I congiunti divisi – L'altra faccia della pandemia e dei lockdown

di Alessandro Mella

Quest’ultimo anno ha visto le nostre libertà individuali e collettive incredibilmente ridimensionate con provvedimenti talvolta draconiani e non sempre comprensibili. La necessità di contenere la diffusione del Sars Cov 2 ha condotto i governi di mezza Europa verso l’impiego di misure restrittive che hanno devastato l’economia ma anche la socialità e la salute delle persone.

Per molti, infatti, la tutela del “Diritto alla Salute” è diventato un dogma a senso unico finalizzato alla pur sacrosanta lotta al Corona Virus senza, tuttavia, ricordare che si può soffrire (e financo morire) anche per depressione, crepacuore ed altre patologie e malattie trascurate.

Nel caso dei malati cronici, autoimmuni o dei disabili; il peso delle restrizioni si è fatto poi maggiore perché spesso privati del placebo rappresentato da quelle poche persone la cui presenza rappresenta un unico palliativo alle sofferenze del corpo e dell’anima. Maggiormente difficile, poi, dopo anni di campagne liberali e libertarie in favore dello sdoganamento dei rapporti umani e delle relazioni non certificate da cerimonie, procedure e documenti formali. In questo senso, infatti, anche l’Unione Europea si è espressa per invitare gli stati membri a favorire i ricongiungimenti dei “partner non conviventi”.

Tuttavia lo stato italiano ha dato l’impressione di ignorare del tutto gli appelli di coppie che sono divise da mesi, con grave sofferenza e seria compromissione degli equilibri emotivi e psicologici e quindi della salute, senza dare risposte chiare e serie a richieste del tutto legittime e sacrosante.

Una sorta di “via di fuga” alcuni l’hanno individuata nel “rientro” alla residenza o domicilio e, soprattutto, al fantomatico concetto di “abitazione”. Espressione che non trova un riscontro serio e preciso nel diritto e che quindi resta in balia del singolo tutore dell’ordine, della sua umanità, del suo spirito di comprensione, della sua personale lettura e soggettiva interpretazione delle norme.

In pratica l’uso di questa formula può trovare utilità se ad un posto di blocco si trova un agente o carabiniere attento alle sfumature delle norme ma può anche condurre al verbale se l’interlocutore addetto ai controlli non interpreta il concetto secondo le lacunose e fumose “faq del governo” che, in verità, sono piuttosto fragili.

Che fare? Ad un anno di distanza dal primo lockdown diventa difficile invocare ancora sacrifici e pretendere l’assoluta disciplina da un popolo stremato il quale, tra l’altro, ha dovuto assistere a deroghe talvolta cervellotiche di fronte ad appelli ripetuti e spesso disperati.

Perché, a Pasqua, si può andare all’estero ma non dal proprio fidanzato/a? Due persone che si vedono, in un luogo statico, solo loro, sempre quelle, che male possono fare?

Non si tirino fuori problemi di tracciabilità, chiaramente sarebbero numeri di poco conto e di facile gestione. Non si invochi nemmeno il poco senso di responsabilità di chi potrebbe abusarne, basta punire chi sbaglia come si dovrebbe fare ora e basterebbe adottare le dovute precauzioni.

Giunti, ormai, ad aprile 2021, con la campagna vaccinale in corso ed altri insostenibili chiusure per una popolazione sfibrata, forse sarebbe ora che il governo recepisse seriamente la direttiva UE.

Il popolo sofferente dei “congiunti fuori regione” e “congiunti fuori comune” ha acquisito, sul campo con mesi di rispetto delle norme e di sofferenza accettata pur di restare nella legalità, il diritto ad avere risposte ed a vedere sull’autocertificazione una voce dedicata chiara e non interpretabile. Non chiedono assembramenti, non chiedono la vituperata (troppo?) movida, non chiedono feste e cene di massa.

Non possiamo riempierci la bocca di pensierini da cioccolatino salvo poi calpestare i sentimenti e le emozioni delle persone.

La lotta al covid è doverosa, doverose sono le mascherine, il distanziamento, il lavarsi le mani e soprattutto i vaccini. Ma non si può morire di crepacuore per non morire di corona virus.

Lo Stato deve mettersi una mano sulla coscienza e pensare che non tutti hanno il privilegio e la fortuna di avere gli affetti nella stanza accanto.

Già i danni economici dei “non garantiti” senza rendite e stipendio, delle partite iva, di chi non lavora da mesi, segneranno il futuro del paese. Almeno gettiamo un salvagente verso le altre ferite sociali crescenti. Questa protesta, civile e democratica, merita una mano tesa perché il rapporto fiduciario tra Istituzioni e Cittadini torni a fortificarsi. Ora, prima che sia troppo tardi, perché davvero non c’è più tempo da perdere.

Alessandro Mella

 

L’autore desidera ringraziare gli ignoti autori delle grafiche “social” qui riportate e che spera non se la prenderanno a male se beneficerà del loro prodigioso lavoro.

Ed anche le migliaia di “coppie divise” che con garbo e civiltà lottano in modo democratico per la riaffermazione dei loro diritti dopo aver onorato a lunghi i propri doveri.

Infine un ringraziamento l’autore desidera riservarlo alla sua fidanzata che a sua volta da un anno ne tollera le chimeriche crociate idealistiche.

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Articolo pubblicato il 03/04/2021