Semplice attrezzo ludico-sportivo o dispositivo funzionale?

Nato per uno scopo ne rivela altri interessanti dedotti dall’esperienza.

Chi non ha mai trovato il modo di usare diversamente un oggetto nato con una funzione precisa?

 

Una posata può essere usata come leva per vincere la forza esercitata dalla depressione che il sottovuoto imprime al coperchio di un barattolo impedendone uno svitamento facile. Un foglio di alluminio da cucina può servire a ripristinare temporaneamente un collegamento elettrico. Qualche decennio fa un collant bastava per sostituire la cinghia della pompa dell’acqua del motore di un’auto, improvvisamente spezzatasi. Uno sgabello può improvvisarsi scala. Una scala a pioli può essere usata come barella o stendibiancheria. Una tazza da caffelatte può contenere il terriccio per mettere a dimora una piantina grassa.

 

E questo semplice triciclo a cosa altro può servire oltre al divertimento?

 

Potrebbe essere utile se usato in ambiti terapeutici e riabilitativi?

 

Quando si parla di dispositivi terapeutici e riabilitativi occorre tenere presente che tali termini si addicono solo a presidi medici riconosciuti (e non è questo il caso). Nel caso dell’uso a fini terapeutici e riabilitativi del triciclo anfibio Dynacross si deve considerare tale dispositivo alla stregua di un oggetto qualsiasi, nato per altre finalità, ma inseribile in un contesto terapeutico e/o riabilitativo secondo buon senso.

 

Esso può essere considerato similmente ad una pallina da tennis che venga ruotata e stretta ciclicamente nella mano per allenarne la mobilità e rinforzarne la forza di presa, o a una bicicletta usata dopo una cardiopatia. Il Dynacross è stato concepito come attrezzo ludico che, nel contempo, ha rivelato insospettate doti di attrezzo ginnico ed educativo delle interazioni pensiero-azione; infatti, come si può desumere dalla documentazione ad esso relativa, per il suo uso occorre conoscerne la tecnica di funzionamento; di conseguenza se ne possono apprezzare i contenuti in termini di mini palestra in grado di coinvolgere molti settori muscolari e articolari che difficilmente si attivano contemporaneamente in altre discipline sportive. Inoltre, a causa del necessario utilizzo di una particolare postura e della posizione del baricentro in coordinamento con i recettori di posizione spaziale (propriocettività), con le modalità di applicazione degli sforzi e dei pesi induce a sviluppare un coordinamento psico-motorio particolarmente interessante. Dopo la breve descrizione di alcune caratteristiche peculiari, potrete comprendere quante possibili applicazioni possono derivarne, nei contesti evidenziati, dalla applicazione disgiunta o congiunta di tali aspetti tecnici e funzionali.

 

Modalità di utilizzo:

 

1 – calzare gli appositi zoccoli:

    -  essi sono adattabili a qualsiasi numero di piede, nudo o calzato.

2 – marcia avanti e indietro su terra o neve:

  1. inserire gli zoccoli nell’apposita sede sull’asse pedali e salire
  2. abbrancare il manubrio
  3. spingere sul collo d’oca dell’asse pedali

3 – cambiamento di direzione su terra o neve:

  1. girare leggermente il manubrio
  2. spostare il peso del tronco sull’avambraccio esterno alla curva da percorrere e continuare a pedalare facendo slittare la ruota posteriore interna.

4 – frenata su terra o neve:

  1. invertire il moto dei pedali
  2. girare leggermente in manubrio
  3. caricare il peso del tronco al centro del manubrio

5 – marcia avanti e indietro in acqua:

  1. bilanciarsi sull’asse posteriore
  2. spingere sul collo d’oca dell’asse pedali

6 – cambiamento di direzione in acqua:

  1. girare leggermente il manubrio
  2. caricare il peso del tronco sulla ruota posteriore interna alla curva da percorrere

7 – frenatura in acqua:

  1. invertire il moto dei pedali rispetto alla direzione di marcia

8 -  marcia bilanciata indietro su terra o neve in equilibrio sull’asse posteriore e ruota anteriore alzata

  1. è possibile bilanciarsi sull’asse posteriore usando la ruota anteriore alzata come contrappeso e andare avanti e indietro in linea retta sfruttando l’effetto rotaia indotto dalla carreggiata larga.

