La legge sulla riduzione dei parlamentari produrrÓ una lotta fratricida nei partiti

Un evento che renderÓ il mondo politico ancor meno credibile

Il prossimo panorama parlamentare che si verrà a determinare, a seguito dell’esito del Referendum popolare confermativo sulla riduzione degli stessi di un terzo, sia alla Camera che al Senato, sta creando una situazione di disorientamento e di sconforto tra gli attuali eletti (o meglio tra i cosiddetti “nominati”).  

Questo particolare “stato emotivo” è comprensibile se si tiene conto che la stragrande maggioranza dei suddetti attuali “beneficiati” è formata da persone che nella vita civile sarebbero dei disoccupati cronici o avrebbero grandi difficoltà trovare un lavoro che garantisse loro un reddito per sopravvivere in modo dignitoso.

Costoro oggi vivono in un contesto socio-economico e di benefici correlati che è decisamente elevato, mentre il domani, a seguito di nuove elezioni politiche, potrebbe riservare la perdita immediata di questo stato di cose. Ritornare nell’anonimato e nelle condizioni originarie di partenza, diventerebbe traumatico e insopportabile.

Entra in questa lotta per la sopravvivenza dello “status acquisito”, anche la componente antropologica, che dimostra tutta la sua violenza competitiva.

L’esempio dei cani famelici, che si azzannano ferocemente a morsi davanti ad una sola ciotola di cibo disponibile, potrebbe essere molto esplicativo.

Da evidenziare che, in una simile circostanza di feroce competizione, vincerà quasi sempre il più aggressivo, il più astuto, che non è automaticamente il più meritevole, anzi sovente risulta il più dotato di caratteristiche e comportamenti negativi.

In parole povere passare dalla condizione di “vita modesta” a quella di “casta privilegiata” è gratificante ed esaltante. Ovviamente l’evento contrario risulterebbe terribilmente “penoso e sconfortante” dovendo nel contempo fare “buon viso a cattivo gioco”.

Tenuto conto di questa premessa chiarificatrice, è facilmente intuibile lo scenario cannibalesco che coinvolgerà tutti i partiti in campo, dove assisteremo ad una lotta feroce e senza esclusione di colpi per la sopravvivenza dei singoli aspiranti al “seggio salvifico”.

Ne vedremo delle belle in merito alla “selezione-decimazione” che sarà inevitabile e che innescherà rancori, desiderio di vendetta, la formazione di fazioni interne di opposizione e in perenne conflitto, da parte degli “esclusi eccellenti”.

In sintesi, questo rischio coinvolgerà indistintamente tutte le formazioni politico-partitiche con esiti che potrebbero essere imprevedibili, ma sicuramente autolesivi e che incrementeranno l’ulteriore discredito della politica.

Pertanto, lo scenario che si prospetta è sicuramente poco rassicurante, ma permette tuttavia di evidenziare i limiti e le motivazioni poco nobili (per non dire squallide) degli “attori beneficiati” responsabili della peggiore e fallimentare politica attuale.

Gli ideali, i programmi e la coerenza politica, tanto sbandierati dagli schieramenti in competizione, continueranno a dissolversi come neve al sole, mettendo a nudo le vere aspirazioni e finalità dei “parlamentari” coinvolti in questa “singolar tenzone” per la propria sopravvivenza.

Questo quadro poco edificante non è una esclusiva realtà attuale, ma questo meschino andazzo purtroppo continua da troppo tempo, per non dire da sempre.

Tuttavia, in questo tragico momento storico, contrassegnato da una pandemia incontrollata e da un disastro economico e sociale devastante, la crisi del “sistema politico-partitico” ha raggiunto livelli indecenti e sconcertanti.

È evidente che questa “realtà maleodorante” non fa che confermare come la società civile, non riuscendo a farsi rappresentare, sia sempre più abissalmente distante da questa casta autoreferenziale e oggettivamente parassitaria.

Resta un forte dubbio: se la società civile, da sempre e con diversa frequenza, ha e continua ad esprimere troppe figure politiche inadeguate (per non dire peggio) e relativi partiti politici, dove l’inconsistenza e il servilismo di costoro è funzionale per garantire il potere autoritario dei “segretari” dei rispettivi partiti, vuol dire che la stessa società civile è irrimediabilmente immatura e destinata a una prospettiva autodistruttrice.

È questo un circolo vizioso che tutti, a titolo personale, riconoscono degradante, ma che continua a riproporsi e che non offre via d’uscita.

In sintesi, si potrebbe affermare che nella “società civile” esiste una patologia antropologica che viene proiettata e che si riproduce automaticamente in tutte le sue forme di “governo”, come un peccato originale non redimibile.

Domanda: esiste un rimedio a questo “male generazionale” che sembra incurabile ed inguaribile? La risposta tanto sollecitata purtroppo non è ancora giunta, lasciando aperta la questione.

Tuttavia, in caso negativo, ci si dovrà rassegnare ad accettare il fatto che la società umana, che per precauzione sospendiamo dall’attributo di “civile”, ha il governo che inevitabilmente si merita.

In fondo, fino ad ora, la storia ha confermato questa sconsolante realtà e con rassegnazione ce ne dovremo fare una ragione.

 

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Articolo pubblicato il 22/02/2021