La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

La folle determinazione di un innamorato geloso

Ritroviamo il «mostro dagli occhi verdi» - così William Shakespeare nella sua tragedia Otello (1603) definisce la gelosia - in un curioso episodio di cronaca riportato da La Stampa del 26 luglio 1951.

Un impresario edile della Barriera di Milano si è rivolto ieri alla polizia chiedendo consigli e protezione. L’industriale, il quarantenne Giuseppe B***, ha fatto al funzionario un racconto veramente drammatico.

- Ieri pomeriggio - non erano ancora le 18 - il telefono ha squillato. Una voce di uomo mi ha detto: «Avete ventiquattro ore di vita! Se entro domani, alle 18, voi non licenzierete dal vostro ufficio la signorina Stefania, vi toglierò la vita. Una revolverata al cuore».

Il B***, in preda a viva eccitazione, non si era raccapezzato più. La signorina in questione, Stefania R***, di 28 anni, era stata assunta nella sua impresa due settimane prima. Era una dattilografa provetta e si era meritata in breve la stima dell’industriale, il quale la tratteneva quasi ogni sera per sbrigare lavori di corrispondenza.

Ma erano incominciati i guai. Non passava giorno senza che il B*** non ricevesse telefonate sibilline. Era sempre la stessa voce, di uomo, che domandava notizie della R***, ragguagli sulla sua nuova attività, sull’orario e persino sull’ammontare dello stipendio. Le prime volte l’impresario si comportò correttamente. In seguito, però, pregava il misterioso individuo di lasciarlo in pace.

La signorina, interrogata dal principale, confessò che doveva trattarsi di un suo corteggiatore di cui non conosceva neppure il nome. Ieri l’altro il B*** stava apprestandosi ad uscire quando lo raggiunse la ennesima telefonata.

Il commissario iniziò le indagini, dopo avere rassicurato l’industriale ed avergli promesso che lo avrebbe fatto tenere d’occhio da un paio di agenti. Poi mandò a chiamare la signorina. L’interrogatorio fu molto breve, poiché la R*** dichiarava di conoscere la identità dell’esaltato: si trattava del suo fidanzato, il trentaseienne Fulvio P***. Poco dopo anche il P*** veniva tradotto in Commissariato. Dapprima negò persino di avere mai avuto a che fare con la donna. Poi la sua difesa incominciò a crollare.

Ammise di essere fidanzato della R*** e di esserne innamorato pazzo. Da quando essa era stata assunta nel nuovo ufficio il P*** trascorreva ore di indicibili tormenti. Egli temeva che l’industriale potesse portargli via la donna e scambiava le normali cortesie del B*** come vibranti profferte amorose.

- Quando Stefania mi disse che avrebbe lavorato anche la sera, non ressi più. Ero certo della tresca. E decisi di tagliare corto: o l’impresario la licenzia entro ventiquattr’ore, oppure io lo uccido come un cane!

Il P***, sbollita la violenta crisi di nervi, è stato tradotto alle Nuove e denunciato per minacce gravi. Dalle informazioni ricevute dal suo paese di origine risulta che egli è già ammogliato ed è padre di due figli. La famiglia, che risiede a Cosenza, lo ha da tempo denunciato per abbandono di tetto coniugale e mancata assistenza.

Alla base del dissennato comportamento di P*** vi è quindi la gelosia.

Questo sentimento costituisce il concreto movente di molte azioni criminali, anche più gravi di quella del nostro soggetto. Nello stesso tempo rappresenta un tema letterario ampiamente praticato a partire dalla mitologia greca, passando dal celeberrimo Otello già citato a Le relazioni pericolose (1782) di Pierre Ambroise François de Laclos, a Fosca (1869) di Igino Ugo Tarchetti, a Doppio sogno (1926) di Arthur Schnitzler. E ancora, soffrono di gelosia Anna Karenina di Tolstoj, Swann di Proust, Olive di Henry James, Tereza di Milan Kundera…

La lirica ci presenta due gelosi: Otello, uxoricida a sangue freddo, e don Josè che pugnala Carmen in un accesso d’ira. Il cinema propone Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca), film del 1970 diretto da Ettore Scola, interpretato da Marcello Mastroianni, Monica Vitti e Giancarlo Giannini.

Sono nomi importanti che avviciniamo con qualche esitazione alla nostra modesta vicenda che è opportuno analizzare, senza voli pindarici di fantasia, sulla base della cronaca giornalistica, sia pure con i suoi limiti e le sue autocensure.

Quanto narrato concretizza il detto di William Penn «Il geloso è un fastidio per gli altri, ma è un tormento per se stesso». Ma il cronista – che non fa mistero del giudizio negativo sul geloso P***, cattivo marito e pessimo padre di famiglia – pare poco incline a tenere in considerazione il tormento interiore del possessivo fidanzato.

Secondo la mentalità dell’epoca, enfatizza come P***, a causa delle sue paturnie, abbia messo in agitazione un tranquillo e operoso imprenditore. In questo senso pare di cogliere un velo di critica anche nei confronti della dattilografa Stefania, professionalmente preparata, ma forse troppo disinibita e con frequentazioni azzardate.

L’episodio si può inserire nel clima euforico della ricostruzione postbellica che, nel settore dell’edilizia, è caratterizzato da un incremento del lavoro per la costruzione di nuove case e la riparazione di quelle danneggiate dai bombardamenti. Una attività tanto intensa da imporre all’imprenditore l’assunzione di una segretaria che deve lavorare anche dopo cena.

E l’evocazione di questo periodo del boom economico torinese è l’aspetto più rilevante di una vicenda della quale non conosciamo la reale conclusione.

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Articolo pubblicato il 22/04/2021