 

Condizioni particolari che si verificano durante l’utilizzo:

 

1  -  postura:

la postura del corpo risulta essere quasi verticale, leggermente flessa e inclinata verso l’avanti con le mani appoggiate al manubrio

 

2  - movimento:

i movimenti non sono mai per caduta, traumatici, ma per rotazioni e spostamenti, quindi fluidi, continui e controllati. I muscoli sono sempre in azione per determinare la posizione e l’applicazione dei pesi e degli sforzi.

 

3  - baricentro:

il baricentro si muove sempre all’interno degli appoggi costituiti dalle tre ruote; il suo continuo spostamento si rende necessario per poter applicare i pesi e gli sforzi dove occorrono. Inoltre contribuisce a mantenere l’equilibrio del sistema.

 

4  - articolazioni:

le articolazioni sono sempre flesse, mai rigide, e contribuiscono alla fluidità dei movimenti e alla velocità di spostamento del baricentro.

 

5  - distribuzione dei pesi:

gran parte del peso del corpo grava sulle gambe e  solo parzialmente sulle braccia tranne quando venga trasferito sugli avambracci per compiere le curve, per frenare il mezzo o  per bilanciare il corpo al variare della posizione del mezzo.

 

6  - posizione impennata:

la posizione di marcia impennata ha una grande valenza nell’esercizio dell’equilibrio, quasi come su un monociclo, ma con un vantaggio rispetto ad esso di poter bilanciare il peso usando la ruota anteriore alzata. Nel contempo la posizione del manubrio tirato verso il torace permette l’esercizio di altre fasce muscolari e l’allargamento della cassa toracica a vantaggio di una più profonda e ampia respirazione.

 

7  - modulazione degli sforzi:

la modulazione degli sforzi avviene in maniera intuitiva e non forzata.

 

8  - coordinamento degli sforzi applicati in relazione al movimento da conseguire:

dopo qualche istante per acquisirne le caratteristiche funzionali ci si trova ad impegnare un coordinamento tra ordini impartiti, variabili esterne e azioni eseguite che interessano una gran parte dei sistemi funzionali, normalmente non utilizzati contemporaneamente, con conseguenze benefiche sulla riabilitazione e sviluppo del coordinamento psico-motorio.

 

9  - sicurezza attiva e passiva:

il mezzo non ha motore né ruote libere; se si smette di pedalare si ferma immediatamente; in acqua, vista la bassa velocità esprimibile, può essere fermato da un bagnante semplicemente con una mano; nel caso di perdita dell’equilibrio in acqua basta lasciarsi andare all’indietro: gli zoccoli si sfileranno dal collo d’oca e contemporaneamente l’azione sul collo d’oca spingerà il mezzo lontano dall’utente; nel caso di caduta accidentale verso l’avanti, invece, occorrerà tenere il manubrio fino al capovolgimento del mezzo in acqua per evitare urti contro di esso.

Gli zoccoli servono da protezione al piede nudo nell’uso del mezzo in acqua; in tal modo la pelle del piede, bagnata, e quindi indebolita, non sarà esposta a danni da urto. Perfino calzare gli zoccoli si rivela un esercizio proficuo di attenzione poiché, per farlo correttamente, occorre seguire la sequenza di operazioni necessarie alla formazione della calzatura. La suola rigida, inoltre, impone al piede una posizione inconsueta che permette alle articolazioni della caviglia e alla muscolatura della gamba di ampliare il loro campo di attività a tutto vantaggio della funzionalità ed efficienza.

 

Questo attrezzo dà il meglio di sé quando è utilizzato in acqua perché richiede di mettere in relazione la ricerca di un equilibrio trilaterale e il coordinamento delle funzioni spaziali cerebrali e muscolari dell’intero sistema umano. Tuttavia anche su terra e neve induce ed apporta grandi benefici. Nel caso di uso propedeutico alla rieducazione spaziomotoria in seguito ad eventi traumatici è consigliabile che la profondità dello specchio d’acqua non sia eccessiva per contenerne entro limiti prestabiliti la libertà di movimento ed impedirne il ribaltamento.

 

Un attrezzo polivalente dunque; un attrezzo non solo divertente ma anche utile. Peccato per un piccolo insignificante dettaglio: non è più disponibile sul mercato da alcuni decenni per cessata produzione. Ma non si sa mai: chissà quali sorprese riserva ancora il passato nel futuro visto che il brevetto è ormai scaduto da tempo e chiunque ora può facilmente produrne un modello aggiornato secondo gli ultimi ritrovati di materiali e tecnologia.

 

Io, che ne ho ancora uno di quelli originali, sarei un sicuro acquirente della nuova versione.

 

foto, schemi e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 25/02/2021