Che “sapore” ha la vita?

Per farne esperienza diretta occorre recuperare l’essenza di ciò che si è perduto, smettendo di abbuffarci con briciole tossiche di cibo spazzatura.

 

 

Parte quarta del tredicesimo incontro dei dialoghi sul senso della vita tenutosi nel pomeriggio del giorno 13 dicembre 2013 presso la biblioteca di San Raffaele Cimena (To) sede dell’UNITRE locale.

 

  • Quante cose crediamo di fare per il bene nostro e degli altri?
  • Perché ci ostiniamo a fare ancora cose che si ritorcono su di noi e sugli altri in modo contrario alle intenzioni?
  • Perché coltiviamo caparbiamente quella malattia chiamata ignoranza, pienamente convinti di sapere cosa stiamo facendo?
  • Davvero vogliamo che tutto ciò continui con il nostro non del tutto innocente, se non complice, consenso?
  • Non ci viene mai qualche dubbio salutare circa il nostro “giusto e sincero” modo di agire?
  • Circa la possibilità di fare diversamente?
  • Di smettere di comportarsi per schemi preconcetti ed automatici?
  • Di seguire passivamente l’opinione generale?
  • Di farci influenzare trasformandoci in animali ammaestrati?
  • Di accontentarci, sperando di cavarcela senza troppi danni?

 

Aspettative, desideri indotti, slanci emotivi, giudizi, sono veleni che si infiltrano attraverso le difese immunitarie del nostro sistema e provocano gli sconquassi comportamentali che possiamo osservare dentro e intorno a noi. Il nostro sistema nervoso si sovraccarica di traffico di informazioni inquinanti, il cervello va in pappa e il fegato esplode in cirrosi! Ho esagerato! Neanche un po’, anzi … volutamente non scendo in dettagli e non completo la lista.

 

Si potrebbe affermare che, se si tolgono queste cose, la vita perde di sapore; prima però bisognerebbe “conoscere davvero il sapore della vita!”

Il vero sapore della vita non riusciamo neppure più ad immaginarcelo; ci siamo così tanto allontanati da essa, abbiamo talmente perso la capacità di sentirne il sapore, che cerchiamo di surrogarlo in tutti modi attraverso questo o quel modo di appagare i sensi. Sappiamo tutti però con quali esiti!

 

Eppure la vita è in ogni cosa; solo noi riusciamo a tenerla fuori!

 

A patire la sofferenza conseguente il nostro comportamento non è il fisico, come normalmente crediamo, o almeno non subito, ma ciò che lo anima. Solo che per noi, ignoranti in materia, sono la stessa cosa.

 

Il fisico prova dolore, risposta chimica, non sofferenza, risposta psichica!

 

Ancora più ignorata e sconosciuta è la “Causa Prima” che sta dietro alla sofferenza dell’anima: non conoscere cosa sia la vita e perché viviamo!

 

Per riportarci coi piedi per terra, vi ricordo che nella mia vita ho lavorato come progettista di automobili, non come scrittore di favole per bambini o filosofo tuttologo! Voglio dire che sono stato sempre confrontato con cose molto pratiche e sono proprio queste che mi hanno “costretto a guardare” cosa c’era dietro. Sono stato costretto dall’evidenza a risalire dalle cose più pratiche e materiali a fino dove mi è stato permesso, per cercare il nòcciolo di ciò che le faceva funzionare. Semplice realismo libero fino a dove possibile! Astrazione ed esperienza relativa!

 

Ciò che prova sofferenza è il senso della vita! Allo stesso modo in cui i sensi fisici provano dolore quando sollecitati in modo contrario alla natura dell’esistenza, il senso della vita prova sofferenza quando sollecitato in modo contrario alla natura della vita.

 

Semplice no?

L’ho cominciato a capire perfino io!

Mi ci è voluta una vita per arrivare a ciò e non è ancora tutto chiaro!

Ciò che prova sofferenza è quella parte che può cominciare a guardare cosa succede davvero dentro di noi.

 

Ricordate lo schema? …..

 

 

Ciò che prova sofferenza è quel qualcosa che fa da ponte tra l’Origine e noi.

 

Insisto ancora una volta a mettere in evidenza una ragione per la quale siamo e sentiamo in un certo modo.

 

Quell’anima che provvede ad ogni essere umano, non è la “vera anima”; è ciò che serve per poter governare il sistema biologico. Allo stesso modo in cui gli animali hanno un’anima, un’unica anima esterna all’animale e comune all’intera specie, l’essere umano animale biologico ha, in più, un’altra anima, un’anima personale, specifica, interna ad ogni individuo della specie, ma ancora immatura ed incapace di svolgere appieno il suo ruolo.

