La nascita della scrittura e l'accesso dell'umanitą nella storia
Lo scriba Amenhotep figlio di Hapu

Una interpretazione originale dell'egittologo Riccardo Manzini

Le manifestazioni delle attività socio-culturali umane le possiamo rilevare dal momento in cui Homo sapiens ha tentato di lasciare segni e disegni rupestri per testimoniare la sua partecipazione ad eventi significativi.

Il passaggio successivo, cioè l’elaborazione di una forma di “scrittura” come strumento per esprimere in modo esclusivo eventi o manifestazioni di pensiero, è stato il salto di qualità determinante che ha permesso all’uomo e alla società preistorica di entrare in modo definitivo nella storia del genere umano.

Tuttavia, la realizzazione di questo affascinante “strumento di comunicazione”, patrimonio esclusivo dell’intelletto umano, è stato caratterizzata da un complesso percorso evolutivo, con contaminazioni migliorative, che presenta ancora aspetti indecifrabili e sempre nuove ipotesi interpretative.

In merito ci giunge l’articolo del dr. Riccardo Manzini – medico chirurgo ed egittologo di lungo corso – che affronta l’argomento in modo originale e approfondito per la ricchezza di dati a supporto.

Nel ringraziare l’Autore, per la sua precedente e attuale collaborazione, auguriamo buona lettura (m.b.).

 

La nascita della scrittura

Abituati ad utilizzare distrattamente la scrittura non ci soffermiamo a considerare quanto sia fondamentale per l’esistenza della civiltà e quanto entrambe siano strettamente correlate, come evidenziato dalle due più antiche scritture occidentali articolate, la cuneiforme e la geroglifica, le quali compaiono contemporaneamente alla strutturazione delle rispettive civiltà, la sumera e l’egizia.

Negli schematismi scolastici del secolo scorso l’inizio della Storia di una civiltà veniva fatta coincidere con la comparsa della scrittura, ma negli ultimi anni tale correlazione è giustamente divenuta più elastica in quanto si sono ampliate le caratteristiche che le definiscono entrambe.

La scrittura, infatti, non deve riconoscersi solamente nei caratteri grafici (grafemi) che riproducono dei suoni (fonemi), ma più correttamente nell’utilizzo di qualunque tratto grafico che consenta di comunicare un pensiero. In tal senso sono da considerare come tentativi di scrittura i disegni rupestri con cui le popolazioni primordiali hanno rappresentato alcuni eventi significativi.

Le illustrazioni sulle pareti delle grotte o sui rilievi rocciosi in cui compaiono animali (slide 1) o scene di caccia non era infatti solo una decorazione, ma testimonia la volontà di esprimere un concetto o di narrare un avvenimento sperando in tal modo di dominarlo.

Le scene di caccia presenti in queste raffigurazioni (slide 2) costituiscono di fatto le prime testimonianze della volontà di comunicare un pensiero, quale la speranza che questi avvenimenti si verifichino o la celebrazione di un evento favorevole. Esprimendo quindi un concetto o una narrazione questi disegni si può dire che costituiscano i primi esempi di scrittura in quanto, come questa, avevano il fine di comunicare.

Man mano che i gruppi tribali si accrescevano e comparivano i primi segni di un’identità culturale, la necessità di una comunicazione e di esprimere concetti sempre più complessi si tradusse nei vari tentativi di utilizzare queste immagini in modo più ampio.

Questa fase è testimoniata dalla comparsa di disegni associati in modo più articolato per esprimere una vera frase, seppur ovviamente limitata nelle possibilità. Esemplificativo è il recente ritrovamento in Egitto di un’iscrizione rupestre (slide 3) in cui graffiti stilizzati rappresentano il sole ed uno scorpione, oltre ad un rametto ed un grafema che assumeranno successivamente nel geroglifico i significati rispettivi di “re” e di “agglomerato urbano”. L’interpretazione di questi grafemi, suffragata da altri indizi, sembra quindi essere una frase complessa traducibile come “il dominio del re Scorpione [incarnazione del] sole” (slide 4).

Tale utilizzo dei grafemi poteva però essere sufficiente in una fase poco evoluta di una società, ma divenne totalmente inadeguato quando le popolazioni iniziarono ad organizzarsi e diedero origine a vere civiltà. Un’organizzazione sociale più ampia aveva infatti la necessità di comunicare a distanza per mezzo di un sistema inequivocabile, cioè di una vera scrittura in cui i grafemi non fossero solo più utilizzati per l’immagine che rappresentavano ma per la loro sonorità. Contemporaneamente alla nascita della scrittura, in tutte le società si rese altresì necessario concepire parallelamente un sistema espressivo numerico e quindi un’aritmetica elementare.

Oltre che per il loro significato ideografico, probabilmente in questa fase i grafemi iniziarono quindi ad essere utilizzati per la sonorità con cui si nominava l’oggetto raffigurato consentendo una espressione più articolata. Solo attribuendo ad ogni segno (grafema) il suo suono (fonema) si poteva infatti disporre di una scrittura che consentisse di esprimere senza limiti ogni parola e quindi ogni concetto, condizione indispensabile per lo sviluppo di una civiltà evoluta.

Se queste fasi sono quindi comuni alla nascita di ogni civiltà, vale la pena seguire sommariamente le fasi evolutive successive della scrittura nelle due più antiche culture occidentali, l’egizia e la sumera, per evidenziare i differenti indirizzi che presero, in quanto sono concettualmente riscontrabili anche in tutte le altre scritture.

