Lo stop alle aperture degli impianti di risalita č un epitaffio per l’industria turistica invernale

Un’altra tipologia di prudente rapporto con il Covid-19, dopo un anno di esperienza, č certamente possibile. Sensi e controsensi

La decisione del ministro Speranza di bloccare gli impianti sciistici causa distanziamento fisico è un controsenso. I treni pendolari sono zeppi all'inverosimile, così come i centri storici e le spiagge, dunque l’ordinanza è una dichiarazione di guerra all'economia della montagna, dove gli amministratori si erano preparati in modo minuzioso con attenzione, assunzioni, prevendita di abbonamenti per la risalita. Ugualmente pronti i ristoranti e le scuole di sci.

Se è pur vero che il virus continua a circolare, non è certo più pericoloso sul seggiolino di una seggiovia, laddove il distanziamento sociale è fisiologico, e sicuramente è più inoffensivo all’aria aperta della montagna rispetto all’interno dei mezzi pubblici. C’è un perché alternativo all’ipotetica, esagerata prudenza dichiarata a sorpresa agli operatori della montagna, nei confronti della pandemia?

All’attenzione di un ragionamento che contempla il panorama economico generalmente imposto dal confronto con Covid-19, e le attuali regioni gialle, lo stop alle piste da sci, non ha senso, mentre ad esempio, lo sci di fondo è tollerato. Il divieto suona come una scelta di ordine ideologico atta a indebolire un settore di estrazione borghese, frequentato dalla classe media, già fortemente colpita.

Il sospetto è che fino ad oggi, agendo di rimessa, un potere decisionale politico fondamentalmente sbilanciato a sinistra e formalmente keinesiano, nel nome del Coronavirus, abbia impostato molti decreti con un disegno parallelo e non dichiarato, tendente ad annichilire molti settori privati, esercitando delle scelte più elastiche su quelli pubblici.

Così è anche per la ristorazione, colpita a tradimento con un preavviso riferito a domenica 14, San Valentino, piombato all'ultimo momento, quando già il settore aveva investito in scorte alimentari e ricevuto prenotazioni. Regalare le porzioni invendute alla Caritas e ai senzatetto, avvenuto  soprattutto in Liguria è stato un gesto encomiabile, un grido di ribellione contro l'insulto e la beffa, quanto un segnale di amara sconfitta nei confronti di un decreto “aggressivo” e punitivo nei controlli e nelle sanzioni.

La pandemia va affrontata con decisione, ma in alcune prese di posizione assume le sembianze di una ben articolata e cavalcata scusa?

L'ipotesi di un disegno atto a indebolire il settore privato così da renderlo assimilabile da un’ideologia centralista e trasformarlo in un secondo tempo, in servizio pubblico gestito dallo Stato, si alimenta da sola, nascendo spontanea nelle persone più attente e nei gestori privati, che conoscono la fatica e l'eroismo di lavorare ancora con una partita Iva, onorando salari e tasse.

Il nuovo governo Draghi si è annunciato con velati programmi atti al rilancio del paese Italia, progetto che non può svilupparsi se non con un occhio di riguardo per il motore economico produttivo dell’azienda privata, settore che sopravvive attendendo di vedere onorate le promesse di troppi, recenti governi. Garanzie elettorali relative al taglio delle tasse & allo snellimento della burocrazia. Parole sempre rimaste poi, sospese nel vento.

Nel frattempo, in Val d’Ossola alcuni impianti di risalita sono stati aperti nonostante il divieto. Non sembra si siano manifestate condizioni di particolare assembramento…

"Quando una legge è iniqua,dissentire è un obbligo" (Sant'Agostino)

 

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Articolo pubblicato il 16/02/2021