Sanremo (IM) - L'Italia č una Repubblica democratica o una dittatura?

Lettera aperta di Giuliana Tofani Rossi al Presidente Draghi

Un cambiamento radicale che non si avverte, qualche timida concessione sempre in ostaggio ai numeri, decessi in primis, ma anche insufficienza di approvvigionamento dei vaccini anti Covid; in pratica incertezze che minano la serenità della vita di tutti i giorni alimentando insofferenza e, ormai sempre più di frequente, ribellione. 

 

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«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!» L'Italia ha trovato in Lei, Dott. Draghi, il nocchiere che la salverà dalla tempesta? 

 

A mio modesto avviso, oltre ai mali dovuti  al Coronavirus, al crescente indebitamento pubblico, alla disperazione di chi ha perduto il lavoro, si deve aggiungere che  l'Italia non è più una repubblica democratica. Piano piano, è stato attuato, dall'interno, uno strisciante colpo di stato.

 

Perché colpo di stato?

 

1) violazione dell'art. 67 della Costituzione. Da anni viene consentito agli eletti, di trasportare il loro seggio in un altro partito, tradendo gli elettori e la Costituzione. Con il secondo  governo Conte, abbiamo assistito ad una ignobile compravendita di parlamentari. Se il Senatore Renzi, non si fosse opposto, l'Italia avrebbe avuto un terzo governo Conte, composto da chiunque fosse stato convinto a sostenerlo. Presidente Draghi, se questa è democrazia, io sono Madame Curie.

2) Violazione articoli 1 e 4, che recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Invece, per puro calcolo elettorale, un partito politico ha inventato il “diritto al reddito senza lavoro” e, più di tre milioni di persone ricevono un “reddito di cittadinanza”, che può arrivare fino a 1330 euro mensili. La pensione degli invalidi civili ammonta a 293,90 euro mensili. Inoltre, il reddito di cittadinanza, che comporta l’aumento del già consistente debito pubblico, è stato dato senza  controllare i requisiti.  

 

3) L’Italia non è più  una repubblica democratica, ma una dittatura, anche per l’uso improprio dei contributi previdenziali INPS. Il diritto alla pensione minima di euro 515,58 è passato dai 10, ai 15 e poi a 20 (venti) anni di lavoro, anche perché i contributi, vengono usati per pagare pensioni a chi non li  ha versati come politici e sindacalisti. All’INPS li chiamano “contributi figutativi”, ma il temine esatto è “ furto legalizzato di contributi previdenziali”. Come in tutte le dittature vi è la complicità di quasi tutti i mezzi di comunicazione, che si guardano bene dall’informare sulle leggi truffa che permettono  questo furto.

 

4) Articolo 135. A proposito di pensioni, guardando il bilancio della Corte Costituzionale, sembrerebbe che i giudici  percepiscano il vitalizio. Presidente Draghi, mi perdoni ma vorrei conoscere la verità: vorrei sapere se  anche i giudici  della Corte Costituzionale hanno, oltre alla pensione regolare, una seconda pensione liquidata dalla Corte, cioè pagata  con i soldi dei contribuenti.

 

5) Articolo 101: “La giustizia è amministrata in nome del popolo italiano. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Sono convinta che la maggior parte dei magistrati sono persone giuste, degne e corrette. Però, c’è un però: il libro di Alessandro Sallusti che intervista Luca Palamara, ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, documenta lo sconcertante “sistema” adottato da chi esercita il potere giudiziario. L’impressione è che si tratta di un potere da brivido, un potere che fa paura. Falcone, Borsellino, il Generale dalla Chiesa e tanti altri sono stati uccisi, però i Magistrati onesti non devono aver paura di essere uccisi; hanno il dovere  di far pulizia al loro interno. Ci sono principi più alti e più importanti della vita che può e deve essere messa in gioco per difendere la Giustizia.

 

Presidente Draghi, se è Lei il buon nocchiero che salverà la nave Italia dal caos in cui è precipitata, deve dirci  la verità e la verità ci farà liberi.

 

Cordialmente

 

Giuliana Tofani Rossi                                 

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Articolo pubblicato il 19/04/2021