Io sono la risurrezione e la vita
L'Addolorata ai piedi della Croce

Di Andrea Elia Rovera

Siamo arrivati anche quest'anno alla Pasqua e siamo chiamati a farci qualche domanda sul senso della nostra fede e del nostro cammino sulle orme del Cristo.
 
Quest'anno ho deciso che il mio pensiero pasquale si sarebbe concentrato su una bellissima domanda che Gesù ha rivolto a Marta, sorella di Lazzaro.
 
Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se fosse morto, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morirà mai in eterno. Credi tu questo? (Giovanni 11:25-26)
 
La bellezza di queste parole sta nel fatto che Gesù ci mette tutti sullo stesso piano e da a ciascuno di noi la medesima possibilità di salvezza. 
 
"Chiunque crede in me": non dice "i cristiani", "i discepoli", "gli apostoli", "gli uomini", "le donne" ma "Chiunque crede in me". 
 
Certo, credere in Lui non è una cosa semplice e non basta dirlo a voce alta. Credere in Gesù Cristo significa mettere da parte il proprio individualismo per far spazio a Lui e al Suo amore immenso.
 
"Chiunque crede in me, non morirà mai in eterno": questa affermazione, anche se pare anacronistica, invece è particolarmente reale. San Paolo, il grande Apostolo delle Genti, a tal proposito - parlando in tribunale dinanzi al Governatore romano Felice - dice: "avendo in Dio la speranza, che anch'essi condividono, che vi sarà una risurrezione dei mortitanto dei giusti che degli ingiusti". (Atti degli Apostoli 24:15)
 
Gesù da a tutti la risurrezione della carne ma sarà ciò che abbiamo compiuto sulla terra che determinerà se l'anima potrà andare direttamente in Paradiso, se dovrà passare un tempo di purificazione in Purgatorio o se andrà negli inferi per sempre dove è pianto e stridore di denti.
 
Oggi si ha quasi il terrore di parlare dell'inferno e della dannazione eterna dell'anima. Si è diventati troppo relativisti e "psicologizzati" per credere che il male non può che condurre al male. Oggi vale la logica gesuitica per cui tutti si salvano perché Gesù è Misericordia. Il problema è che Nostro Signore è bravo, giusto ed onesto ma non fesso. Non si può pensare che ci lasci sguazzare nel peccato e nelle impudicizie per tutto il pellegrinaggio terreno donandoci poi il perdono e la salvezza come se nulla fosse.
 
In questi giorni, guardando la Croce e l'Addolorata mi sono chiesto quante volte ho inflitto al povero e martoriato Gesù ferite e dolori con il mio "modus vivendi" e mi sono sentito tanto piccolo e miserabile.
 
Quest'anno la mia Pasqua sarà una gioia senza fine per la Risurrezione ma anche un momento di riflessione per pianificare una vita più sana e sulle Sue orme.
Buona Pasqua di Risurrezione a Te e a quanti porti nel cuore. Ricordati che - anche se a distanza e con rarefatte email - questo tuo non particolarmente brillante "collaboratore" ti ricorda con affetto e profonda stima. 
 
Andrea Elia Rovera

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Articolo pubblicato il 04/04/2021