Le varianti del virus si producono secondo un’evoluzione naturale?

Sfogliando le pagine dei quotidiani, informazioni interessanti e poco diffuse che riguardano l’evoluzione della pandemia

In una intervista rilasciata dal dottor Bruno Borgia, già Direttore Del Dipartimento di Prevenzione della Asl To8 (oggi To5), dal 1995, al 2008, le varianti del Covid, che sono in continua evoluzione, vengono affrontate con un’ottica medica diversa, meno ossessiva, più esplicativa e descrittiva, pur senza dimenticare rispetto e prudenza.

Le spiegazioni del dottor Borgia sono quanto mai propizie in questo momento in cui le varianti Covid, che ci vengono elencate con l’appellativo geografico dei loro ceppi di provenienza (inglese, brasiliana, napoletana ecc), suonano come minacce inarrestabili per la nostra salute, contribuendo ad accrescere un clima di sconforto e di pessimismo, accentuato da limitazioni delle nostre libertà e da una difesa fatta di chiusure che suona come una sconfitta.

Le dichiarazioni del dott. Borgia, meritano dunque attenzione, perché è un professionista esperto che ha diretto il suo Dipartimento di Prevenzione durante gli anni delle emergenze legate alla SARS, all’influenza aviaria, al morbo della mucca pazza e all’antrace.

Borgia dunque, studia i virus da lunga data e grazie alla sua competenza in veterinaria, ne conosce i requisiti poiché molti di essi sono di origine animale. Le sue spiegazioni relative alle varianti quindi, risultano particolarmente interessanti:

“il virus ha cominciato a variare dal momento stesso in cui ha iniziato a passare di bocca in bocca. La mutazione è continua, anche a livello locale, se andassimo ad analizzarlo potremmo trovare una variante… “per ogni comune e per ogni città”. Nella maggior parte dei casi la variazione provoca un calo della virulenza, ma qualche volta può non accadere”.

Il dottor Borgia ha ribadito questo modus operandi del virus, aggiungendo poi: “non ho fatto studi specifici sulla variante inglese, quindi non saprei dire in quale due casistiche rientra, se in quella che aumenta o riduce la sua virulenza”.

Nella dichiarazione, il dottor Borgia conferma che il Covid continuerà in ogni caso a variare per cui: “la comunicazione che viene fatta in queste settimane è molto pericolosa. Insistendo sul tema delle varianti si sottintende che non ci salveremo mai da questo virus. Questo porta a una paura senza fine, con il mondo giovanile e produttivo costretti continuamente a bloccarsi. 

Borgia ritiene infine che si debba imparare a convivere con il virus, pensando a un metodo di risposta alla epidemia, alternativo alle chiusure.

“Le misure restrittive e il Lockdown non hanno portato risultati di tanto diversi rispetto a chi non li ha adottati. Posso comprendere che la politica assuma un atteggiamento protettivo verso la popolazione, ma ormai è passato un anno e la soluzione è sempre la stessa: chiudere”.

Infine, sebbene la sua voce suoni fuori dal coro in uno scenario globale al momento in forte emergenza, che sembra in mano al virus e alle sue varianti, il veterinario invoca il coraggio di ripristinare le libertà, pur dubitando che in Italia possa capitare a breve, perché:

la nostra società è guidata da persone anziane che prendono misure per i vecchi. Nessuno avrà mai il coraggio di riaprire e di liberalizzare le cose. L’unica via d’uscita è il vaccino. Permetterà di non far ammalare le persone e parallelamente di non avere più paura”.

L’intervista completa, da cui si è ricavato un sunto, è stata riportata dal Corriere di Chieri del 26 febbraio, suscitando con la sua lettura, un intrigante dibattito tra chi scrive e alcuni esperti del settore sanitario. Le opinioni non hanno sempre collimato, quindi, chiedendo a prestito le spiegazioni del dottor Borgia, le affidiamo alla logica di ogni lettore, con lo scopo di aggiungere un’altra voce alle notizie. Certo sarebbe auspicabile che anche il martellamento mediatico tv trovasse tempo per argomenti che aprono scenari dai contorni diversi, come questo.

 

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Articolo pubblicato il 01/03/2021