Stradario torinese: via Valentino Carrera

Il barbuto e prolifico commediografo, già travèt a Torino, è titolare di una lunga via della Borgata Parella

A Torino, la via Valentino Carrera si trova in Borgata Parella, inizia dal corso Montegrappa, in prolungamento di via Giacomo Medici e termina nella via Augusto Franzoj. Il suo percorso è piuttosto lungo e soltanto nella parte iniziale possiamo trovare edifici di un qualche interesse, come l’abside e il campanile della Chiesa parrocchiale della Madonna della Divina Provvidenza che ha il suo ingresso nella parallela via Asinari di Bernezzo 40, e al civico 23 la Scuola Materna Municipale Anna Maria Cavaglià, nonché all’angolo con la via Carlo Capelli, la Scuola primaria “Duca d’Aosta”. 

Al civico 81 gli uffici dell’Anagrafe municipale, in una disadorna costruzione. Le targhe stradali oltre al nome riportano soltanto gli anni di nascita e di morte.

Chi è stato Valentino Carrera?

È stato un commediografo, nato a Torino il 19 dicembre 1834, impiegato alla Direzione delle Gabelle, un travèt appassionato al teatro, animato dall’ambizione di dare vita a una innovativa produzione popolare. Così, nel 1878 quando ha maturato il periodo minimo per la pensione, si ritira in quiescenza per potersi consacrare a tempo pieno alla creazione di commedie. Ha esordito nel 1859 con “Il lotto”, dramma a sfondo sociale. La sua commedia più fortunata è “La quaderna di Nanni”, del 1870, che ottiene premi al concorso drammatico di Firenze e approvazione dei critici teatrali. Grazie a “Galateo nuovissimo”, del 1875, dal ministro Ruggero Bonghi riceve l’onorificenza di cavaliere.

La sua vita è scandita dalle sue variegate commedie. Ricordiamo la sentenziosa “Chi s’aiuta Iddio l’aiuta”; l’opera allegorica “Concordia”; la commedia di costume “La dote” (1864); la farsa “Una notte passa presto”; il dramma sociale “O l’una o l’altra” (1867); due drammi fantastici, “L’incubo” e “Il conte Orazio” (1871); la parodia “La guardia borghese fiamminga” (del 1871, mette in caricatura la Guardia Nazionale che al tempo brilla per umorismo involontario) e il dramma sociale “Il capitale e la mano d’opera” (1972).

Valentino si reca a Parigi per raccogliere materiale documentario sulla morte di Carlo Goldoni. Scrive così “Gli ultimi giorni di Goldoni”, rappresentata a Venezia nel 1871 e scelta nel 1889 per inaugurare la Casa di Goldoni di Roma.

Citiamo ancora “Alessandro Puschin” (1865); “Marco Polo” (1871); “La nuova scuola degli avvocati” (1874), “Scarabocchio” e “Il danaro del comune” (1876), “La figliuola del saltimbanco” (1882); “La mamma del vescovo - per soli uomini” (1884); “La filosofia di Giannina” (1885); “Il colpo di Stato - per sole donne” (1889); “Varsavia” (1890); “Alla prova del dolore” (1890) e “Di chi la colpa” (1894).

La critica scrive che nelle sue commedie si riscontra impegno morale, arguta visione della società, discreto umorismo associati a forte enfasi e impiego disinvolto di effetti e improvvisazione.

Nel 1883 Valentino pubblica a Torino lo studio “Sul teatro nazionale in Italia e in Ispagna”. Alcuni anni prima, nella nostra Città, ha lanciato l’iniziativa per mettere in scena un ciclo di rappresentazioni del teatro classico. L’iniziativa ha vita limitata, col merito di una buona messinscena della “Mandragola” di Niccolò Machiavelli (1518).

Pubblica anche dei volumi di prosa: nel 1861 “Cronaca della difesa del Lago Maggiore nel 1859” e subito dopo “Per laghi ed Alpi: peregrinazioni di uno zingaro” che Giosuè Carducci recensisce nel 1862 evidenziando “una certa disposizione alla descrizione pittoresca, alle osservazioni interiori”, ma criticando il linguaggio “stranamente figurato e astratto”.

Muore a Torino il 12 ottobre 1895. Tutte le sue commedie sono raccolte in cinque volumi, “Le commedie”, apparsi a Torino, i primi quattro tra il 1887-90 e il quinto nel 1909.

Veniamo ora a considerare uno scritto umoristico dedicato al nostro, apparso sul settimanale illustrato La Luna n. 40 del 7 ottobre 1893 per la serie Fotografie istantanee al chiaro di Luna, firmato dall’indecifrabile Conte di Luna e illustrato da una caricatura di Caronte, Arturo Calleri (1861-1923). L’articolo si apre con una informazione, omessa dalle biografie, ovvero che Valentino aveva un fratello, Quintino, anche lui commediografo, autore di opere in lingua piemontese: ecco perché si dice “da non conforndersi…”.