Innanzitutto, va sottolineato che se da un punto di vista estetico la scrittura geroglifica (slide 5) e quella cuneiforme (slide 6) differiscono radicalmente, in origine entrambe erano ideografiche. Ma in Egitto i grafemi rimasero sempre formalmente ideografici, mentre in Mesopotamia i grafemi ideografici originari subirono una progressiva stilizzazione che li trasformò nei caratteri cuneiformi (slide 7).

Per quanto le due scritture siano esteticamente differenti il loro utilizzo è però molto simile concettualmente, in quanto entrambe impiegarono indifferentemente i grafemi nel loro originario significato ideografico, per la sonorità con cui l’entità era conosciuta (come fonemi) o come determinativi.

Chiarificatore di questa definizione tecnica è, ad esempio, l’utilizzo nella scrittura egizia del termine con cui si indica il “divenire” (in lingua egizia kheper), il quale può essere “scritto” (slide 8) con il solo grafema dello scarabeo che ha sonorità kheper (ideogramma), con vari grafemi il cui suono complessivo sia kheper (fonetico) oppure facendo seguire a vari grafemi la cui sonorità sia kheper il grafema che indica lo scarabeo (determinativo) che in questo caso precisa il vocabolo ma non viene letto.

Poiché questo utilizzo ha subito quindi un’elaborazione analoga, è significativo che sia la civiltà egizia che la mesopotamica abbiano sviluppato questi elementari concetti di scrittura secondo un’espressività differente ma seguendo il medesimo indirizzo evolutivo sintattico.

Senza entrare in dettagli, le successive evoluzioni di queste due grafie si differenziarono sempre più marcatamente: quella egizia rimase legata a questi concetti originali per cui dovette arricchirsi di grafemi per accrescere l’espressività, mentre quella mesopotamica si indirizzò più modernamente verso la ricerca di una vera forma alfabetica che non raggiunse mai.

Innanzitutto, queste due scritture hanno basilari differenze nella fonetica, in quanto quella cuneiforme esprime consonanti e vocali ed ogni grafema rappresenta una sillaba, mentre quella geroglifica è molto più complessa. La scrittura egizia è infatti priva di vocali (come l’arabo e l’ebraico) e vi sono grafemi che esprimono una sola consonante, molti due consonanti ed altri tre, per cui era possibile esprimere la sonorità di un vocabolo utilizzando grafemi differenti in varia associazione.

Poiché lo stesso suono poteva quindi essere espresso con vari geroglifici la loro scelta derivava dal gusto estetico di quella cultura amante della “geometria e dell’ordine”. Ad un’attenta osservazione, infatti, la scrittura geroglifica non appare disordinata in quanto è suddivisibile in una successione di immaginari quadrati (slide 9) in cui i grafemi che esprimevano un vocabolo erano scelti in funzione dello spazio a disposizione e dell’amore egizio per la simmetria, quest'ultima consentita dalla possibilità di scegliere la direzione di lettura (slide 10).

Quando nacquero le civiltà e si rese necessario un sistema di comunicazione tutte le scritture furono quindi inizialmente ideografiche (slide 11) e quasi tutte si svilupparono alla ricerca di una semplificazione, la quale fu infine raggiunta con la più agile scrittura alfabetica concepita dai fenici in cui ogni grafema corrisponde ad un solo fonema.

Vale la pena concludere questa breve analisi ricordando che la scrittura non è correlata alla lingua, come esemplificato dai caratteri latini (ognuno dei quali rappresenta un solo suono) che vengono utilizzati per esprimere molti idiomi. Questi caratteri possono infatti essere letti da chiunque, ma la loro comprensione richiede una traduzione nella propria lingua.

Le lingue che utilizzano invece una grafia differente dalla latina, quali ad esempio il sanscrito, il cinese, l’arabo, l’ebraico, il giapponese, il russo, il greco e molte altre, ma anche le scritture come il geroglifico o il cuneiforme, per essere tradotte nei propri idiomi devono essere prima translitterate, cioè le loro sonorità vanno prima espresse con la grafia latina e solo successivamente tradotte.

Queste precisazioni però non riguardano solamente l’attualità in quanto, ad esempio, già nell'antichità la grafia cuneiforme venne usata dalle diverse civiltà dell’area mesopotamica (sumera, babilonesi, accadica ecc.) per esprimere i vocaboli della propria lingua, con identica sonorità ma con differente significato.

A riguardo merita soffermarci sullo stretto legame esistente tra la scrittura e la civiltà che l’ha concepita e quindi indirettamente con l’ambiente in cui questa si è sviluppata, esaminando la diffusione delle due scritture geroglifica e cuneiforme.

Il geroglifico egizio (slide 12) comparve infatti contemporaneamente a quella civiltà la cui nascita fu favorita dall’isolamento geografico, il quale però ne limitò altresì l’evoluzione e la diffusione, rimanendo appannaggio dei soli egizi e dei vicini nubiani ed estinguendosi con quelle civiltà, non potendosi adattare ad altre lingue in quanto poco duttile e solo consonantico.

Il cuneiforme invece, proprio perché formato da vocali e consonanti e concepito per esprimere la lingua della civiltà sumera, non isolata geograficamente, poté adattarsi anche alle lingue delle altre civiltà ad essa adiacenti. Questa scrittura fu infatti adottata dagli accadici, dai babilonesi ed infine dai persiani arricchendosi anche grammaticalmente proprio per queste commistioni, mentre l’isolamento dell’Egitto lo relegò a quella sola civiltà.

Riccardo Manzini

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Articolo pubblicato il 24/02/2021