Questa differenza evidente ha permesso che in ogni essere umano possa iniziare a nascere e svilupparsi quella caratteristica chiamata capacità di pensiero. Questa capacità di pensiero è ancora in una fase di “reazione non intelligente” ad ogni tipo di impulso; perché ci possa essere pensiero intelligente occorrono alcuni presupposti che sono caratteristici delle altre componenti dell’essere umano Originale. Quindi perché si possa esprimere un pensiero intelligente occorre che l’essere umano Originale sia di nuovo in grado di funzionare.

 

Il comune modo di pensare appare logico ed intelligente solo perché lo giustifichiamo come tale non avendo altri modelli di riferimento.

È il solo modo logico di pensare coerente con il modello automatico di azione-reazione determinato dall’istinto di sopravvivenza innato nell’animale-uomo. È un pensiero che si giustifica a posteriori: prima penso e poi dico perché ho pensato così; così si fanno quadrare le cose comunque. Il pensiero intelligente è libero e vede le cose come sono; non ha bisogno di giustificarle né di giustificarsi.

 

Solo quando “il ponte” è attivo, possiamo renderci conto della qualità delle domande che arrivano dal nostro interno; possiamo comprendere se sono di origine automatica oppure essenziale, se sono dettate dalla necessità di sopravvivere oppure dal senso della vita.                                 

 

IDP … si arriverà a comprendere tutto ciò? …

 

… certamente! Il progetto è questo! I tempi di realizzazione possono variare per ognuno di noi in relazione a quanto ciascuno mette a disposizione; se mettessimo tutto quello che siamo, basterebbe un attimo e il progetto sarebbe terminato! Però quello che avviene normalmente è diverso; il nostro potenziale viene disperso in molti progetti non essenziali ed il sistema degenera velocemente. Allo stesso modo è accaduto alle religioni che inizialmente erano concentrate su ciò che era essenziale, e successivamente si sono disperse nell’amministrare regole, dogmi, protocolli, organizzazioni, attività sociali e quanto altro suggerito dalle migliori intenzioni. Religione deriva da “re-ligare”, ricongiungere ciò che si è separato, o anche “ri-legere”, tornare a leggere di nuovo in modo originale ciò che è scritto nel libro della Natura e dell’Origine …

 

 IDP … basta la forza di volontà per ….          

 

…no! Semmai è proprio la forza di una volontà cieca che agisce al servizio di ciò che ci separa; è al servizio di quelle forze che agiscono per far vivere ugualmente il nostro sistema biologico mantenendolo separato da Quello che ci fa vivere, che fa vivere tutto!

 

In sintesi, il nostro modo di vivere e pensare ci tiene separati dalla fonte energetica che ci dà la vita; per questo siamo condannati a morire. Più ci diamo da fare per conservarci, più acceleriamo l’esaurimento dell’energia vitale disponibile!

 

Questa non è intelligenza!

Siamo una contraddizione evidente!

 

Sentiamo di essere separati da una fonte di energia che ci farebbe vivere all’infinito e facciamo di tutto per mantenerci separati da essa, condannandoci.

Per evitare la paura che ne consegue, ci autoconvinciamo di essere eterni ugualmente: pensiamo che a morire siano solo gli altri; a noi non toccherà mai!

 

Questo non è pensare in modo intelligente!

È un modo di pensare viziato dalla paura!

 

Lavoriamo peggio di schiavi, costruiamo oltre il necessario, accaparriamo tutto quello che ci capita a tiro, ci difendiamo da tutto e tutti, consumando l’energia che ci fa vivere senza sapere cosa è la vita e cosa necessita veramente per vivere. Questo comportamento evidenzia chiaramente una completa mancanza di intelligenza!

 

IDP … questo tipo di situazione esiste da sempre! …

 

… certamente! Anche se al riguardo esistono almeno due teorie come per la spiegazione di ogni cosa. Così come c’è una corrente di pensiero a sostegno del fatto che gli aerei stanno in aria per la pressione che si genera sotto le ali, un’altra invece per la depressione che si crea sopra le ali, ed i sostenitori di entrambe le teorie costruiscono aerei che volano, così ci sono due teorie per spiegare il perché di questa situazione.

 

Un certo modo di pensare, strutturato in teorie, religioni e filosofie, sostiene che l’essere umano è un’entità caduta incidentalmente in questa situazione dalla quale dovrà trovare il modo di uscire; un altro modo di pensare sostiene che sia semplicemente il percorso obbligato di chi, partito dall’Origine per fare esperienza, in qualche modo sta cercando di tornare a casa. Qualunque delle due sia valida, se non entrambe, noi siamo qui piuttosto smarriti che convinti di ciò che c’è da fare … 

 

… prosegue nel prossimo articolo.

 

 

Grafica, schema e testo

pietro cartella

 

 

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Articolo pubblicato il 13/04/2021