La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Flagrante adulterio

Una storia di corna tutt’altro che banale si svolge nella Torino alla vigilia del miracolo economico italiano, in un ambiente sociale piuttosto elevato. Ci sono tutti i protagonisti del caso: la classica coppia da commedia, formata da una moglie giovane, bella ed esuberante, con un marito brutto e noioso, e un seduttore dalle risorse inaspettate. Ma il personaggio più interessante è quello della moglie del seduttore, volitiva e decisionista, che evoca la signora Elvira Almiraghi, interpretata da Franca Valeri, moglie di Alberto Sordi nel film Il vedovo del 1959, diretto da Dino Risi.

È proprio questa signora a mettere in moto i meccanismi della Giustizia, come leggiamo ne La Stampa del 2 aprile 1952.

La signora Anna F. di 32 anni, domiciliata in corso Giulio Cesare, credeva di notare, un paio di settimane fa, qualcosa di anormale nel marito, Giuseppe A. di 31 anni: il marito pareva stranamente eccitato, non la degnava di uno sguardo, si vestiva con particolare eleganza, si profumava e alla sera usciva prestissimo, subito dopo cena, dicendo d’avere impegni d’affari improrogabili.

La signora, con molta discrezione, eseguiva delle indagini e veniva a sapere che il marito aveva stretto una calorosa amicizia con un commerciante che abitava in una villetta alla periferia, un uomo sulla cinquantina, grasso e tardo. Veniva a sapere inoltre che il commerciante era un fanatico delle arti magiche e che i due si trovavano ogni sera, in casa del grassone, per sedute spiritiche e altre diavolerie. La F. respirava, ma un’ulteriore informazione la faceva sussultare: il commerciante aveva moglie e si trattava di una moglie venticinquenne, graziosissima, bruna, esuberante, di nome Elena.

L’altra notte l’A., nel sonno, parlava e mormorava distintamente, tre o quattro volte:

-  Elena... Elena... amor mio...

La signora non perdeva tempo e si recava subito al commissariato Barriera di Milano ad esporre il fatto.

- E lei vuoi sorprendere suo marito in flagrante.

- Certo!

- Ma come è possibile, scusi? Non c’è anche il marito della presunta amante?

- Sì, ma io non ci vedo chiaro con la storia degli spiriti... Io sono sicura che in quella villetta, alla sera, succedono cose strane...

La sorpresa veniva effettuata ieri sera verso le 23. Due agenti, con la F., riuscivano ad introdursi nell’abitazione dalla parte del giardino, senza essere costretti a suonare. Lo spettacolo che si offriva successivamente, in due quadri, ai loro occhi era senza dubbio sconcertante.

In salotto, accanto ad un tavolino a tre gambe, l’obeso commerciante dormiva profondamente, con le mani incrociate sul petto e la bocca semi-aperta. In una stanza vicina c’erano i due adulteri, in abiti estremamente succinti e in atteggiamento inequivocabile: è facile immaginarsi quel che ne seguiva, strilli, imprecazioni, grida della tradita, esortazioni alla calma. Ora con tutto questo baccano il dormiente non si destava.

Alle precise domande di un sottufficiale l’A., dopo molte tergiversazioni, rispondeva:

- L’ho ipnotizzato.

- Come?

- Tempo fa ho scoperto di essere dotato di forti poteri di ipnotizzatore. E me ne sono servito, qui... quasi ogni sera. Cominciavo con le sedute spiritiche (e debbo confessare che erano tutte grossolane mistificazioni) e finivo con gli esperimenti di ipnotizzazione... Il commerciante cadeva addormentato e noi ne approfittavamo... Poi lo svegliavo e gli dicevo che nel sonno aveva parlato e che attraverso la sua bocca s’erano espressi Napoleone o Dante Alighieri o Cristoforo Colombo...

Svegliato dagli agenti, il commerciante apprendeva d’esser stato tradito durante il sonno: e allargava le braccia, sconsolato, annichilito dalla rivelazione che annullava, in un attimo, le credute arti magiche dell’A.

I due adulteri sono stati deferiti all’autorità giudiziaria.

 

Tutto questo appare su La Stampa con l’eloquente titolo «L’ipnotizzatore addormentava il marito per intrattenersi con la giovane moglie» e col sommario «La sorpresa in flagrante adulterio dovuta alla denuncia della sposa del cultore di scienze occulte».

È doveroso il riconoscimento delle capacità letterarie dell’anonimo cronista dell’epoca per la briosa e vivace narrazione dell’episodio.

Al narratore moderno resta da spiegare l’ultima frase dell’articolo: «I due adulteri sono stati deferiti all’autorità giudiziaria».

Al tempo della nostra storia l’infedeltà coniugale è disciplinata dagli articoli 559 e 560 del Codice penale, che prevedono rispettivamente le fattispecie di “adulterio” e di “concubinato”.

Per la moglie costituisce reato il semplice adulterio, che vede punito anche il correo dell’adultera con la reclusione fino a un anno. La pena è prevista fino a due anni nel caso di una relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito.

Quando a commettere il reato è il marito, invece, l’infedeltà viene punita soltanto se l’uomo tiene una concubina nella casa coniugale o notoriamente altrove. Si parla di “concubinato”, reato punito con la reclusione fino a due anni. La concubina è punita con la stessa pena. Il delitto è punibile a querela della moglie.

L’intervento della Polizia si rendeva necessario per fornire la prova dell’adulterio.

Concludiamo queste brevi annotazioni, necessarie per comprendere la situazione normativa dell’epoca, ricordando che tra il 1968 e il 1969, la Corte costituzionale ha dichiarato questi articoli incostituzionali.

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Articolo pubblicato il 04/03/2021