Interpretazione di un sogno.

Un timido sguardo nel caotico mondo dei significati simbolici che si trovano nello stato di coscienza dell誕nima che non dorme mai.

Un giorno incontrai un conoscente con il quale non ci sentivamo da tempo. Nel corso dei discorsi, intorno ad argomenti di interesse comune, giungemmo a toccare quello sul significato dei sogni. Premesso che non vi è alcuno che possa conoscerne veramente e completamente senso e scopo, così come per altri aspetti della vita, ciò che espose mi toccò profondamente e fu per me pretesto per approfondire un po’ di più quanto conoscessi al riguardo.

 

Ecco il suo racconto.

 

Una persona mi chiese di interpretare il seguente sogno occorsogli sul suo cammino:

 

“Ero nel vecchio caseggiato dove era vissuta per molto tempo mia nonna. In quella casa c’erano molti appartamenti. Dovevo portare un sacchetto di noccioline nella casa di mia nonna. Andai e trovai la porta non chiusa a chiave (come di solito in quel caseggiato si usava fare durante il giorno). Entrando vidi da un lato della stanza tre oggetti di cui ricordo solo che uno di essi era il mio orologio. Posai il sacchetto di noccioline e uscendo chiusi la porta. Sul tardi ricordando che la porta non era chiusa a chiave decisi di andare a chiuderla.

Giunta sulla porta ebbi la percezione che all’interno vi fosse qualcuno. Aprii di colpo la porta gridando a squarciagola: Nonna! Improvvisamente dalla porta spalancata uscì una figura di donna avvolta in un mantello scuro e lungo fino ai piedi. La testa di questa donna era ricoperta per metà di capelli bianchi e per l’altra metà neri. Costei uscendo come volando (non camminando) mi urtò e si diresse verso la rampa delle scale oltre il ballatoio. Restai per un attimo interdetta, poi, correndo, la seguii. La donna fece mezza rampa di scale in discesa, si fermò e mi guardò come per sfidarmi. Accettai la sfida e la invitai a risalire. Ella risalì e mi si avventò contro brandendo un grosso vaso con il quale cercò di schiacciarmi. Io opposi solo la necessaria resistenza per non farmi schiacciare. Improvvisamente la donna mollò la pressione, portò il vaso su sé stessa e se lo sbatté ripetutamente sulla testa rompendolo e chiedendomi più volte perdono. In quell’istante mi svegliai tremante.”

 

Ed ora eccone l’interpretazione!

 

Dovevo portare un sacchetto di noccioline nella casa di mia nonna.

 

A cosa possono servire delle noccioline a casa della nonna che è morta?

Evidentemente le noccioline sono un alimento energetico; quindi significa portare un alimento energetico per i morti. Ma se i morti sono morti che bisogno hanno di alimenti energetici? Oppure sono ancora in qualche modo viventi e necessitano di energia per mantenersi, per cui la richiedono ai vivi, poiché essi, non disponendo più di un corpo fisico, non se la possono procurare direttamente. Portare l’alimento nella casa della nonna significa proprio portarglielo là dove essa si trova adesso, cioè nel regno dei morti che è la sua casa. Significa inoltre che esiste ancora un legame con ella.

 

Andai e trovai la porta non chiusa a chiave.

 

Significa che il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti non è invalicabile, anzi, per certi versi, a causa delle esigenze di cui sopra ne viene agevolato il transito, non chiudendo a chiave.

 

Entrando vidi da un lato della stanza tre oggetti di cui ricordo solo che uno di essi era il mio orologio.

 

I tre oggetti sono riferiti alle caratteristiche specifiche delle tre parti della personalità che passano dall’altro lato del velo, una parte dell’eterico, l’astrale e il mentale che si disgregheranno successivamente; ed ecco perché si intravede l’orologio.

L’orologio è in relazione con il tempo di disgregazione delle tre parti della personalità; in quella situazione il tempo ha ancora valore. Inoltre indica anche che la durata di quel contatto nel sonno tra parti del dormiente e quelle simili presenti in quella condizione è temporanea. (“il mio orologio”).

 

Posai il sacchetto di noccioline e uscendo chiusi la porta.

 

Potrebbe evidenziare semplicemente una tranquillizzante abitudine quotidiana nell’eseguire tale incombenza, ma anche ricordare che non ci può essere un contatto “reale” diretto. Quindi basta lasciare a disposizione “il cibo” richiesto e ritirarsi con la sicurezza che esso verrà utilizzato quando ritenuto necessario. (in alcune tradizioni vi è ancora l’usanza di lasciare un piatto di castagne cotte nella notte tra il giorno di ognissanti e quello dei morti affinché essi se ne possano nutrire mentre tornano a far visita ai vivi).

