I Nodi di Draghi. Recovery plan e vaccini

Il premier rivolto ai furbetti del vaccino: Basta saltare la fila”. Le dichiarazioni di Salvini

Dopo le piazze che reclamano lavoro e gli italiani chiarezza sui vaccini, tocca alla politica ed in primis al Governo, cercare di fare chiarezza e stabilire le priorità. Ieri la giornata di Draghi, si è dispiegata tra incontri con i ministri, i presidenti delle regioni e una conferenza stampa serale. Il premier ha cercato di far emergere la volontà politica e l’indirizzo del governo. Dipenderà dai fatti e dagli eventi dei prossimi giorni capire e giudicare se sarà riuscito nel suo intento.

I vaccini, ma anche il sostegno all'economia al centro della conferenza stampa del presidente del consiglio Mario Draghi dopo aver presieduto la conferenza unificata Stato-regioni-comuni-province. L’obiettivo preposto era affrontare proprio le rimodulazioni della campagna vaccinale alla luce dei nuovi dati sulle forniture e sulla somministrabilità dei vaccini, e tutte le questioni relative al Piano nazionale di ripresa e di resilienza, il Recovery plan, e sul sostegno alle imprese.

 Procediamo con ordine. “Le sfide si vincono insieme: voi siete le antenne nel rapporto con i cittadini”. E' quanto avrebbe detto il premier Mario Draghi al tavolo con i rappresentanti di Regioni, Comuni e Province sul Recovery plan. Per poi proseguire: "Il rapporto tra governo e Regioni deve essere di collaborazione altrimenti queste sfide non si vincono".

Il premier, focalizzando l’attenzione sul Recovery plan, ha sottolineato che si tratta di "un pacchetto di investimenti molto ambizioso e un pacchetto di riforme" che va a coprire gli anni tra il 2021 e il 2026. "Un'opportunità che dobbiamo cogliere", in particolare quella della transizione ecologica e digitale, ha spiegato. "Dobbiamo essere consapevoli della portata storica di questo piano, è un'occasione unica" per migliorare le scuole e modernizzare la burocrazia. "E' importantissimo spendere e spender bene", ha aggiunto.

Il  piano è in continuità con il precedente in alcune aree e in forte discontinuità su altri temi. È quanto avrebbe detto il premier Mario Draghi. La supervisione politica del Recovery Plan è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti ha aggiunto Draghi, illustrando agli enti locali i tratti distintivi del nuovo Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il modello organizzativo del piano, ha spiegato il Presidente del Consiglio, prevede due livelli, strettamente legati tra di loro. La struttura di coordinamento centrale supervisiona l'attuazione del piano ed è responsabile dell'invio delle richieste di pagamento alla Commissione Europea, a seguito del raggiungimento degli obiettivi previsti.

Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme. Inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale, per garantire le successive richieste di pagamento alla Commissione Europea. Il Governo intende inoltre costituire delle task force locali che aiutino le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure. Dichiarazioni che riteniamo della massima importanza.

Analizzando le proposte di alcune regioni, abbiamo ricevuto l’impressione di leggere il libro dei sogni. Con proposte raffazzonate, in parte clientelari che, nella miglior delle ipotesi non potrebbero risultare cantierabili nei termini definiti e quindi inutili. Se la burocrazia governativa snellita riuscirà a puntare su progetti strategici, riusciremo nell’intento di svecchiare il Paese ed assicurare un futuro di sviluppo dopo la fase pandemica.

Il piatto forte della giornata, Draghi l’ha riservato al tardo pomeriggio, quando in conferenza stampa ha toccato essenzialmente l’aspetto vaccinale, propedeutico per uscire dalla crisi economica. Il premier non ha risparmiato critiche alle politiche vaccinali delle singole Regioni, che hanno permesso la vaccinazione di soggetti non fragili e pertanto non esposti. "Bisogna vaccinare prioritariamente gli anziani, gli over 75enni, gli over 80. È il momento di dire: 'smettetela di vaccinare i giovani".

È un presidente del Consiglio fermo nelle sue affermazioni, che ha preso posizione in modo determinato sul caos vaccinazioni: "Ma con che coscienza uno salta la lista e si fa vaccinare? Questa è la prima domanda da farsi". Mario Draghi ha dettato la road map delle prossime settimane, sottolineando la novità delle vaccinazioni con AstraZeneca consigliate solo per gli over 60: "La prima cosa da capire è che bisogna seguire le linee guida espresse dal ministro Speranza e dal Cts, la raccomandazione è usare AstraZeneca per coloro che hanno più di 60 anni".

