22 aprile giornata della Terra. Letterina al Pianeta

L’obiettivo è respirare meglio intorno al 2030, ma quanto lavoro ci aspetta. È tempo di darsi da fare o non avremo altro tempo

Sarà colpa o merito della pandemia che ha risvegliato ancestrali paure, sarà interesse della green economy che comincia a lavorare con profitto, o sarà triste merito di una nostra consapevolezza nuova e urgente, ma il 22 aprile è nuovamente la tua giornata, carissima Terra, lo hanno detto anche al telegiornale.

Eppure, questa storia del riscaldamento globale causato dalle nostre scellerate emissioni, era cosa dibattuta più di tre generazioni addietro. Potevamo portarti più rispetto già da allora, caro Pianeta, quando si bruciava carbone in quantità, ma niente è cambiato in fretta. Inerzie macro economiche e produttive difficili da rallentare hanno interferito con altre scelte, sicché abbiamo proseguito il nostro scellerato stile di vita che ci ha portato fin qui. Ora non resta che chiedere scusa & fare ammenda.

Oggi l’abbiamo capito, piccoli umani fastidiosi; ci dobbiamo fermare! L’obiettivo dell’agenda 2030 è la riduzione del 55% di gas serra entro quell’anno, che è già quasi qui. Ma anche si riuscisse, vorrebbe dire ritornare alle emissioni del 1993, quando già si inzaccherava, o grande Madre Terra, e in gran quantità.

Comunque, buona giornata della Terra, carissimo Pianeta sempre più accaldato, popolato, ma per il resto, meno vivente. La promessa di far meno fumerie entro il 2030 non sarà da marinaio. Lo dice la pubblicità, lo ribadisce il Tg, questa volta si fa sul serio, eppure… La Cina dice no! Ed è un No di un certo peso. La potenza asiatica ha detto che si impegnerà semmai per il 2050.

La Cina, manco fosse di casa altrove, pare non abbia completato i suoi programmi di sviluppo e di espansione commerciale. Questo vuol dire che proseguirà a realizzare balocchi, magliette, macchinari e telefonini in gran quantità. Eppure abbiamo già tutto noi umani malcontenti!

E qui sento che il dubbio sulle nostre intenzioni avanza. Ma se la Cina se ne frega di te, amata Terra, così come dei diritti umani e di altre porcate di cui non  si vergogna, il resto del mondo starà a guardare o si darà da fare?

Ma oggi è la tua festa, caro pianeta Terra, quindi immaginiamo un essere umano un po’ più propositivo. A rigor di logica inizieremo presto a ripulire i mari, spegneremo quasi tutte le centrali, le petroliere si useranno meno, ma non subito e non tutte assieme.

Diminuiranno quei traffici globali con le immense portacontainer e nelle nostre città o sulle autostrade, vedrai transitare mezzi sempre più modesti e senza fretta andare. Cara Terra, non bruceremo più boschi e foreste equatoriali,  smetteremo quasi del tutto di saccheggiare minerali rari nel terzo mondo, perforando la tua pelle con gigantesche miniere dove lavorano bambini dalla pelle marrone in cambio di un tozzo di pane.

E più ci penso, cara Terra, più mi vergogno di quel che ti abbiamo fatto. Non seppelliremo più scorie nucleari e studieremo un batterio goloso di rifiuti tossici, così da dargli in pasto quel che non possiamo più buttare in mare. Speriamo che non ci prenda gusto e non voglia mangiarsi anche tutto il resto.

Su questo poi, ci puoi contare! Cesseremo di asfaltare le pianure sfrattando piante, talpe e altre piccole bestiole, anzi, tutto quel che fu costruito e non serve più, lo butteremo giù e al terreno restituiremo il suo antico pelo: sarà seminato un prato d’erba gatta e di trifoglio.

Smetteremo di punzecchiarti la pelle per far fondamenta di enormi grattacieli e non spareremo più tutti quei razzi a perforarti l’atmosfera, col rischio che un po’ d’aria scappi ogni volta dal buco. E più si pensa, più c’è da lavorare per un passo indietro serio. Per invertire la tendenza, caro Astro paziente e ospitale che da un po’ di tempo ce l’hai fatto capire: non ci sopporti più!

Ma stavolta è un giuramento! Non butteremo più neppure una cicca per strada e la parola d’ordine sarà: “rispetto per il mare, per il cielo, per la terra e tutte le creature!”. Tutto quello che ti ho scritto, è il minimo da fare per rispettare quell’agenda 2030 che ha stabilito l’aumento max. di 1° e mezzo delle temperature.

Già, perché  quei gradi in più vogliono dire che  sei malata, cara vecchia Terra, ma se noi siamo il tuo nefasto bacillo, ultimamente non hai mica incaricato un topo & un pipistrello per dar vita a un nuovo virus che ci infetta e che ti funge da vaccino?

 

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Articolo pubblicato il 23/04/2021