 

Sul tardi, ricordando che la porta non era chiusa a chiave, decisi di andare a chiuderla.

 

Sembrerebbe presagire che, anche se molti non ritengono che ciò costituisca un pericolo, potrebbe comunque capitare qualcosa, considerando che non si sa cosa avvenga veramente in tutto ciò che succede sia sul piano fisico che sottile; quindi, meglio assicurarsi che la porta sia chiusa a chiave in modo che il “traffico nei due sensi” sia sicuramente bloccato.

 

Giunta sulla porta ebbi la percezione che all’interno vi fosse qualcuno.

 

Infatti, ecco l’imprevisto! Dentro c’è qualcuno!

 

Aprii di colpo la porta gridando a squarciagola: Nonna!

 

In quella situazione l’unica persona che potesse essere d’aiuto era quella abitante conosciuta, sicuramente presente in quel “luogo”, più vicina per legami parentali o di affetto. E’ insieme anche un appello alle proprie sicurezze e radici poste nel passato degli avi e degli affetti per farsene accompagnare quando si intraprende un viaggio in luoghi non abituali o sconosciuti.

 

Improvvisamente dalla porta spalancata uscì una figura di donna avvolta in un mantello scuro e lungo fino ai piedi. La testa di quella donna era ricoperta per metà di capelli bianchi e per l’altra metà neri. Costei uscendo come in volo (non camminando) mi urtò ...

 

Ecco l’incontro con il sé superiore naturale (metà buono e metà cattivo - capelli bianchi e neri) dotato di poteri occulti (nascosti dal mantello scuro), che vola anziché camminare, ma che per un attimo è stato preso in contropiede facendosi scoprire in combutta con il regno dei morti dal quale anch’egli trae una parte del suo nutrimento, oltre a quello che prende direttamente dallo stesso sacchetto di noccioline che ha chiesto e permesso di preparare al sé inferiore (la personalità).

 

... e si diresse verso la rampa di scale oltre il ballatoio.

 

Vistosi scoperto tale essere cerca prima di tutto di evitare l’incontro faccia a faccia.

 

Restai per un attimo interdetta, poi correndo, la seguii. La donna fece mezza rampa di scale in discesa, si fermò e mi guardò come per sfidarmi.

 

Dopo un primo prevedibile smarrimento dell’interessata, questa si lancia all’inseguimento dell’essere il quale, visto che quella è decisa a dargli la caccia, non può più evitare la sfida.

 

Accettai la sfida e la invitai a risalire.

 

Ecco la conferma.

 

Ella quindi risalì e mi si avventò contro brandendo un grosso vaso col quale cercò di schiacciarmi.

 

Ed ecco che il sé superiore naturale tenta di sopraffare colei che gli si ribella e lo sfida tentando di schiacciarlo sotto il peso delle sue conoscenze contenute nel grosso vaso del subconscio/inconscio.

 

Io opposi solo la necessaria resistenza per non farmi schiacciare.

 

Inaspettatamente, però, la vittima non combatte ma oppone solamente il minimo di resistenza per salvaguardare la propria esistenza.

 

Improvvisamente la donna mollò la pressione, girò il vaso su sé stessa sbattendoselo ripetutamente sulla testa rompendolo e chiedendomi più volte perdono.

 

Comprendendo che la morte del sé inferiore naturale porterebbe con sé anche la sua stessa morte (o meglio, una temporanea inattività), il sé superiore naturale desiste dall’azione e blandisce il sé inferiore in modo che, con il perdono, non insista in altre azioni che lo coinvolgerebbero. Per assicurarsi che queste azioni non possano essere intraprese dal sé inferiore, rompe astutamente (sulla propria testa) il vaso in cui sono contenuti i tesori dei suoi poteri affinché, disperdendosi, siano più difficilmente utilizzabili dal sé inferiore se non scende a patti con lui”.

 

Terminato il racconto, il mio conoscente aggiunse alcune significative parole:

 

“Questa è una delle possibili interpretazioni, ma come tutte le interpretazioni sono relative a chi le interpreta. Per cui meglio prenderla come una bella storiella e basta. I sogni sono sempre relativi, e pochi sanno veramente il loro vero significato, mentre tanti, come me, ci provano, si divertono e combinano pasticci nei quali rimangono invischiati”.

 

A buon intenditor … poche parole!

 

grafica e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 27/04/2021