La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

«Signor commissario, mia moglie mi tradisce» (prima parte)

Quando l’adulterio era un reato…

Stiamo parlando degli anni precedenti al 1968 e il 1969, quando la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionali gli articoli 559 e 560 del Codice penale che considerano i due aspetti dell’infedeltà coniugale: l’adulterio (reato femminile) e il concubinato (reato maschile).

Quando l’adulterio era un reato, dicevamo, uno dei compiti della Polizia era la sua constatazione per fornirne una prova inoppugnabile in sede giudiziaria.

Ne troviamo riscontri nel quadro La constatazione di adulterio del 1876 di Jules-Arsène Garnier (1847-1889) dove si osserva il Commissario di Polizia con la sciarpa tricolore, simbolo della sua autorità, l’adultera piangente scovata in un armadio, il vigoroso amante sommariamente vestito che, trattenuto da due agenti in uniforme, inveisce contro il marito tradito. Una scena del genere è descritta anche da Guy de Maupassant nel suo romanzo Bel-Ami (1885).

Le nostre dotte citazioni si riferiscono all’Ottocento, ma anche in tempi più recenti si sono verificati episodi del genere: clamoroso l’intervento dei Carabinieri nella villa di Fausto Coppi a Barbellotta di Novi Ligure (Alessandria) sul finire dell’agosto del 1954.

Questa particolare attività delle forze dell’ordine, probabilmente poco gratificante per gli stessi funzionari, è oggi quasi dimenticata. Così, a settant’anni di distanza, ho pensato di rievocare alcune storie di corna che, oltre a qualche dettaglio intrigante, vedono coinvolta a vario titolo la Polizia.  

La prima di queste vicende viene narrata da La Stampa del 28 agosto 1951.

Leggiamo:

- Signor commissario, mia moglie mi tradisce.

Frase comunissima per un commissario il quale nel corso della sua carriera se la sente ripetere centinaia di volte. Eppure il dottor Vecchio, funzionario dell’ufficio di P. S. Borgo San Paolo ha un sobbalzo. Il suo interlocutore, il marito tradito, è un vecchietto con la barba bianca, vestito dimessamente.

- Scusi... ma lei quanti anni ha?

- Settantadue.

- E sua moglie, naturalmente, è giovane, molto più giovane di lei...

- No. Veramente no. Anche mia moglie è anzianotta... Ha sessantun anni.

- Ed ha un amante?

- Sissignore. Ho avuto oggi le prove. Mi stia a sentire.

Il vecchietto, Luigi V***, abita in una modesta casupola nei prati, fra Torino e Grugliasco: è finito lì con la moglie, Gerda M***, dopo che un bombardamento, nel 1943, distrusse il suo alloggetto in corso Novara. Non lontano, in una rustica abitazione simile alla sua, dimora il 67enne Domenico L***, ambulante, che, nonostante l’età, è un uomo ancora abbastanza aitante.

- Ero in ottimi rapporti con il L***, non sospettavo di nulla: non trovavo nulla di male che egli fosse sempre in casa nostra e che scherzasse e ridesse con mia moglie e che mia moglie dichiarasse spesso «ma quant’è simpatico il nostro vicino dl casa!».

Casualmente oggi ho scoperto l’infame tresca. Dopo pranzo io mi corico sempre e dormo. Mia moglie, da tre o quattro mesi a questa parte, diceva che non aveva voglia di riposarsi e che preferiva invece andare a prendersi una boccata d’aria per i campi... Oggi, ripeto, casualmente, mentre lei esce m’affaccio alla finestra: e la vedo dirigersi verso l’abitazione del L*** ed entrarvi: e non più uscirne. Più incuriosito che insospettito (alla mia età, commissario, non immaginavo certo, disgrazie del genere) scendo e m’avvicino all’altra casa: e guardo dal finestrino. Quel che ho visto è innominabile. Il mio primo impulso è stato quello di precipitarmi nell’interno, ma poi, lo confesso, ho avuto paura. Il L*** è grande e grosso e con un pugno mi accopperebbe. Così sono corso da lei.

Il dott. Vecchio organizzava subito una sorpresa. Un maresciallo e due agenti al recano sul posto. La sorpresa ha pieno esito: i due maturi amanti vengono colti in atteggiamenti inequivocabili e dichiarati in arresto per adulterio. Entrambi finiscono nelle celle di sicurezza della P. S. San Paolo in attesa del trasferimento alle Nuove.

Il V*** ha subito iniziato le pratiche per la separazione legale. Mentre completava la denuncia il V*** piangeva e diceva:

- Chissà in quarant’anni di matrimonio quante volte son stato becco e non me ne sono accorto!... E se non lo sono mai stato, che disonore, esserlo a più di settant’anni!

