La bottega del rilegatore di Venezia

Di Ezio Marinoni

Maggio 2015. Entro nell’officina di Paolo Olbi e ho la sensazione di trovarmi in un luogo fuori dall’ordinario. Ovunque ci sono agende, diari, libri rilegati, disposti su file di scaffali a creare un vivace fondale. Tutto viene prodotto nel retrobottega, con la perizia e la delicatezza delle sue mani e con macchine d’epoca.

L’impronta del locale è tipicamente “veneziana”: le copertine sfoggiano gli stemmi della Serenissima - il leone e il grifone - : Paolo Olbi sogna di realizzare ogni volta qualcosa di unico, un capolavoro. È una passione che non esita a mostrare, attraverso le sue opere d’arte, perché di arte si tratta. Mi mostra qualche esemplare, mi racconta storie ed aneddoti della sua vita, da autentico appassionato di scrittura e della carta artigianale. È facile entrare in empatia con lui: ha il progetto di aprire una scuola per tramandare la sua arte alle nuove generazioni, così come i suoi maestri hanno fatto con lui. Il suo sogno, per ora, non si è concretizzato.

Entra una turista orientale, si guarda intorno e se ne va.

Le subentra una anziana coppia di inglesi, che compera un quaderno e riprende il suo cammino veneziano.

Paolo mi consiglia di non seguire le grandi folle che ogni giorno invadono la città, suggerisce un percorso per calli e canali minori, per guardare case abitate e le tante abbandonate, ascoltare il silenzio della laguna e inspirarne gli odori buoni o cattivi, dolci e salmastri. Mi spiega che l'acqua alta non è solo una foto con i turisti che camminano a fatica in piazza San Marco, ma è l'impossibilità per le barche di solcare i canali e passare sotto i ponti, per cui le comunicazioni e i trasporti si interrompono fino alla discesa del livello delle acque.

Secondo lui l'unicità di Venezia sta nella mancanza di una periferia, perché la città si espande ovunque, sempre sull'acqua, che è il suo elemento fondante. Il margine è la terraferma, infatti le brutture industriali e civili si sono concentrate a Mestre e a Marghera.

Per capire Venezia invita a guardare i trasporti sull'acqua, la difficoltà degli stessi e il costo che ne deriva e cambia tutti i rapporti economici, rendendo Venezia una città per abbienti, sempre più spopolata e povera di veneziani (mancano soprattutto i giovani, che da Venezia se ne vanno).

Paolo Olbi è nato a Padova; quando trasloca per trasferirsi a Venezia, il trasporto dei mobili gli costa 50 mila lire fino a Mestre e un milione da Mestre al suo appartamento in Venezia.

Compero due agende, alcune cartoline e due segnalibri. Mi regala i segnalibri, è uno scambio di passione e un gesto di amicizia che lega per sempre le nostre due esistenze.

Nel suo antro di arte e passione il tempo sembra essersi fermato; quando esco dalla bottega del rilegatore vedo una città diversa da quella in cui sono arrivato poche ore prima. È grazie a lui che potrò guardarla con occhi diversi.

Mi accade, infatti, poco dopo, di osservare il trasporto dei rifiuti effettuato con carrelli ospedalieri a rotelle, spinti a braccia, il loro salire e scendere sui ponti e caracollare per calli e stradine.

Noto alcune imbarcazioni il cui conducente deve abbassarsi, letteralmente inchinarsi, per non urtare con la testa la volta di un ponte. Capisco quanto la gondola sia coreografia patinata ad uso dei turisti facoltosi, in una città che è stata fondale di libri e film, ispirazione per scrittori e registi.

Entro in qualche cortile aperto, scopro colpi d'occhio inediti. Florilegi di piante e colori esotici, silenzi claustrali, facciate disadorne, ricchezze abbandonate dai proprietari e sfregiate dal tempo e dalle intemperie. Un vetro rotto e non riparato mi fa pensare a chi possa aver abitato quelle stanze.

Ho conosciuto la dimensione del silenzio di Venezia. Nei campielli dove non esistono negozi, dove non c'è un bar, qualche giovane studente straniero trascina le sue borse a traino, per raggiungere un ostello.

Rimane il ricordo di una bottega magica e del rilegatore Paolo Olbi.

Il suo negozio si trova al Ponte di Cà Foscari (Dorsoduro 3253).

 

@Ezio Marinoni

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Articolo pubblicato il 19/02/2021