Franco Locatelli ha spiegato tecnicamente quanto è successo: "Le scelte prese ieri fanno riferimento a eventi straordinariamente rari, 86 casi su almeno 25 milioni di vaccinati. La scelta di raccomandare un uso preferenziale del vaccino AstraZeneca corrisponde al duplice obiettivo di coprire le fasce di popolazione più fragili e quelle entro le quali ci sono stati casi con complicanze, ossia sotto i 60 anni. Va rimarcato che oltre i 60 anni di età si sono stati casi anche inferiori alle attese di complicanze trombotiche".

Il premier  ha rassicurato sulla disponibilità vaccinale, che c'è ed è sufficiente per immunizzare nelle prossime settimane tutti i soggetti considerati fragili: "La disponibilità dei vaccini non è calata, anzi sta risalendo. Non ho dubbi sul fatto che gli obiettivi vengano raggiunti. La disponibilità dei vaccini c'è. Il lavoro procede, il commissario all'emergenza sta facendo bene con le Regioni".

Le quantità di vaccino a ora disponibili in Italia permettono di "vaccinare entro aprile tutti gli over 80". Mario Draghi ha sottolineato che "oggi ci sono state 293mila somministrazioni".

Rispetto al passato è stato presentato un programma vaccinale aggiornato, ma le perplessità rimangono. In Piemonte nei giorni scorsi nei centri vaccinali , molti cittadini prenotati non si sono presentati per sfuggire all’inoculazione di AstraZeneca. Non si comprende come sino ai giorni scorsi, quel vaccino fosse sconsigliato agli anziani, mentre oggi diventa prioritario per loro. Le perplessità non si cancellano con una conferenza stampa. Vedremo l’andamento delle vaccinazioni, le prese di posizioni ed i quesiti che potranno emergere prossimamente.

Nel corso della conferenza stampa, c’è stato un passaggio sulle  riaperture, a partire dalla scuola, specificando che l'obiettivo è "almeno un mese di attività scolastica”

C’è stato poi un commento di Draghi sulle manifestazioni di mercoledì  a Roma e in altre città italiane.  Mario Draghi non si è potuto esimere dal commentare quanto accaduto: "Tutti si chiedono sulle riaperture ed è normale perchè la migliore forma di sostegno per l'economia sono le riaperture; sono consapevole della situazione di disperazione. Ci sono state delle manifestazioni, io condanno la violenza ma capisco il senso di smarrimento, e disperazione e anche di alienazione per la ridotta mobilità e le ridotte interazioni sociali".

Ma quando si parla di termini per le riaperture, Mario Draghi non può dare riferimenti temporali definiti: "Quanto più procedono celermente le vaccinazioni, tanto più si potrà tornare a riaprire. Parlo delle categorie a rischio". Occorre il 10% delle categorie a rischio e meno sugli altri. Non ho una data, ci stiamo pensando ma dipende dall'andamento dei contagi e dalle vaccinazioni per le categorie a rischio".

Sul nodo delle riaperture, nei giorni scorsi era intervenuto più volte Mattero Salvini che sul tema si è pure incontrato ieri con il presidente del Consiglio.

In proposito, il leader della Lega ha rilasciato questa dichiarazione: “Incontro molto utile, positivo, costruttivo. Abbiamo parlato di salute e lavoro, le uniche due emergenze di cui la Lega si sta occupando". Per poi proseguire  "Condiviso con il presidente Draghi che le riaperture vanno fatte in base ai dati, alla scienza", ha detto il segretario leghista. 

"Non si può vivere in rosso a vita. In base ai dati ci sono almeno sei Regioni italiane in cui si potrebbe riaprire. Conto che si possa fare in aprile", ha aggiunto il leader leghista. "Se questo venerdì e il prossimo i dati saranno in miglioramento, la nostra proposta sarà che si approvi un decreto per tornare alla normalità. Su questo Draghi è d'accordo, condivide il percorso di riapertura. Già oggi,(ieri) con le vecchie regole, sarebbero sei le regioni in zona gialla, dove poter riaprire bar e ristoranti, dove tornare al lavoro".

Per il leader della Lega il nuovo decreto Sostegni è "da approvare entro aprile: quello di cui ha bisogno l'Italia è un decreto imponente con almeno 50 miliardi" di scostamento di bilancio.

"Correre sul piano vaccinale, e se l'Europa sbaglia, dorme o rallenta bisogna trovare il modo, come stanno facendo altri Paesi, di rivolgersi anche all'estero perché la salute degli italiani merita ogni tipo di sforzo e di contratto senza risparmiare euro sulla pelle dei cittadini. E anche questa volta, ahimé, le istituzioni europee si stanno dimostrando vecchie, non al passo con i tempi, non all'altezza dell'emergenza che stiamo vivendo". Così Salvini, lasciando Palazzo Chigi dopo l'incontro con il premier Mario Draghi.

La concordia istituzionale è ad oggi assicurata, ma come risponderà il Paese? Sono in vista nuove forzature sulle vaccinazioni che inevitabilmente striderebbero con il dettato Costituzionale?

 

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Articolo pubblicato il 09/04/2021