VaccinarSI: perché ho fiducia nella scienza.

di Alessandro Mella

I giorni scorsi sono stati caratterizzati da un caso che entrerà nei libri di storia e negli annali. Uno dei più imbarazzanti episodi di psicosi collettiva di questo secolo, alimentato spesso da cattiva informazione, stampa e media al limite dell’incoscienza, starnazzare dei social e tuttologi da bar.

Parlo, ovviamente, del vaccino Astra Zeneca oggetto per quasi una settimana di sospetti, diffidenza, financo angoscia, sulla base di presunti collegamenti con malesseri e morti procurate del prodigioso farmaco.

Casi che fanno riflettere, che impongono rispetto per chi ha subito le conseguenze impreviste ma che devono anche spingerci a considerazioni assai semplici.

Intanto non vi è certezza che quei casi siano ricollegabili, tutti o in parte, al vaccino e se così fosse si tratterebbe di numeri che, al netto del dovuto e già ribadito rispetto per chi li ha subiti, rientrerebbero nella normalità per tutti i farmaci.

Poche decine di reazioni avverse su milioni di somministrazioni sono purtroppo frequenti per quasi tutti i medicinali.

Altro sospetto spesso fomentato è quello dei tempi di realizzazione ritenuti, da alcuni tuttologi, troppo rapidi senza considerare il taglio delle procedure burocratiche, le solide basi su cui gli scienziati lavoravano (spesso per merito delle ricerche degli anni scorsi sugli altri coronavirus), la disponibilità quasi immediata di strutture ed ingenti fondi e lo snellimento di alcune fasi tecniche.

Questa corsa mondiale alla “salvezza” ha permesso un prodigio che il mondo rare volte ha conosciuto senza dimenticare il progresso tecnologico degli ultimi decenni.

Si sono così ottenuti più vaccini efficaci e su altri si attendono riscontri formali e certi, proprio perché nessuno ha desiderio di correre rischi inutili.

Da un anno i cittadini di mezzo mondo, ma soprattutto d’Europa e d’Italia, non vivono.

Costretti a subire restrizioni e compressioni delle libertà collettive e individuali ormai al limite del tollerabile. Famiglie e partner divisi, patologie trascurate, disabili spesso dimenticati, imprese fallite, danni psicologici gravissimi cui si aggiungono depressioni e suicidi, aumento esponenziale delle violenze domestiche e molto altro ancora.

Decine di drammi nel dramma mentre il covid uccide i più anziani, i più fragili, e qualche volta nemmeno solo loro. Mentre i morti si contano a migliaia, gli ospedali si intasano, le persone soffrono per il coronavirus e per i danni collaterali.

Molto si potrebbe dire delle terapie domiciliari spesso trascurate e molto ancora dei formidabili anticorpi monoclonali. Su questi posso esprimere un’opinione empirica poiché lo scrivente si cura con alcuni di essi, finalizzati alla propria malattia cronica e degenerativa, e i miracoli prodotti sono palpabili.

Proprio perché ho provato, sulla pelle viva, il progresso della medicina e della scienza, della farmacologia, che mi sento di avere la massima fiducia in queste discipline. Non si può permettere a complottismi e deliri social di riportarci al medioevo, anzi ad un medioevo di gran lunga peggiore dell’originale.

In gioco c’è un aspetto fondamentale e cioè il ritorno alla vita, alla normalità, ai musei, ai concerti allo stadio, ai baci, agli abbracci ed anche agli ingiustamente vituperati aperitivi.

Perché anche su questi settori c’è chi vive dei propri sacrifici senza alcuna garanzia, c’è chi si paga il mutuo di casa e mantiene la famiglia, c’è chi costruisce sogni e speranze.

Per loro, per noi, vacciniamoci a cuor sereno con fiducia nella scienza e nell’avvenire.

Dobbiamo prepararci ad un cimento che non ha pari nel terzo millennio: la ricostruzione!

Dobbiamo realizzare un vero nuovo “miracolo italiano” come i nostri nonni fecero dopo la guerra.

L’occasione per darci una società migliore, più libera, senza incubi, e con nuovi sogni è davanti a noi.

Ne saremo degni? Penso di sì, perché gli italiani hanno risorse umane formidabili. Dimostriamo di essere degna progenie di gloriosa stirpe. Il domani ci aspetta.

VaccinarSI per tornare a sognare. Ecco perché ho fiducia nella scienza.

Alessandro Mella

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Articolo pubblicato il 22/03/2021