USA: verso il figlio part time la famiglia in affitto

E' già prassi abituale l’aberrazione del “figlio a tempo”

Se è vero che da Oltreoceano si anticipano sempre gli stili di vita che verremo ad adottare noi “vecchi europei” c’è ben poco da stare allegri sulle politiche familiari.

Siamo tutti d’accordo nel sostenere che le famiglie vadano sostenute, e l’approvazione unanime dell’assegno unico nei giorni scorsi, pur con tutti i rischi di mancanza di fondi, è un ottimo segnale; ma se in tema di innovazioni nelle politiche famigliari vogliamo guardare agli USA allora non c’è da stare molto tranquilli.

Autorevoli giuristi in queste settimane si stanno interrogando sugli sviluppi che potrebbero avere alcune conseguenze dovute all’impossibilità di viaggiare dovuta alla pandemia; sembra che l’argomento non c’entri niente con le politiche famigliari, ma si pongono diversi casi di maternità surrogate , o meglio chiamarle per quello che sono, vale a dire utero in affitto, commissionate prima della pandemia con bambini ormai nati e genitori impossibilitati a raggiungerli.

Bene (si fa per dire), la permanenza dei bambini con le madri “surrogate” giuridicamente ha portato dall’affitto dell’utero all’affitto temporaneo della madre in attesa che i genitori possano viaggiare per congiungersi con il figlio commissionato (sarà un’espressione dura e triste ma di fatto di figli commissionati si tratta).

I risvolti giuridici dell’introduzione di una famiglia affittata per il proprio figlio – pur dovuti all’eccezionalità del momento che viviamo con i divieti di viaggi intercontinentali - rischiano di essere davvero spiacevoli, con la possibilità, in prospettiva, di affittare una famiglia per il proprio figlio per un periodo determinato; ovviamente del bene del bambino nessuno pare interessarsi.

Se a questi casi giuridici su cui ci si sta iniziando a confrontare in questi mesi occorre prestare attenzione, vista la pericolosità di una qualunque forma di riconoscimento di possibilità di famiglia in affitto, bisogna però considerare che negli USA è già prassi abituale l’aberrazione del “figlio a tempo”.

La pratica del fostering è simile all’affido italiano ma molto più flessibile e con meno vincoli tale da permettere ad aspiranti genitori troppo impegnati e presi dalla carriera per potersi dedicare ad un figlio a tempo indeterminato di potersi orientare verso una genitorialità a tempo determinato; mi affitto un figlio per qualche mese, poi il periodo di lavoro si preannuncia intenso ed allora rimando il figlio al mittente fino a quando la mia situazione diventa più calma e posso riprenderlo per un altro periodo determinato di tempo.

Tale pratica è spesso utilizzata da genitori in carriera o star dello spettacolo; un noto cantante italiano che da anni vive negli USA ha candidamente dichiarato che, visto il “bisogno di paternità” che col passare degli anni si fa più forte, sta pensando di ricorrere a questo sistema per avere un figlio a tempo, in prova; si sa, la vita della star musicale è difficile da comporre con quella del genitore, allora, visto che ogni “bisogno” va soddisfatto tanto vale avere un figlio a tempo, che non impegni troppo.

Anche in questo caso del bene del bambino non pare che ci sia qualcuno ad interessarsi

Tra famiglia in affitto, diretta e logica conseguenza dell’utero in affitto, e figli a tempo determinato in USA si sta affermando un’avanguardia da cui Italia ed Europa in generale farebbero bene a tenersi distanti; sono ben altre le politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità di cui i nostri paesi hanno bisogno.

 

Luigi Cabrino

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Articolo pubblicato il 06/04/2021