La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Omicidio-suicidio in corso Principe Oddone

L’omicidio-suicidio, ovvero il caso in cui un omicidio entro una settimana è seguito dal suicidio del colpevole, secondo la letteratura scientifica rappresenta un evento relativamente frequente ai nostri giorni. Dalla rete apprendiamo che in Italia nell’anno 2003 sono stati 42 i casi di suicidio dell’autore di un delitto, 38 commessi da uomini e quattro da donne. In un caso l’omicidio-suicidio era stato concordato da entrambe le parti.

L’omicidio-suicidio di una coppia di amanti ha un illustre esempio storico nella “tragedia di Mayerling”, ovvero la morte violenta dell’arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena e della baronessina Maria Vetsera, sua giovanissima amante (30 gennaio 1889), evento considerato da numerosi saggi, romanzi e film. Esiste poi il celebre precedente letterario dei personaggi shakespeariani di Romeo e Giulietta.

Aspetti più cruenti si hanno nel caso delle stragi in famiglia oppure di un omicidio-suicidio che conclude un episodio di stalking. Sono declinazioni di fatti di cronaca nera che i telegiornali e gli altri media ci propongono con relativa frequenza e che ormai fanno parte del nostro vissuto quotidiano.

Nel settembre del 1881 a Torino si diffonde la notizia di un caso di questo genere che però i cronisti non sanno ancora bene come classificare.

La Gazzetta Piemontese di sabato 3 settembre 1881 scrive nella Cronaca:

Tragedia. - Ieri mattina, in una casa del corso Principe Oddone, accadeva una orribile scena di sangue.

Certo Lungo Enrico, d’anni 26, di Cambursano (Biella), muratore, uccideva a colpi di coltello la giovane Retenna Maria, d’anni 18, da Torino, tessitrice, perché si rifiutò di dargli la mano di sposa.

Il Lungo, dopo aver compiuto l’atroce misfatto, rivolse contro sé l’arma e si produsse diverse leggere ferite; ma mancandogli il coraggio di uccidersi in tal modo, abbandonò quel fatale luogo, corse sul vicino ponte di Dora e si precipitò nel fiume sfracellandosi il capo.

Morì istantaneamente.

Il triste fatto avvenne verso le 9 ½ ant., circa in una camera al pian terreno della casa Ferro. La povera Retenna lascia la madre vedova e vecchia.

I due cadaveri vennero fatti trasportare nella camera mortuaria del Bastion Verde.

Ulteriori dettagli vengono da un altro giornale cittadino, il Corriere di Torino, che parla di «Un orribile fatto di sangue [che] ha contristato ieri Torino».  

Apprendiamo così che Enrico Lungo «corteggiava da qualche tempo con buone intenzioni» Maria Retenna. Si conferma la sua proposta di matrimonio quindi la volontà di formare una famiglia, non la semplice ricerca di una fugace relazione: «La richiese più volte in sposa, ma la ragazza rispondeva negativamente».

Come già la Gazzetta Piemontese, anche il Corriere di Torino non esprime osservazioni negative sulla condotta lavorativa del muratore, elemento che al tempo assume notevole importanza per la valutazione di un futuro sposo.

Non si comprende quali motivazioni abbiano spinto al rifiuto la giovanissima Maria Retenna, che - secondo le indicazioni dello Stato Civile - ha 17 anni, esattamente dieci in meno del suo omicida.

Questo episodio è stato ricordato da Elisa Gribaudi Rossi nel suo libro del 1978 Quella Torino. La città popolare dal 1850 al 1900. La scrittrice lo presenta con queste parole:

 

Nel 1881 il «Corriere di Torino» ci narra una storia d’amore e di morte [...]

 

E, dopo aver riportato la breve notizia di cronaca, esprime questo commento:  

 

Nella nascente periferia impennacchiata di ciminiere una ragazza osa decidere da sé sul suo avvenire. Tempi nuovi davvero?

 

La conclusione più triste di questa vicenda viene a nostro avviso dalla Gazzetta Piemontese di mercoledì 7 settembre 1881. Al tempo il giornale riporta le quotidiane notizie dello Stato Civile di Torino ed elenca così Nascite, Matrimoni celebrati, Morti.

Il giornale, a conclusione delle informazioni sui morti del giorno 6 settembre, scrive:

 

N.B. – Ommessi inavvertemente nella nota del 3 corrente:

Longo (sic!) Enrico, d’anni 27, di Camburzano, muratore – Retenna Maria, id. 17, di Torino, operaia.

Così, poche righe sotto i nomi dei componenti delle coppie che si sposano, compaiono affiancati anche quelli di Enrico e Maria, purtroppo uniti nella voce Morti.

