…e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Oltre la parola, oltre il colore, oltre la forma...

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

L'Infinito, di Giacomo Leopardi

 

 

…e il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

I versi di Leopardi hanno fatto versare fiumi d’inchiostro. Milioni di persone li hanno letti, studiati e forse compresi.

Sebbene il verbo “comprendere” non si adatti rigorosamente ad una poesia, continuiamo a sostenere il concetto che il cosiddetto “senso letterale” debba dominare il panorama interpretativo dell’opera dei poeti.

Sarebbe come dire che, ammirando un dipinto, siano importanti solo l’analisi tecnica della pennellata o lo studio sulla chimica dei colori utilizzati dal pittore.

Sarebbe come dire che se non fossimo in grado di conoscere le leggi del solfeggio e della composizione, non potremmo apprezzare il valore di una sinfonia e godere delle armonie che da essa scaturiscono.

La parte intuitiva e immaginativa del nostro cervello, quella destra, percepisce immediatamente le sensazioni emotive, le elabora istantaneamente, traducendole in impressioni.

La lettura o l’ascolto di una poesia, che possieda un vero valore oggettivo, determina  la nascita di emozioni profonde che ci coinvolgono al di là della razionale comprensione del testo.

Neppure l’autore, in questo caso il poeta o scrittore durante la fase creativa, è consapevole razionalmente di quanto stia succedendo: immerso in una profonda visione di ciò che percepisce con l’anima, coglie la forma scritta delle proprie emozioni, vede lucidamente che le parole sembrano condensarsi emergendo dalla carta, le legge, ne sente le vibrazioni e offre loro la possibilità di raccontarsi.

Potrebbe sembrare fuori luogo l'affermazione che l'artista sia parzialmente all'oscuro dei significati delle proprie opere, eppure, molto spesso, l'inconscio esprime se stesso attraverso forme e comportamenti a noi ignoti. Le analisi delle opere artistiche, delle opere letterarie e non per ultime quelle delle grafie, permettono agli specialisti di conoscere e analizzare aspetti della psicologia assolutamente ignoti al soggetto, oggetto delle nostre indagini.

L’Artista comprende, solo dopo aver compiuto l’opera, quale siano l’intensità e il significato di quanto ha espresso. La comprensione appartiene alla razionalità, mentre la creazione è appannaggio della parte emotiva.

 

Guernica di Pablo Picasso

 

Come sostengono molti pensatori la realtà da noi percepita con i sensi è solo una grande illusione, Maya, direbbero gli Orientali.

Maya in sanscrito significa originariamente “creazione ma nell'accezione di "misurare", "distribuire", "foggiare", "ordinare", "costruire".

Nei Veda con il termine Maya si indica il potere da cui hanno origine la materia e il mondo materiale.

Questo potere è proprio delle divinità che lo utilizzano per trasformare una propria ideazione in una forma concreta, proprio come suggerisce il termine italiano "arte".

La sequenza del processo creativo potrebbe essere la seguente: necessità creativa, volontà creativa, atto creativo e comprensione di quanto sia stato creato.

Non possiamo prescindere dalla profonda necessità creativa, ovviamente intesa in senso esclusivamente metafisico, di esprimere concretamente ciò che sentiamo come nostro, come vero, come autentico.

Che la cosiddetta Realtà sia la mera illusione nascosta sotto il Velo di Maya, lo afferma anche Arthur Schopenhauer nel suo “Il mondo come volontà e rappresentazione”, ove esprime il concetto che la vita sia un sogno e che questo “sognare” sia la nostra unica realtà.

Analogo al Velo di Maya, quello di Iside, separa gli individui dalla Conoscenza, permettendo loro di percepire solamente una realtà offuscata, illusoria e deformata. Il velo di Maya impedisce, secondo la cultura induista, di raggiungere moksca, ovvero la liberazione spirituale dal ciclo delle vite, tenendo gli uomini imprigionati nel Samsara.

Il grande dono elargito dai veri Artisti, poeti, pittori o musicisti che siano, è proprio quello di farci percepire una Realtà, altra, presente oltre i veli dell’inconsapevolezza.

"L’Infinito" di Leopardi, come “Guernica” di Picasso o la “Passione secondo Matteo” di Bach, sono autentici Portali metafisici che utilizzano rigide regole espressive (non potrebbe essere altrimenti), ma donano un risultato che travalica i limiti della forma e della tecnica espressiva, creando un epifenomeno metafisico in grado di condurci oltre le impressioni recepite dai nostri sensi e dalla nostra mente razionale.

Come unica considerazione finale, direi che per percepire con l’Anima quel senso d’infinito che il Poeta di Recanati ha condiviso con tutta l’Umanità, è necessario fare un salto quantico, abbandonandosi al vuoto, come fa chi decide di provare se sia possibile volare… anche senza ali.

Di Johann Sebastian Bach - Hans Conrad Fischer: Johann Sebastian Bach. Sein Leben in Bildern und Dokumenten. Hänssler, Holzgerlingen 2000, Nr. 128, ISBN 3-7751-3438-7, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16923230

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=Fxpy8PCrzwo

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 08/02/2021