 

Povero Luigi! A commento della sua infelice vicenda viene alla mente un verso della canzone Ël divòrsi, di Roberto Balocco (1967): “A lo san tuti che ij demòni a protegio ij matrimòni, perché ‘d coj ch’a son marià, pòchi, pochissimi, as salvo ‘nt l’aldilà, a meuiro tuti dësperà” (Lo sanno tutti che i demoni proteggono i matrimoni perché di quelli che sono sposati, pochi, pochissimi si salvano nell’aldilà, muoiono tutti disperati).

Proseguiamo nella nostra ricognizione con un episodio che dimostra quanto sia indispensabile l’intervento della Polizia per certificare l’adulterio. Lo narra La Stampa del 12 settembre 1951.

Un mese fa, circa, l’operaio Vittorio C***, di 37 anni, veniva incaricato dalla sua ditta di una certa commissione in via Leynì: poiché il C*** abita proprio in via Leynì, approfittava per salire un momento in casa e prendersi un fazzoletto. Apriva pian piano la porta, avendo in animo di fare una lieta sorpresa alla moglie. Udiva subito mormorii, risatine e rumori di baci provenire dalla camera da letto. Si affacciava sulla soglia e lo spettacolo che gli si presentava dinanzi agli occhi era dei più sconcertanti: la giovane moglie Caterina, di 25 anni, era in costume estremamente succinto e si trovava, per dir così, in intimo colloquio con un robusto e sconosciuto giovanotto biondo. Primo impulso del misero tradito era quello di afferrare un coltellaccio e di tagliar la gola agli amanti.

Ma decideva di dominarsi e si dominava, infatti, con un terribile sforzo. E freddamente dichiarava, mentre gli altri lo guardavano annichiliti:

- Fuori di qui. Tutti e due. Caterina, prendi quel che vuoi, ma sparisci. E spicciati.

Gli amanti, sotto l’occhio dell’uomo, si rivestivano precipitosamente, la Caterina riempiva in fretta una valigia di roba ed entrambi poi se ne andavano. L’operaio rimaneva padrone del campo e superate le prime ore tremende di vergogna e di dolore, si congratulava con se stesso di aver liquidato la faccenda con tanta signorilità e senza troppo scandalo. Ai vicini che gli chiedevano notizie della moglie diceva, con fare indifferente:

- È andata via, da parenti…

- E quando tornerà?

- Non lo so. Non andavamo troppo d’accordo, in questi ultimi tempi…

Il C*** riteneva d’aver posto definitivamente una pietra sul passato. Invece l’altra sera sentiva suonare, andava ad aprire e, con suo sommo stupore, si trovava di fronte alla moglie:

- Che fai qui? Osi ancora farti vedere? Mi sembra d’averti parlato chiaro: tu, in questo alloggio, non metterai più piede.

- E perché?

- Non rammenti forse che ti ho sorpresa con il tuo amante?

- Tu hai bevuto, mio caro. Che casa dici? Ventitré giorni fa me ne sono andata via, da parenti… Non l’hai detto tu stesso ai vicini?

- Tu cerchi di giocarmi uno sporco tiro. Ma con me non attacca. Vattene…

- Dunque non mi vuoi?

- No.

Poco dopo la Caterina ricompariva accompagnata da un legale il quale chiedeva all’operaio perché non volesse più accogliere la moglie. Alla risposta dell’uomo inferocito, l’avvocato richiedeva le prove. L’altro doveva ammettere di non poter produrre testimoni. «Tuttavia, qui non entrerà». Ma ora la donna ha sporto contro il marito denuncia per essere stata – dice lei – ingiustamente e violentemente cacciata da casa: afferma di aver trascorso un mese circa da alcuni parenti a Susa: e aggiunge che le accuse del marito sono stolide e infondate, frutto forse di alterazione mentale.

Lo sciagurato piangendo e smaniando, ha esposto il suo caso al commissariato Barriera di Milano, invocandone aiuto: ma il commissariato, non esistendo prove dell’adulterio, poco potrà fare in favore dell’uomo. Il C*** ha dichiarato di voler iniziare immediatamente le pratiche per la separazione legale: ma se la separazione ci sarà, verrà pronunciata per sua colpa. Unica, assurda speranza è quella di rintracciare il giovanotto biondo, amante della moglie, e farlo confessare: ipotesi, però, assolutamente scartabile.

 

Pare strano evocare una confessione da parte dell’amante: il cronista la considera una «ipotesi assolutamente scartabile» e, nel caso specifico, le cose stanno effettivamente così.

(Fine prima parte – continua)

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Articolo pubblicato il 29/04/2021