Gli industriali piemontesi sostituendosi alla politica, presentano un bel Piano industriale per il Piemonte.

Le osservazioni di Mino Giachino

Ieri Civico20News ha dato notizia degli obiettivi di tornare a crescere del 3% l’anno, aumentando il Pil regionale di 42 miliardi, inclusi nel Piano industriale del Piemonte realizzato da Confindustria Piemonte e presentato martedì al Presidente della Regione Alberto Cirio, proseguendo il percorso di confronto e condivisione iniziato a settembre 2020.

Riceviamo e pubblichiamo il contributo inviatoci da Mino Giachino

 

“Caro Direttore,

Il mondo è talmente cambiato che nella Regione in cui il Prof. Giuseppe Grosso, il miglior Presidente della Provincia di Torino, diede vita all’IRES, l’Istituto ricerche economiche e sociali della Regione che doveva fornire alle Amministrazioni locali, sconvolte dalla grande crescita della fabbrica torinese,  una linea di politica economica autonoma da quella fornita dalla grande azienda, ora invece sono gli Industriati piemontesi a presentare un Piano di sviluppo industriale, il compito principale della politica. Chi se non la politica dovrebbe proporre ai piemontesi  un futuro possibile e le cose da fare per raggiungerlo?

Per fortuna il Piano è molto interessante e ben fatto perché parte dal calcolo di quanto abbiamo perso negli ultimi dodici anni rispetto alla media delle regioni europee. 

Il Piemonte dal 2008 al 2018 ha perso 31 miliardi di PIL rispetto alla media europea a cui vanno aggiunti 11 miliardi persi dal Piemonte nel solo 2020.

Questo è il punto.

Il declino di Torino e del Piemonte era già visibile nel 2008-2009 ma la politica e il giornalismo non vollero vederlo. Conservo ancora un articolo del Gennaio 2010 nel quale vengo definito un “disco rotto” solo perché dal 2008 dicevo che il Piemonte stava crescendo meno della media nazionale.

Denunciare solo nel 2021 che lo sviluppo torinese si era fermato nel 2008 è molto tardivo. Il medico bravo è quello che si accorge per tempo della malattia cosicché le cure aiutano il paziente a guarire.

Il ritardo nella denuncia ha fatto sì che in questi anni Torino si sia impoverita  e abbia perso molti posti di lavoro a tempo indeterminato che ha sostituito solo in parte con posti di lavoro a tempo determinato e che ha un valore aggiunto che lo colloca a metà classifica delle Città italiane (vedi Studio Zangola) è molto indietro in Europa. Così Torino ha un’alta disoccupazione giovanile e una bassa occupazione in generale.

Il PIL procapite piemontese che nel 2003 era 120 fatto cento la media europea oggi è appena sotto i 100. Il ritardo negli interventi per far ripartire Torino e il Piemonte hanno impoverito la nostra Città in particolare già prima del COVID. Torino entrata nel 2020 già indebolita ha pagato più delle altre Città gli effetti dei tanti lockdown. 

Il ritardo della analisi economica è così grande che il paziente oggi è stremato.

Talmente stremato che il Piano basa le sue previsioni su una crescita economica annua del 3%, un ritmo che oggi non ha nessuna regione europea, un ritmo che non aveva Milano nel 2015, l’anno dell’Expo. Questo è l’aspetto del Piano più fragile perché difficilmente raggiungibile.

Se nel 2008 mi avessero dato ascolto si sarebbe potuto prendere le contromisure elaborando un Piano regionale come quello presentato ieri da Confindustria Piemonte e forse si sarebbe potuto ridurre l’aumento della disoccupazione e la perdita di aziende, si sarebbe potuto accelerare sia la Tav che la Linea 2 della Metropolitana.

Per fortuna che nel frattempo noi di SILAVORO siamo riusciti a portare a Torino la Autorità dei Trasporti e a salvare la TAV con le nostre grandi Manifestazioni.

Oggi per recuperare il PIL perduto si ipotizzano anni di crescita al 3% Ce  la faremo?

Molti manager sovrastimano i ricavi previsti per farsi finanziare dagli azionisti, ma molte volte previsioni così ottimistiche non si realizzano.

Mentre molto interessante e condivisibile sono i punti del Piano su cui puntare, la mobilità sostenibile, l’utilizzo della Intelligenza artificiale, l’aerospazio, l’agroalimentare. 

Mi auguro che il Piano proposto da Confindustria costringa i partiti a discutere di programmi più che di tattiche elettorali. Per questo motivo la nostra Lista Civica SITAVSILAVORO che pensa solo ai problemi di Torino e ha destato  la attenzione di molti torinesi di buona volontà. Per questo che ai primi di febbraio dissi che le elezioni comunali di Torino sono l’ultima spiaggia per rilanciare la prima Capitale d’Italia. Per questo è grave l’eventuale rinvio delle elezioni.

Competenza, Lavoro e Sicurezza i tre nostri capisaldi”.

 

Mino Giachino 

SiTAV SILAVORO per Torino

 

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Articolo pubblicato il 25/02/2021