzione in schiavitù della gente africana da parte dell’imperialismo cinese… Scenario difficile  da credere.

Altrettanto probabili fake, le notizie di massicce forniture di armi cinesi ai bellicosi dittatori africani, fomentando guerre civili per far cassa. Non avrebbe senso trapiantare milioni di concittadini in un continente sempre in guerra e armato fino ai denti.

Dunque, tra certezze e ipotesi, forse alcune cause della edificazione cinese in Africa erano state ben anticipate da un articolo di Repubblica del 2008, sintetizzato in:

“nella Repubblica Popolare Cinese vive il 21% della popolazione mondiale, ma in rapporto, la sua agricoltura ha solo il 9% delle terre coltivabili. La Cina, oltre a essere alle prese con un insostenibile inquinamento, ha solo l’8% delle riserve di acqua potabile del pianeta; 1/3 della sua superficie è desertica e le zone aride avanzano. Il ministero Dell’agricoltura di Pechino spinge le grandi società agroalimentari cinesi ad acquisire superfici coltivabili in tutto il mondo”.

Inoltre, senza negare il ruolo predatorio a sua volta applicato al continente africano dalle “democrazieoccidentali e non ancora tramontato, questo momento storico assiste a una maggiore maturità delle stesse. 

Cercando altre strade di cooperazione, ora gli Stati europei chiedono all’Africa riforme democratiche e più moralità nell’impiego delle forti somme che troppo spesso, da quando molti Stati africani hanno ottenuto l’indipendenza, sono sperperati dalle mani dei dittatori e non arrivano alle popolazioni, sempre afflitte da carestie e povertà.

Su queste ragioni umanitarie i cinesi sembrano molto più avidi e pragmatici. L’Africa è vista come terra da mungere senza soffermarsi troppo sui diritti umani e se far affari per mezzo della corruzione facilita il compito, così sia.

L’argomento è in via di evoluzione, mentre intanto le palazzine di Nova Cidade de Kilamba, oggi risultano sufficentemente abitate e la città mostra segni di una sinergia operativa in progressivo sviluppo. Aumentano le auto per le strade, aumentano i servizi che entrano in funzione.

Chiusura in riflessione

Raggiunta l’indipendenza dalle potenze coloniali europee, in Africa non si sono imposti dei leader all’altezza delle potenzialità del ricco continente, peraltro ancora alle prese con le tagliole di occidentali debiti da smaltire.

Mu’ammar Gheddafi ne stava prendendo le redini, cercando di costruire una federazione di Stati Uniti africani indipendenti, ma questo è un paragrafo di un’altra brutta storia.

 

Fa riflettere che oggi sia il turno di profumi e balocchi cinesi a far sì che il continente africano si trovi in balia di nuovi dominatori, a cui si devono sommare: indiani, coreani, nuovi paesi emergenti e abituali sfruttatori occidentali. 

Certo l'Africa, nell'era di un nuovo millennio, era tempo che riuscisse ad emanciparsi di più. Giudicare i come, quando, chi e perché, è argomento antropico, storico e politico che va approfondito altrove. In questa sede l’ultima riflessione è al lettore, e ancora una volta, il dibattito è aperto: la Cina sarà il nuovo padrone del mondo?

 

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Articolo pubblicato il 30/01/2021