Draghi e la cacciata dei barbari

Come sarà la “chiamata a raccolta dei migliori”?

Ieri mattina il presidente della Repubblica ha conferito a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo governo. Il presidente incaricato, accettando con riserva, ha pronunciato questa dichiarazione: ”Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini rilanciare il Paese sono le sfide che ci confrontano. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie della Ue, l'opportunità di fare molto per il Paese con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale. Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto al Parlamento, espressione della volontà popolare. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti ed i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all'appello del presidente della Repubblica. Scioglierò la riserva al termine delle consultazioni".

La via imboccata con risolutezza dal presidente Mattarella, certifica il fallimento delle forze politiche in campo. Tutte, a partire dal M5S, partito di maggioranza relativa hanno fallito fin dall’inizio della legislatura e sono corresponsabili. Tutte, in tempi e modi diversi, hanno svolto male o non hanno svolto proprio la parte che spettava loro. E anche stavolta come nell’estate del 2019 la crisi è maturata con incubazione lunga eppure in modo infine rapido, in parte pretestuoso e in parte presuntuoso.

Allora fu Matteo Salvini a propiziare la fine al governo giallo-verde ed a ragione, in quanto si trattava di una coalizione innaturale ed irrazionale, poiché i connubi, come ci ha insegnato Cavour, debbono condividere il terreno della consapevolezza, virtù sconosciuta ed estranea ai grillini. Nei giorni scorsi è stato Matteo Renzi ad aprire la via alla liquidazione del governo giallo-rosso. Entrambi avevano ottenuto un governo diverso dal precedente e forse dai propri obiettivi. A meno che per Renzi l’obiettivo prioritario fosse davvero quello di chiudere i conti con Giuseppe Conte – premier da trentadue mesi, ma senza scranno in Parlamento – togliendolo di peso almeno da quella scena istituzionale che  gli ha dato popolarità, fin forse a credersi invulnerabile e imprescindibile.

Ma questo agli italiani importa poco, e importerà via via di meno. Importa infinitamente di più ciò di cui ha parlato martedì sera il presidente Mattarella, spiegando perché, nella sua responsabilità, sente di non poter indire elezioni generali senza esperire prima il tentativo di dar vita a un Governo del Presidente affidato a Mario Draghi che assolva l’essenziale e straordinario compito di continuare a governare l’emergenza pandemica e le sue conseguenze socio-economiche predisponendo definitivamente e al meglio gli strumenti per attuare il grande piano europeo finanziato dall’Unione.

È una strada obbligata. E la personalità prescelta è di tale capacità, prestigio e autorevolezza sulla scena nazionale e internazionale, che nessuna forza politica, comunque collocata, può dubitare del senso di questa iniziativa o prenderla alla leggera.

L’opinione pubblica ha chiaro tutto questo: prima il Paese, prima l’interesse generale. Il Parlamento è e resterà libero di scegliere tra un fallimentare e indecoroso vicolo cieco e un’onorevole uscita dal pantano. Draghi inizierà domani pomeriggio ad incontrare i partiti e poi le forze sociali e presentare il suo programma di azione. Gli organi direttivi dei partiti stanno prendendo posizione. No deciso dell’ultrasinistra sfasciasitema e da parte dei grillini, cui le sorti  del Paese poco importano. Cautela ed attenzione da parte delle Lega e FI, pur tenendo conto che il centrodestra unito auspicava logicamente il ritorno alle urne. Si dice che, dopo l’ipocrita fedeltà ancora tributata a Conte da parte del PD e grillini, alcuni potrebbero rompere le righe e far prevalere la ragion di stato, nel superare senza traumi, l’attuale contingenza politica.

Risulta ormai chiaro che il fuoriuscito Carelli potrebbe essere  il primo tra le file dei grillini a guardare con attenzione al tentativo di Draghi. La scelta del Colle ha già convinto i mercatiLa Borsa ha chiuso a +2,09%, futures in volo e spread in calo fino a quota 105 punti. L'Unione europea ritrova uno dei suoi eroi e tira un sospiro di sollievo per il Recovery Plan dell'Italia. 'Draghi è rispettato e ammirato a Bruxelles e oltre', dice la vicepresidente della Commissione Schinas.

Le elezioni avrebbero, dopo il disastroso esordio governativo dei grillini, significato il ritorno alla democrazia. Sta continuando, purtroppo la scia dei presidenti del consiglio non eletti. Ma, non dimentichiamo che in Italia, in momenti drammatici,  la politica nazionale e locale ha saputo mostrarci occasioni di studio e di “laboratorio” nell’esperire esempi di governo efficace. Qual è l’auspicio che un cittadino che non vuole vedere disperso un patrimonio ideale e politico può nutrire?

Che le forze responsabili e i” migliori del Paese” possano dare il loro contributo alla Res publica, senza sottostare a deleterie logiche correntizie e spartitorie di una classe politica che ci ha schifati e danneggiati con i pagliacci dell’”uno vale uno”, portando alla ribalta gli impresentabili Toninelli, Azzolina, Bonafede, Arcuri e tanto per non dimenticare il peggio, la pluricondannata Appendino.

 

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Articolo pubblicato il 04/02/2021