Ugo Ancona: Un ingegnere per il Senato del Regno

di Alessandro Mella

Tra i molti personaggi che contribuirono al consolidamento dell’unificazione nazionale con opere di scienza, cultura e politica spesso se ne incontrano di molto interessanti ed assolutamente meritevoli di memoria.

Ugo Ancona nacque a Ferrara il 26 febbraio del 1867, in una famiglia di origini ebraiche, figlio del commerciante Lazzaro e di Ester Pirani.

Mente brillante, con un talento innato per la tecnica, riuscì a laurearsi in ingegneria presso il politecnico di Zurigo e nel 1887, successivamente divenne professore ordinario di Teoria generale delle macchine presso il Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano, direttore della Scuola di Ingegneria Aeronautica di Roma e corrispondente dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere di Milano.

Nel 1906 ricevette l’incarico di segretario dell’Esposizione Universale di Milano, voluta per celebrare il Traforo del Sempione (cui l’Ancona aveva dedicato un suo libro l’anno prima) ed avente, per tema, i trasporti. Un argomento di suo interesse, a lui molto caro ed oggetto dei suoi studi e scritti.

La sua opera fu costruttiva, prodigiosa perfino, ed incontrò unanime apprezzamento e soprattutto quello dei delegati portoghesi che ne portarono notizia a Lisbona al loro rientro in patria. Il Re Carlo, figlio di Maria Pia di Savoia, ne fu entusiasta e lo nominò, quindi, commendatore del Real Ordine di Nostra Signora di Vila Vicosa.

Onorificenza ancor oggi patrimonio dinastico della Real Casa del Portogallo con gran maestro il Capo della Real Casa del Portogallo, Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè, per cancelliere Dom Nuno Cabral da Camara Pereira Marchese di Castel Rodrigo e Connestabile del Portogallo e per rappresentante il Conte Giuseppe Rizzani Delegato degli Ordini Dinastici Portoghesi per l’Italia, la Repubblica di San Marino e la Santa Sede. Ordine che molte volte ha ornato ed orna il petto di numerosi italiani.

Quest’importante concessione, tra l’altro, ebbe funzione nobilitante così che la genealogia del prof. Ancona comparirà nell’ormai prossima XXXIII edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana (Parte III - Cavalleresca) diretto da Andrea Borella.

Erano quelli anni ruggenti, di grande vivacità politica, di grandi contrapposizioni ma anche di entusiasmi ed iniziative ed egli si lasciò travolgere dalla politica facendosi eleggere deputato nel 1909 e riuscendo a riavere il suo seggio anche dopo l’avventura elettorale del 1913, resa più difficoltosa dall’introduzione del suffragio universale maschile. Mi piace pensare che, qualche volta, si sia intrattenuto tra gli scranni di Montecitorio anche in cordiale chiacchierata con l’on. Rastelli di cui, tempo fa, scrissi e pubblicai una biografia.

Ancona era un uomo pragmatico, con una mentalità pratica da bravo tecnico, e molto concreto e nel giugno 1916 venne nominato Sottosegretario di Stato per il Ministero dei Trasporti Marittimi e Ferroviari. Un incarico di grande responsabilità in un momento cruciale per un’Italia al fronte da molti mesi, in piena guerra, ancora lontana da ogni prospettiva di pace. Vi restò un anno e lasciò nel giugno 1917.

Un periodo molto intenso e senz’altro difficile che, tuttavia, fu certo costruttivo al punto da fargli meritare le insegne di Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, nel dicembre 1916, e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nel giugno successivo.

Nel frattempo, il nostro si era sposato con la nobildonna Laura Cavalieri e si era trasferito da molto tempo a Roma.

Il lungo impegno parlamentare ed istituzionale, il profilo culturale ed accademico, gli valsero la successiva nomina vitalizia a Senatore del Regno nel 1923. A Palazzo Madama fu membro delle commissioni per le finanze e per le petizioni.

Il paese, intanto, stava cambiando e lo stato liberale erede del Risorgimento andava sempre più soccombendo a causa del consolidarsi del nascente regime. Il “fascismo primogenito” ancora non si poneva problemi di ordine razziale, li scoprì successivamente in maniera ipocrita in seguito al mefitico abbraccio con il nazionalsocialismo germanico, ed anzi a quel tempo erano molti gli ebrei che si legavano al partito fascista.

Ugo Ancona, difficile dire con quanta convinzione, accettò la tessera nel 1927 nel quadro di una prassi ormai diffusa e consolidata.

L’8 giugno 1936, lasciando una vedova inconsolabile e senza figli, pose fine alla piccola, ma non nel suo caso, vita terrena e chiuse un’ultima volta i suoi occhi dopo anni intensi e pienamente vissuti.

Il Senato ne tenne la viva commemorazione:

 

«Luigi Federzoni, Presidente:

 

Presidente. [...] Cultore apprezzatissimo delle discipline meccaniche, insegnante durante molti anni al Politecnico di Milano e poi alla Scuola d'applicazione degli ingegneri di Roma, il ferrarese Ugo Ancona era ancor più noto per la sua lunga attività parlamentare e per l'assiduità e il fervore con cui partecipò, prima alla Camera dei deputati, e successivamente in Senato, a tutti i dibattiti economici e finanziari. Era un espositore chiaro e piacevole. Degno di ricordo è un suo studio pubblicato nel 1916, L'aspetto finanziario della guerra, nel quale prevedeva una totale trasformazione e un nuovo assetto del mondo economico.

Thaon Di Revel, Ministro delle finanze. Domando di parlare.

Presidente. Ne ha facoltà.

Thaon Di Revel, Ministro delle Finanze. Il Governo si associa alle commosse parole pronunciate dal Presidente del Senato per commemorare i defunti senatori [...], Ancona, [...].”

(Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 15 dicembre 1936)».

 

La morte lo colse prima della grande tragedia collettiva. Le leggi razziali che certo l’avrebbero colpito, la guerra mondiale, la lotta fratricida, gli orrori di mesi infiniti. La provvidenza gli risparmiò quei dolori dopo una lunga esistenza operosa e costruttiva. Un costruttore cui fu risparmiato di vedere la successiva, tragica, distruzione.

Alessandro Mella

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Articolo pubblicato il 22/04/2021