 

Valentino Carrera

(Da non confondersi con Quintino).

 

I lettori della Luna conoscono certamente, almeno di vista, il babau che oggi presentiamo nella collezione delle macchie lunari.

È impossibile dimenticare quella barba prolissa che fa scambiare l’egregio commediografo con uno dei tanti profeti biblici a cui la fantasia dei pittori hanno conferito quelle teste maestosamente barbute, che ai giorni nostri (non si rispettano nemmeno le cose sacre!) servono per illustrare la réclame dell’Acqua di Chinina e del Ristoratore dei capelli.

Con questo non voglio mancar di deferenza alla barba di Valentino Carrera, anzitutto perché si potrebbe insinuare che l’invidia mi muova a ciò, e poi perché sotto convinto fautore dell’onor del mento, ed ho sempre gustato il sapore decorativo dei barboni mosaici.

Non ho qui l’opportunità di divagare sulla barba in genere, poiché sarebbe come farla in barba ai lettori.... del resto si potrebbe fare in merito uno studio curioso, indagando quale influenza essa, per avventura, abbia nella vita sociale, e quale potenza fascinatrice eserciti sulle masse. Vi è di più d’un caso di uomini saliti mercè la barba.... L’on. Rudinì è un esempio recente.

Valentino Carrera, però, non ha al suo attivo soltanto la barba; egli ha tanti lavori drammatici pazientemente elaborati ed applaudili da tutti i pubblici italiani, vere e proprie medaglie al valor civile.... teatrale.

La Quaderna di Nanni, la Mamma del Vescovo, gli Ultimi giorni di Goldoni sono produzioni troppo note perché io vi torni sopra con considerazioni critiche che non sarebbero più nuove, ma in compenso assai noiose.

Il pubblico le ha giudicate da tempo, ed ora non rimprovera al Carrera altro che di non aver donato a questo tisico teatro drammatico, affamato di novità, qualche altro lavoro geniale e caratteristico come la pittura dell’ambiente della Mamma del Vescovo.

Forse la soverchia preoccupazione della forma è quella che nuoce alla fecondità artistica di Carrera, poiché egli è uno studioso, un purista rinvangatore dei vecchi libri ed ammiratore della sapienza antica, il babau degli attori che pronunciano male e degli autori novellini che scrivono.... idem.

Persecutore instancabile dei peccati di lingua, chissà quanti barbarismi e quante improprietà troverà in questa istantanea lunatica! (Pare impossibile, i barbarismi perseguitati da un uomo con tanto di barba!). lo, del resto, mi salverò accusando il proto [il tipografo compositore, N.d.A.], Cireneo rassegnato e paziente che mi aiuta sul Calvario delle sgrammaticature…

La forma in arte ha certo un’importanza somma, ma quando essa diventa l’obbiettivo principale dell’autore, torna a danno della sostanza ed inceppa la concezione.

La forma, si è detto, è la veste del pensiero. Una bella veste è indubbiamente qualche cosa, ma una bella donna, anche senza la veste, è meglio ancora… 

 

Valentino Carrera non è soltanto un autore egregio, ma fu pure invidiato proprietario alle falde delle Alpi.

Gli artisti generalmente si contentano di castelli in aria, egli più positivo s’era fatto costrurre una casa in piena terra e con mattoni di buona e prosaica cottura. Questo particolare… finanziario che potrebbe sembrare indiscreto ed inopportuno, ho. voluto riferire perché trattandosi di un autore drammatico italiano mi è parso meraviglioso.

E tanto meraviglioso è sembrato al Carrera il fenomeno di aver acquistato un bene immobile coi frutti, ahimè mobili! dell’arte drammatica, che ha posto sulla sua casa questa lapide edificante:

Haec domus,

pare imponibile in Italia, fu costruita coi proventi dell’arte drammatica!

Gli autori drammatici venturi, se pur ve ne saranno ancora, accorreranno in pellegrinaggio votivo a quella lapide.

Essa ricorderà ai posteri che nel tramonto del secolo XIX in Italia, vi fu un autore che fabbricò castella, mentre molti altri col sacro fuoco dell’arte noti riuscivano a cuocere due miserabili uova di piccione per saziare il poetico appetito.

Non ha che due ferocissime passioni, quella del Goldoni in tutte quante le edizioni possibili ed impossibili, e quella della storia… delle sue commedie.

IL CONTE DI LUNA.

 

La caricatura di Caronte presenta Valentino Carrera come un babau a molla, il volto è molto simile all’originale che appare dalle fotografie e a sinistra si nota anche un Palmares delle sue commedie. Una presentazione umoristica più nelle intenzioni che nell’esecuzione e che rappresenta un simpatico riconoscimento delle capacità di commediografo di Valentino Carrera.

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Articolo pubblicato il 27/02/2021