La notte della Civiltà

Mille domande, troppe risposte, nessuna certezza.

Il senso di profondo disagio sembra essere l’unico vero comun denominatore in grado di unire le persone. Non mi riferisco solo al contrattempo biologico che ha monopolizzato tutte le notizie dei mass media e la maggior parte dei discorsi tra gli uomini, mi riferisco al grave senso di disagio che sembra serpeggiare nelle nostre città, nei piccoli centri e nelle abitazioni.

A dire il vero sembra che questo disagio esistenziale abbia trovato nel Covid19 una giustificazione che prima sembrava non esserci. Ora abbiamo finalmente un valido motivo per sentirci male dentro, per poter essere infelici.

La nostra mente è completamente condizionata dalle scelte sanitarie, dal comportamento dei politici, dal dubbio amletico: vaccino si o vaccino no?

Come se tutto quanto dovesse girare intorno ad un frammento di RNA.

Se per pura ipotesi domani, grazie ad una bacchetta magica, potessimo far  scomparire qualunque pericolo di contagio, se grazie ad un incantesimo ci giungesse dai Mass Media l’attesa notizia della fine della pandemia… come credete che ci comporteremmo?

Tutti per le strade felici e gioiosi di riabbracciare i propri amici?

Tutti a festeggiare in grandi tavolate nei ristoranti finalmente aperti?

Tutti a ballare nelle discoteche?

Non credo proprio.

Oramai abbiamo imparato a considerare normale la situazione di cattività psicologica e di auto reclusione, felice e rassicurante.

Abbiamo imparato a considerare normale non stringere la mano a nessuno e a guardare con diffidenza coloro che si avvicinano pericolosamente a noi come possibili bio-terroristi…

In altre parole ci siamo adattati.

La grande capacità dell’uomo è proprio l’adattamento.

In questo caso si tratta di adattamento psicologico ad una situazione potenzialmente pericolosa.

Ben diverso è il caso di adattamento biologico dovuto alla variazione dell’ambiente.

Si tratta, in quest’altro caso, di una capacità genetica che permette ad alcuni individui, mutanti, di adattarsi al nuovo habitat per sopravvivere e riprodursi, quindi adatti a perpetrare la propria Specie.

Questo Principio darwiniano è alla base della Selezione Naturale, dove solo chi impara ad adattarsi può sopravvivere e diffondere con la riproduzione i propri geni e quindi generare figli con un patrimonio genetico idoneo alle mutazioni ambientali.

Domandarci se e quando torneremo a vivere normalmente, con quel senso di libertà, di leggerezza e di atteggiamento fiducioso che ora è scomparso dalla mente dei più, è tempo perso.

L’altalena dei bollettini sanitari, la contraddizione delle informazioni ufficiali degli organi di stampa e la diffusione ufficiosa, via web, di notizie sulla inaffidabilità di tamponi e vaccini, hanno destabilizzato completamente la popolazione, pregiudicando l’illusione di un ritorno all’auspicata normalità.

Inutile fare previsioni di alcun tipo, tempo perso e certezza di sbagliare.

A febbraio dell’anno scorso nessuno, dico nessuno, avrebbe mai ipotizzato che a distanza di 15 mesi la situazione sarebbe rimasta bloccata su dei numeri che denunciano esclusivamente una situazione patologicamente stabile. A Pasqua l’Italia sarà rossa e inchiodata come un anno fa. Forse seguirà un lento miglioramento… e poi? Preferisco non fare ipotesi di alcun genere…

Non desidero neppure entrare nel merito delle presunte possibili cause che hanno scatenato la pandemia, che si tratti di errore umano avvenuto in un qualche laboratorio o di una dolosa operazione ad opera di ignoti… non cambia certo la situazione. Il tempo e i tribunali, forse, in un lontano futuro renderanno chiare a tutti le concrete responsabilità. Se poi si è trattato, come alcuni affermano, di uno scherzo di Madre Natura come le precedenti epidemie di peste ed altre, gli effetti non cambiano e non cambieranno, cambieranno solo le attribuzioni delle possibili colpe.

Abbiamo scoperto che esiste lo smart working, il cosiddetto lavoro a casa.

Si tratta di un grande rinnovamento, di un cambiamento epocale. Le aziende risparmieranno sui costi degli affitti dei propri uffici, sui rimborsi spesa dei dipendenti, sui costi delle mense… ecc…

Ogni dipendente potrà considerare la propria casa una sorta di propaggine della propria azienda, con limiti e vantaggi di varia natura.

Ci dobbiamo domandare se questa nuova formula lavorativa sarà adottata anche dopo la fine della pandemia oppure se si ritornerà festosi negli uffici e parlare, scherzare e lavorare con capi e colleghi. Dipenderà sicuramente dalle condizioni economiche che il futuro ci riserverà, come sempre sarà l’Economia a dettare le proprie leggi, leggi che domineranno sulla Politica, la Cultura, la Religione, la Sanità e probabilmente anche sulle Coscienze degli uomini.

La nota sfera di cristallo appare piuttosto appannata, le previsioni incerte, mentre coloro che sfornano opinioni e date certe si moltiplicano come funghi dopo la pioggia…

Qualcuno ha paragonato questa pandemia ad una guerra, anche se il numero dei morti non regge ad un simile paragone, tuttavia l’aria che respiriamo, abilmente filtrata dalle cosiddette mascherine, viene percepita da molti come un veleno mortale di bellica memoria.

Dobbiamo stare tranquilli? Tutto finirà presto? Come annunciano i policromi striscioni appesi alle ringhiere dei molti balconi?

Chi può dirlo? Un poco di realismo potrebbe dissuaderci dal manifestare un patetico ottimismo per una risoluzione del problema a breve termine, ma forse si tratta di una reazione del tutto umana e quindi facilmente comprensibile.

L’unica domanda che sorge spontanea è cui prodest? Ammesso che serva a qualcuno, come viene spesso affermato, ma anche questa risposta rimarrà nell’aria come i pollini di primavera.

L'incertezza domina sovrana! 

Incertezza sullo stato attuale, sulle soluzioni terapeutiche, sul futuro dell’economia, sulle cause e sugli effetti della patologia, un’incertezza destabilizzante che terminato il suo periodo acuto sta entrando nelle menti come un malessere cronico.

Ritengo che l’unica Via da percorrere per ritrovare la tanto attesa serenità sia quella di cercarla dentro noi stessi, rafforzando la nostra mente e la nostra anima, sapendo che si tratta di una vera e propria prova, che mette in discussione le nostre abitudini quotidiane, il rapporto con gli altri e il rapporto con noi stessi.

Si tratta, come direbbero i tedeschi, di un mutamento della nostra Weltanschauung, la nostra Visione del mondo, un mutamento del Punto di Vista dal quale osservare il mondo e noi stessi.

Non perdiamo l’occasione per riscoprirci e per ritrovare la nostra autenticità... forse questo è l’unico vero significato dell'inatteso accidente biologico.

 

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 20/03/2021