Don Michele Rua, Torinese, Salesiano, Beato
Don Michele Rua

Di Andrea Elia Rovera

In passato ho scritto qualche pagina sul padre e maestro della gioventù san Giovanni Bosco ma sin da allora mi sono ripromesso che avrei parlato anche di uno dei suoi più stretti collaboratori: Don Michele Rua.

Michele Rua è nato in Piemonte, nella risorgimentale Torino il 9 giugno 1837. Cresce negli alloggi in dotazione ai dipendenti della Polveriera (oggi Arsenale) del Quartiere Borgo Dora dove suo padre lavora come operaio. Michele è il nono di nove figli e a casa sua non si sguazza certamente nell’abbondanza.

Purtroppo quando lui è ancora piccolo il papà muore lasciandolo alle sole cure della mamma che – per far fronte al bilancio familiare – deve lavorare sodo. Michele però è un bimbo molto precoce ed intelligente e, grazie alla generosità del Marchese Tancredi di Barolo, riesce a studiare fino alla terza elementare.

Studia in Via Barbaroux, nella Torino storica, dove qualche anno prima di lui il grande scrittore Silvio Pellico aveva scritto "Le mie prigioni". Proprio nelle scuole popolari volute dal Marchese incontra quello che diventerà il suo maestro di vita: Don Bosco, il quale, vede subito in questo giovane un ardore che lo colpisce. Proprio Don Bosco, avvicinandosi a Michele, tende la mano e pronuncia la frase che cambierà per sempre la vita del giovane Rua: “Noi due faremo tutto a metà”.

Michele Rua inizia a frequentare l'Oratorio domenicale di Don Bosco e ne diviene amico. A sedici anni, nel 1853, Don Bosco gli consegna la veste talare facendo di lui uno dei primi Salesiani. Sette anni dopo, nel 1860, il giovane Rua diventa Don Michele Rua.

Da Sacerdote Don Bosco lo invia ad aprire una casa salesiana a Mirabello Monferrato. Lì verranno educati i giovani dell'Oratorio che aspirano a divenire Salesiani. Una missione importante per il giovane Don Rua ma, come gli aveva detto Don Bosco, loro due faranno a metà di tutto. In questo piccolo seminario Don Rua resta due anni quando Don Bosco lo richiama a Torino per averlo a fianco durante la costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice, la Patrona della Famiglia Salesiana.

Don Bosco ormai è conosciuto da tutti e riceve centinaia di lettere. Tutti vogliono parlargli ma lui non vuole sottrarsi ai suoi ragazzi, non vuole smettere di essere il prete dei giovani poveri ed abbandonati. Don Rua diventa il suo segretario e viene quindi impegnato nel seguire i lavori della nascente basilica, l’evoluzione dell’Oratorio, i rapporti con la Società Civile, la Formazione degli aspiranti Salesiani, e la fitta corrispondenza di Don Bosco a cui spesso è proprio lui a rispondere. Questa grande mole di lavoro gli costerà un forte debilitamento che nel 1868 lo porterà addirittura a rischiare la morte per via di un'infiammazione al peritoneo.

Don Bosco si rende ancora più conto della caducità della vita e vedere il suo Don Rua moribondo e mal ridotto lo segna profondamente. In fondo anche Gesù, dinanzi alla morte dell'amico Lazzaro, ha sofferto. Quando c'è un'amicizia sincera, oserei dire evangelica, la sofferenza è inevitabile.

Gli anni passano e Don Bosco nel 1884 inizia ad avere seri problemi di salute. L'Opera Salesiana deve continuare e il Papa Pio IX – che molto stima i Salesiani – consiglia Don Bosco circa la necessità di nominare un Vicario che possa prendere le redini della Congregazione in caso di sua dipartita. Don Bosco non ci pensa due volte e al Pontefice fa il nome di Don Michele Rua. Il Papa accetta e da allora Don Rua è il Vicario di Don Bosco alla guida dei Salesiani di tutto il mondo.

Inizia una nuova stagione per l’instancabile “braccio destro” di Don Bosco. Che – essendo più giovane del Fondatore – inizia a girare le case salesiane di tutto il mondo per mantenere ogni Oratorio ed ogni Parrocchia con la stessa essenza e lo stesso stile di Valdocco. La cosa che più preoccupa Don Bosco, infatti, è proprio che con le distanze ed il tempo si possano perdere la natura e l'essenza del primo nucleo dell’Oratorio.

Certo, anche Don Michele Rua non è di ferro e, alla morte di Don Bosco, avvenuta il 31 gennaio 1888, il peso totale e completo della Congregazione dei Salesiani grava tutto sulle sue gracili spalle. Le incombenze non le scansa ma la sua salute ne risente. Come già fece Don Bosco anche Don Rua nomina un Vicario: Don Filippo Rinaldi che lo assiste con una sollecitudine più che paterna fino alla morte avvenuta il 6 aprile 1910.

Alla sua morte la Famiglia Salesiana sente un vuoto incolmabile, proprio come quando il Signore chiamò a sé Don Bosco. Ancora una volta si fanno profetiche quelle semplici parole: “Noi due faremo tutto a metà”. Sia da vivi che da morti, Don Bosco e Don Rua hanno condiviso tutto e questo è lo spirito più autentico di ogni buon salesiano: condividere tutto con chi non ha niente ma sempre in allegria!

Papa Paolo VI, nel 1972, sentita la Congregazione per le Cause dei Santi che ha istruito un nutrito processo canonico per valutarne le virtù, proclama Don Michele Rua, Beato della Chiesa Cattolica.

Da Piemontese non posso che essere orgoglioso di essere conterraneo di così alti giganti della carità e dell'amore. Ancora una volta devo portare all'attenzione dei più un tratto caratteristico della nostra regione: non abbiamo mai avuto molto ma, quel poco che abbiamo avuto, lo abbiamo sempre condiviso. La generosità e la bontà d'animo dei Piemontesi non sono solo storia ma straordinaria ed autentica realtà.

Andrea Elia Rovera

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Articolo pubblicato il 10/04/2021