La ricostruzione di questa vicenda comporta anche una serie di annotazioni riguardanti la Torino di quel tempo. Per non appesantire il testo, abbiamo deciso di accorparle a fine capitolo in modo da non distrarre i Lettori che volessero limitarsi al fatto di cronaca.

Il corso Principe Oddone, dedicato all’infelice figlio di Vittorio Emanuele II, nato a Torino nel 1846 e morto a Genova nel 1866, inizialmente origina dal corso Vittorio Emanuele II per raggiungere la Barriera di Lanzo, l’attuale piazza Generale Antonio Baldissera. Il suo primo tratto, fino alla piazza Statuto, ha successivamente preso il nome di corso Inghilterra.

Al tempo della nostra storia, la ferrovia per Novara e Milano corre sul piano di campagna e il corso Principe Oddone è riccamente alberato soprattutto nel tratto iniziale.

Procedendo verso l’attuale piazza Baldissera, dopo l’incrocio col corso Regina Margherita che si arresta poco oltre, sul lato sinistro si trova l’area ancora agricola di Valdocco, dove sorgono cascine e la Fabbrica d’Armi e vi scorrono i canali del Martinetto e della Ceronda.

Sulla destra del corso Principe Oddone è tracciata una sola via, la via Cottolengo, oggi Maria Ausiliatrice. Poi le costruzioni si interrompono.  Dal testo si evince che la casa Ferro, location dell’omicidio, si trova in questo tratto meno antropizzato.

La camera mortuaria citata dalla Gazzetta Piemontese, la morgue, si trova nella via Bastion Verde, oggi assorbita nel giardino pubblico che circonda la Porta Palatina.

Posta sul proseguimento di via Carlo Ignazio Giulio, via Bastion Verde costituisce parte del perimetro romano e appartiene alla parte antica della città. Prende il nome da un bastione delle antiche fortificazioni denominato Bastion Verde dopo che il Duca Carlo Emanuele II ha fatto dipingere di questo colore e ricoprire di edera un piccolo edificio posto sul bastione, costruito su disegno di Ascanio Vittozzi, molto amato dalla moglie Francesca Maddalena d'Orléans, prematuramente morta nel 1664.

La via Bastion Verde appartiene al Quartiere Svizzero (nome derivante dall’antico Quartiere delle Guardie Svizzere), tortuoso agglomerato di antiche case e cortili in continuità col Palazzo Reale e il Duomo, di proprietà della Casa Reale, che si estende dalla piazza San Giovanni fino alla via Porta Palatina e al corso Regina Margherita. Questo complesso di costruzioni impedisce lo sbocco della via XX Settembre nel corso Regina Margherita.

Il Quartiere Svizzero scompare con l’apertura della via XX Settembre nel 1891, dopo imponenti lavori di demolizione del Bastion Verde e della vasca per l’alimentazione delle fontane del Giardino Reale, e la realizzazione, fra il 1899 e il 1903, della Manica Nuova di Palazzo Reale.

Nel 1890, il medico e igienista Giacinto Pacchiotti scrive che la morgue di via Bastion Verde sarà trasportata in locali dell’Istituto di Medicina Legale da collocare negli allora nuovi edifici universitari di corso Massimo d’Azeglio.

Può essere infine interessante ricordare che il Corriere di Torino, giornale dell’area cattolico intransigente, è nato come L’Emporio Popolare. Giornale quotidiano universale, il 1° dicembre 1873 a Torino, fondato da un ecclesiastico torinese con la partecipazione di numerosi azionisti. Il primo numero appare il 1° gennaio 1874. Al 1° gennaio 1877 passa in proprietà dell’avvocato Stefano Scala e aggiunge il titolo di Corriere di Torino alla primitiva intitolazione. È acquistato il 1° aprile 1880 da una Società di promotori che lo conserva sino al 1° luglio 1881, quando ritorna all’avvocato Scala. Questi, nel 1886, rifonda il Corriere di Torino con la nuova testata di Corriere Nazionale; il 1º novembre 1894 assorbe L’Italia Reale: nasce L’Italia Reale-Corriere Nazionale, che proseguirà le pubblicazioni fino al 17 aprile 1913.

 

Bibliografia:

Elisa Gribaudi Rossi, Quella Torino. La città popolare dal 1850 al 1900, Longanesi, Milano, 1978.

Elenco provvisorio cronologico dei giornali di Torino (1645-1883), a cura di Antonio Manno, Paravia, Torino, 1883.

Filippo Morgantini, Un palazzo sul Teatro Romano, Bollettino Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Nuova Serie, LVII-LVIII, 2006-2007.

Giacinto Pacchiotti, Una visita ai nuovi edifici universitari di Torino, L’Ingegneria Sanitaria, anno I, n. 8, agosto 1890.

 

Fonte delle immagini: Gruppo FB “Torino sparita su facebook”.

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Articolo pubblicato il 01/04/2021