La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Casi di pazzia nel luglio del 1951 (seconda e ultima parte)

Il quarto protagonista delle nostre storie di follia finisce al manicomio sempre per un meccanismo mentale di identificazione in un modello atletico virile:

 

Con la stessa trafila è stato pure internato ieri pomeriggio un uomo di 47 anni: Annibale M***, senza fissa dimora. Costui, che è un ometto alquanto macilento, verso le ore 15 si fermava nel bel mezzo di una via cittadina e con gesti rapidissimi si denudava quasi completamente. Alcuni passanti lo ricoprivano alla meglio e lo trascinavano sotto un portone.

“Ammirate che fibra” gridava intanto il M*** percuotendosi con i pugni il torace alquanto scheletrito. “Guardate che muscoli!”.

Il poveretto doveva venir trattenuto non senza molta fatica, sino all’arrivo dell’autolettiga.

Questo patetico vagabondo macilento che si esibisce come un forzuto delle fiere paesane, appare il personaggio più intrigante, anche per le scarne notizie riferite dal cronista che lasciano il campo aperto alle più disparate ipotesi. Si potrebbe persino pensare che volesse semplicemente trovare un tetto e pasti gratuiti assicurati e abbia così simulato la pazzia per essere ricoverato.

Ma a questa prosaica idea oggi è preferibile contrapporre qualche volo pindarico di fantasia, ispirato al film La strada che Federico Fellini avrebbe diretto tre anni dopo: così Annibale M***, senza fissa dimora, diviene un personaggio analogo a quello di Gelsomina che, per un attimo, ha voluto imitare Zampanò.

Sempre nel luglio del 1951, un altro caso di follia approda al Commissariato di Polizia di Barriera di Milano, in via Malone 4, già coinvolto dalle prime nostre due storie. Questa vicenda, a differenza delle precedenti, ha protagonisti benestanti, istruiti, eleganti frequentatori della Riviera ligure.

Così la racconta La Stampa del 1° agosto 1951.

Di un fatto clamoroso, veramente impressionante si è occupato ieri il dott. Criscuoli, commissario della P. S. Barriera di Milano.

Il fatto ha avuto inizio nella notte tra il lunedì e il martedì ad Ospedaletti. Colà un ex-libero docente universitario torinese, di 53 anni, da anni dedicatosi al commercio di oggetti artistici ed antichi in genere, aveva affittato una villetta assieme ad un suo caro amico, un industriale della nostra città, che vi si era sistemato con la moglie e i tre figli. L’ex-professore, invece, era scapolo: egli, pur essendo un’ottima persona, passava per un eccentrico a causa di certe sue manie e di certi suoi discorsi rivoluzionari e stravaganti.

L’altra notte, verso le due, l’industriale, che stava dormendo beatamente, si vedeva capitare in camera l’amico alquanto agitato, insolitamente agitato.

“Senti, Alfredo, ho bisogno di essere a Torino fra poche ore, nella maniera più assoluta!... Mi son ricordato ad un tratto che un tizio mi deve, entro la giornata di oggi, dieci milioni: non vorrei che scappasse... Ti prego, Alfredo, accompagnami!”.

L’altro, dopo aver cercato di resistere, finiva con l’accondiscendere. E partiva, a fianco dell’ex-professore che pilotava la sua 1400 fuori serie: a questa macchina egli era attaccatissimo e procurava di andar sempre adagio e di non toccare che eccezionalmente i 70-80, per non sciuparne il motore. Al contrario, l’altra notte, cominciava a divorare il cammino a precipizio. La lancetta del tachimetro era costantemente, sui rettifili, fra i 110 e i 120. Stupito, l’industriale raccomandava all’amico un minimo di prudenza. Ma l’altro in tono secco gli rispondeva:

“Guido meglio io di Farina” (*).

La salita al Colle di Nava veniva compiuta a velocità sconvolgente, nonostante le curve e il buio: più volte, nella discesa, percorsa a rotta di collo, l’industriale confidava l’anima al Signore. In pianura il motore della 1400 veniva spinto al massimo. L’ex-professore non rallentava nemmeno nell’interno dai paesi o delle cittadine, tanto che, per un vero miracolo, non succedevano due o tre gravi disgrazie. Ad un certo momento l’industriale, esasperato, gridava:

“Insomma, basta! Ho tre figli, io. Sei diventato matto?”.

“Dieci milioni son dieci milioni - replicava l’altro - se quello scappa io son rovinato”.

L’auto era partita da Ospedaletti alle tre: alle sette e mezzo, rombante, piombava in Torino. E s’iniziava una strana corsa attraverso la città: da via Nizza a Porta Nuova, da Porta Nuova in corso Francia, di qui in corso Regina Margherita e in collina e giù, verso San Mauro e poi ancora indietro, per corso Giulio Cesare.

“Ma dov’è questo tizio? Dove abita?”.

“Quale tizio?”.

“Quello dei dieci milioni!”.

“Che dieci milioni? Non ne ho mai parlato, io...”.

Ad un tratto, pieno d’orrore, l’industriale capiva che l’amico era stato colto da squilibrio mentale. Al pensiero di essere venuto da Ospedaletti a 120 all’ora con un pazzo, per poco non s’accasciava privo di sensi. Si faceva forza e, con le buone, induceva l’amico a svoltare in via Malone e a fermarsi dinanzi al commissariato Barriera di Milano. Qui giunto invocava a gran voce gli agenti. Un medico municipale accorso constatava che l’ex-professore era affetto da pazzia pericolosa e ne ordinava il ricovero.

Per dirla con lo scrittore francese Casimire Delavigne (1792-1843), «I folli sono straordinari nei loro momenti di lucidità». Basta solo stabilire qual è la lucidità...

Restando in tema della follia di professori, come non ricordare il grande filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che il 3 gennaio del 1889, mentre passeggiava per la nostra città, abbracciava il collo di un cavallo da vettura di piazza che veniva maltrattato, tanto turbato da scoppiare in lacrime. In seguito a questo incidente, Nietzsche che aveva quarantaquattro anni, viene internato in un ospedale psichiatrico per i restanti undici anni della sua vita.

 

(*) Giuseppe Farina, detto Nino (Torino, 1906-Aiguebelle, 1966), pilota automobilistico vincitore del titolo di campione del mondo di Formula 1 nel 1950.

 

Giornali consultati:

Effetti della prima giornata di caldo: quattro persone impazzite

“Il coccodrillo si tuffa nella Stura mentre gli elefanti vi prendono il bagno„

Questa scena vedeva una povera squilibrata - Un’altra asseriva che il demonio era dentro la radio - Un giovane si crede il pugile Robinson ed un altro ritenendosi un atleta si spoglia nella strada (La Stampa, 4 luglio 1951).

 

La folle corsa notturna da Ospedaletti a Torino

Quattro ore di paurose peripezie su un’auto guidata da un pazzo

Un ex-docente universitario colto da improvviso squilibrio mentale - La scorribanda per le vie della città - L’intervento della polizia (La Stampa, 1° agosto 1951).

Fine seconda e ultima parte

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Articolo pubblicato il 26/03/2021