Mi sono sbagliato …

… e devo rettificare!!

Proprio così!

Mi sono sbagliato!

 

Nell’articolo del 7 giugno 2020, dal titolo “Crisi della sanità: anno 2020”, ho fatto la seguente affermazione “Potrebbe quindi accadere, quale controprova di quanto evidenziato, che anziché contare le vittime (vere o presunte, solo per la tipologia di malattia considerata o di una concomitanza con altre patologie) nel breve periodo, quando si prenderà in esame un arco temporale più ampio, per esempio un anno, si potrà constatare che il loro numero sarà pressoché in linea con le normali attese*(*i dati istat relativi al periodo 2015-2019 riportano da un minimo di circa 615.000 ad un massimo di circa 650.000 decessi/anno), (… omissis …)”, che i dati fin qui resi pubblici (oltre 700.000) hanno smentito.

 

Quindi urge rettificare!

 

L’argomento da riesaminare è l’andamento numerico dei decessi nella popolazione italiana nei prossimi due cicli di sette anni (argomento che mi sta particolarmente a cuore visto che mi sto rapidamente avvicinando al limite di scadenza temporale del veicolo fisico che sto utilizzando in questa vita, fissato per contratto e non rinegoziabile al termine del periodo menzionato).

 

La considerazione che si configura in relazione al rapido incremento dell’aspettativa di vita, avvenuta negli ultimi decenni per una serie di fortunate concomitanze (mancanza di eventi bellici e interventi massicci a sostegno della esistenza biologica umana provenienti dall’impiego massivo della medicina e miglioramento delle condizioni di vita generali) è che (come rilevato dalle statistiche ufficiali) ci sarà un conseguente aumento di quella parte della popolazione che supererà tale riferimento (per i prossimi 30 anni si stima una crescita del numero degli ultraottantenni di circa 3 o 4 volte quello attuale).

 

Ovviamente e prescindendo da quante e quali patologie accompagneranno una buona parte di coloro che percorreranno tale lasso di tempo, si incrementerà in modo direttamente proporzionale anche il numero di essi che giungerà al termine dell’esistenza. Tale incremento andrà ad aggiungersi al conteggio della media di decessi giornalieri per cause varie che oggi è quantificata intorno ai 1900, più o meno.

 

Per effetto di tale incremento e aggiungendo ad esso la decrescita costante del numero di nuovi nati (per esempio nel 2019 a fronte di 435.000 nascite ci sono stati 647.000 decessi) si prevede che, a parità di condizioni, entro la fine di questo secolo la popolazione italiana passerà dai circa 60 milioni attuali a circa 28 milioni.

 

La differenza passiva di circa 32 milioni sarebbe costituita da 17 milioni di differenza tra nascite e morti e 15 milioni di decessi in più, ovvero una media di 187.000, in aggiunta agli attuali, ogni anno. Per quali cause è più o meno irrilevante.

 

E anche se i numeri non saranno proprio questi, la tendenza pare dimostrata.

Siamo invecchiati in molti oltre le aspettative; attendersi un riequilibrio è naturale (e non punitivo o inatteso).

 

A meno che un futuro “marziano” ci riservi qualche (piacevole?!) sorpresa. (… e richieda una nuova rettifica!)

 

grafica e testo

pietro cartella

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Articolo pubblicato il 01/03/2021