L'Associazione Internazionale Regina Elena rende omaggio al Generale Guido Amoretti

Nel corso delle 77^ Assise Nazionali Francesi tenute il 12 febbraio

La delegazione francese dell’Association Internationale Reine Hélène ha tenuto il 12 febbraio il suo primo incontro nazionale del 2021, al quale hanno partecipato in videoconferenza le delegazioni di Spagna, Italia, Polonia e Cechia.

A conclusione di queste 77^ Assisi Nazionali Francesi è stato reso omaggio al Generale Guido Amoretti, decorato dell’Ordine delle Palme Accademiche francese, torinese nato il 18 dicembre 1920 e deceduto il 14 luglio 2008, autore del libro Il Ducato di Savoia dal 1559 al 1713, opera pubblicata in quattro volumi dal 1984 al 1988. È stato il fondatore del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706 e del Gruppo storico Pietro Micca.

La prima foto di Guido Amoretti fu scattata dai tedeschi nel momento della sua immatricolazione nei campi di internamento, dopo essere stato portato dalla Grecia fino a Zieghenhain, in Germania. Da quel momento era diventato un numero 82957, campo IX A.

Dai documenti risulta internato dal 9 settembre 1943, il giorno successivo al fatidico 8 settembre.

Quando fu catturato, Guido Amoretti era tornato da pochi giorni nel Peloponneso, dopo essere stato in licenza matrimoniale in Italia: dall’8 luglio lui e la sua cara Juccia erano marito e moglie.

Il 22 agosto il giovane sottotenente ripartiva, lasciando vicino alle rotaie della stazione di Mestre, a salutarlo, una donna coraggiosa con un vestitino azzurro…. ricordo che si porterà nel cuore nei momenti più bui. A Zieghenhain restò per tre mesi. La scelta di schieramento e di valori a cui erano stati chiamati aveva significato la scelta di molti sacrifici per tenere alto l’onore.

Il 1944 iniziò nelle nevi della Polonia, perché nel mezzo dell’inverno 43, viaggiando in carri bestiame chiusi, gli ufficiali italiani rimasti fedeli al giuramento al Re, erano trasferiti a Cholm, poi nella primavera a Deblin Irena.

In questo campo polacco gli arrivarono, dopo 7 mesi, i primi pacchi inviati dai suoi cari. Arriverà anche la notizia della perdita del piccolo Oreste che aspettavano. Come reggere all’inedia, alla fame, alle vessazioni, alla sporcizia, al freddo, alle perdite, al pensiero dei bombardamenti su Torino,... come resistere e non lasciarsi fiaccare dagli eventi tragici e a non prendere facili scorciatoie.

Guido aveva con sé due libri: “I dragoni azzurri” di Luigi Gramegna (che sembra anticipare quello che avverrà negli anni 50 con le sue importanti scoperte legate alla storia del Ducato di Savoia) e un vocabolarietto inglese che riscrisse ed imparò a memoria. Il greco lo aveva già appreso quando era sul fronte di guerra nel Peloponneso. Per sopravvivere si cimentò con il tedesco e quando arrivò a Wietzendorf, dopo otto mesi a Sandbostel, imparò un po' di russo parlando con i prigionieri sovietici.

Studiare le lingue lo aiutò a mettere a frutto il tempo di fermo, per 23 mesi, della sua vita.

Era un giovane di 23 anni quando arrivò nei lager e di 25 quando ritornò in Italia, non ancora in grado di profonde analisi su quanto stava vivendo.

Il discorso di denuncia contro il trattamento riservato agli IMI è fatto dal colonnello Testa, ma lo troviamo riscritto più volte a mano da Guido come a volerlo imprimere a fondo nella sua anima, per far proprie quelle parole, quei valori di dignità umana... calpestata e violata…. quel senso di rispetto e onore, di forza interiore, di cui era chiamato a portare il testimone e che caratterizzeranno la sua vita futura.

Anche la fede sarà un’ancora a cui attingere risorse: disegnerà, taglierà, colorerà i personaggi di un piccolo presepe, trovato recentemente in una busta nell'Archivio Amoretti. Esso rappresenta il simbolo della sua speranza in un mondo migliore e come tale messo nelle sue mani nella seconda immagine.

Guido Amoretti, nato a Torino nel 1920, ha partecipato alle operazioni della Seconda guerra mondiale. Prigioniero delle truppe tedesche, è stato deportato in Germania dall’ottobre 1943 a maggio 1945, per poi riprendere servizio attivo. Nel 1958, rinvenne nei pressi dell’Intendenza di Finanza di Torino la vera scala sotterranea, teatro dell’episodio di Pietro Micca. Nell’ambito dell’Associazione “Amici del Museo Pietro Micca” ha promosso, la creazione di un “Gruppo storico” in uniformi del Ducato di Savoia all’inizio del XVIII secolo. Dal 2003 è stato formalmente nominato Direttore del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino. Il 14 luglio 2008 è richiamato a Dio.

 

Fonte: TRICOLORE - Agenzia Stampa n. 25 del 28/09/04 n. 27782 - 16 Febbraio 2021.

 

Civico 20 News ringrazia la professoressa Carla Amoretti, figlia del Generale, per aver segnalato la commemorazione del padre pubblicata da Tricolore - Agenzia Stampa (m.b.).

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Articolo pubblicato il 23/02/2021